A proposito delle due zattere (Pd e Sel), forse c’è una terza via – Sandro Medici (Il Manifesto)

Credo abbia molta ragione, Norma Rangeri (il manifesto di domenica scorsa), quando scrive che «tutta la sinistra, vecchia e nuova, compresi quegli otto milioni di voti parcheggiati ai cinquestelle, sa che potrà svolgere il ruolo che le compete se le forze organizzate che la attraversano sapranno riconoscere quanto di nuovo c’è già nel mondo delle associazioni, della cittadinanza attiva, quante competenze e quanta politica già si esprime nelle forme di autogestione del territorio, dei servizi, se le amministrazioni locali, i comuni, saranno sul serio i laboratori del nuovo welfare universale». Temo allo stesso tempo che la «sinistra, vecchia e nuova» (ma qual è, quella “nuova”?), stia facendo il contrario.
www.soggettopoliticonuovo.it (da Il Manifesto)
Un indizio di questo, se Norma consente, è in quell’inciso sugli «otto milioni di voti parcheggiati ai cinquestelle». Il movimento di Beppe Grillo non sembra solo l’effetto di un equivoco o di un dispetto degli elettori di sinistra. E d’altra parte oggi, sbriciolata l’alleanza di centrosinistra e formato un governo che è l’esatto opposto di quello per cui si chiedevano i voti, è probabile che la diserzione dal voto “di sinistra” sarebbe ancora maggiore.
Quegli otto milioni di voti, così come i milioni ancora più numerosi che a votare non ci sono proprio andati, sono l’effetto di qualcos’altro, molto più complesso e pericoloso. O promettente: dipende dal punto di vista da cui lo si guarda. E non si tratta affatto solo di elettori di sinistra. E’ balzato in primo piano ciò che perfino Letta e Epifani hanno, rispettivamente, constatato: «Il sistema è a un punto di rottura», ha detto il primo in diretta streaming; «il nostro partito ha toccato il fondo, non è più percepito come la soluzione della crisi, ma come parte della crisi», ha detto il secondo nel discorso da candidato segretario del Pd.
Dubito assai che il presidente del consiglio e il nuovo segretario del Pd ne trarranno le conseguenze radicali necessarie. Letta perché il governo è un Ogm mostruoso e perché tutto quel che fa è sottoposto al comando della Bce, del Fondo monetario, dei “mercati”; Epifani perché è alle prese con un partito che è ormai un insieme di lobby, gruppi di interesse, correnti, di generali alla ricerca di un esercito, un aggregato che ha perso per strada il suo stesso senso sociale.
Perché, altrimenti, il candidato del Pd a Roma, Ignazio Marino, noto non per essere “di sinistra” ma di sicuro per la sua laicità, le sue posizioni sui diritti civili, trova utile per la sua campagna lodare la marcia di integralisti “per la vita” che ha percorso domenica le strade di Roma: «Non sono alla marcia per la vita – ha fatto sapere – perché non voglio strumentalizzare politicamente un’iniziativa giusta». A quale profilo culturale e politico corrisponde giudicare “giusta” una manifestazione di quel tipo? E cosa c’entra con l’alleanza tra Pd e Sel che, se si è frantumata a livello nazionale, è invece rimasta salda a Roma, a differenza di altre città, come Ancona? Ossia: la sinistra cui Sel ha offerto sabato scorso la sua “zattera”, per usare le parole di Norma, a cosa in effetti si aggrapperà? Non si tratta soprattutto di un riposizionamento utile a captare il disagio del Pd?
L’impressione è che siamo oltre le zattere e che stiamo già nuotando in un mare che, all’improvviso, ci rendiamo conto di conoscere ben poco. Se in Friuli non va a votare addirittura un elettore ogni due, allora non è rimettendo insieme quel che resta della sinistra (ma il Pd è un partito di sinistra?) per “un percorso davvero comune” che le “forme di autogestione del territorio” riusciranno ad affermarsi come la nuova e necessaria politica in un periodo in cui “il sistema è a un punto di non ritorno”. Bisogna rovesciare il procedimento, ricominciare dalle forme e dai contenuti dei movimenti di cittadinanza e abbandonare le forme e i contenuti sorpassati dalla modernità aggressiva della crisi economica e finanziaria, ambientale e sociale. Ed è quel che – a modo nostro – cerchiamo di fare con la mia candidatura a sindaco a Roma e con Repubblica Romana, la nostra “casa” spalancata sulla strada. Se tra le due “zattere” non si darà una terza possibilità, penso che non andremo molto lontano.

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