Francesco Auletta, detto Ciccio

ciccio

Per tutte e tutti da sempre sono “Ciccio”… come mio nonno.
Sono nato a Catania, il 19 aprile del 1975. Ho mosso i miei primi passi nel quartiere Cibali, teatro di “clamorose” vicende calcistiche.
Ho frequentato -ed è per me oggi motivo di orgoglio- le scuole pubbliche del quartiere,e lì ho capito con i miei occhi cos’è l’ingiustizia sociale. Io, figlio di dipendenti pubblici,giocavo e studiavo senza pensieri, mentre diversi miei compagni delle scuole elementari prima e dopo le ore di lezione lavoravano già. Il loro volto, le loro vite e quanto mi hanno insegnato quando ero ancora piccolo, mi hanno fatto capire da che parte volevo stare. La Catania, ma tutta la Sicilia, della mia infanzia era attraversata da una nuova ondata di violenza: un quotidiano sopruso del più forte sul più debole. Una stagione, però, in grado di allevare una generazione consapevole che il quotidiano dovesse diventare il vero campo di battaglia contro la criminalità organizzata. Un’ educazione civile che ha origini “antiche”, come quando nel 1982 con la mia famiglia ci recammo a Comiso insieme ai “centomila”, per dire no ai missili Cruise.
A 14 anni mi iscrivo al Liceo Classico “Nicola Spedalieri”, dove sarò rappresentante d’istituto per diversi anni. È in quel contesto che maturo le prime esperienze politiche importanti, affrontando insieme a studenti e studentesse e al corpo docente i problemi e le questioni che animavano la vita scolastica, come il diritto allo studio, i decreti delegati, partecipando al movimento della Pantera. In quegli anni, lavoro come volontario nel quartiere Antico Corso, dove ha sede il mio liceo, per un progetto di doposcuola all’interno di un contesto a forte componente mafiosa, oltre a collaborare con la rivista Città d´Utopia. Iniziative, analisi, sogni tra le città del sud. Frequento i centri sociali di Catania, l’ “Auro” e il “Guernica”, e partecipo alle loro iniziative. Nel1991 scoppia la prima guerra del Golfo, ed è la volta della mia prima manifestazione nazionale: partenza da Catania in treno con quei compagni di scuola che sono la mia seconda famiglia, destinazione Roma, le cui strade da allora ho ripercorso migliaia di volte. Sono gli anni delle manifestazioni a Sigonella, delle catene umane intorno agli inaccessibili luoghi di guerra.
Finita la scuola, emigro, lascio Catania: una separazione consapevole, ma segnata da un desiderio costante di ritorno per restituire a una città sempre più in ginocchio ciò che mi aveva dato durante tutta la mia infanzia e adolescenza. Arrivo così a Pisa nel 1993, a diciotto anni, e da allora questa è diventata la mia città, anche se la mia cadenza è rimasta fortemente “caratterizzata”, come mi dicono gli amici. Gli anni dell’Universita’ sono molto intensi: politica, nuove esperienze di aggregazione, una realtà che da studente meridionale mi era ignota, e che ora si offriva al mio vivo interesse. Mi iscrivo in un primo momento a Lettere Classiche, ma già dall’anno accademico successivo -forte anche di una rinnovata urgenza intellettuale – mi trasferisco a Filosofia. Scopro mondi, autori, intelligenze, imparo e assorbo. Vivo in una università che ha grandi difficoltà, ma in cui il confronto e il sapere critico sono pane quotidiano. Mi laureo poi nel 2001 in Storia del Pensiero Economico con i professori Raffaelli e Falco. Poco dopo il mio arrivo nel ‘93 milito nei collettivi studenteschi, coprendo dal 1994 al 1996 la carica di senatore accademico. Partecipo in prima persona alla stagione delle occupazioni universitarie, in un periodo di forti cambiamenti e di gravi strappi come fu la riforma “Berlinguer – Zecchino” contro la quale io, le mie compagne e i miei compagni di allora concentrammo le nostre lotte, sempre all’opposizione durante la travagliata gestione del Rettore Modica. Una lunghissima stagione di conflitti e mobilitazioni per un’altra Università, che però ci ha visti sconfitti.
Subito dopo la laurea presto servizio civile al Parco di San Rossore. Nel frattempo vinco un dottorato in Storia del Pensiero Economico presso l’Università degli Studi di Firenze,occasione che mi concede di poter realizzare un periodo di ricerca all’estero, presso ilTrinity College di Cambridge dove svolgo alcuni lavori d’archivio. Il mio interesse è rivolto all’opera di Piero Sraffa, economista e pensatore che per molti anni è stato al centro dei miei studi, fino a quando non ho affiancato per un periodo il lavoro del prof.Marcello De Cecco sui temi della banca e della moneta presso la Scuola Normale. A quegli anni risale l’insegnamento di Storia del Pensiero Economico, in qualità di cultore della materia, nel corso di laurea in Scienze Politiche presso la sede di Caltanissetta. L’esperienza didattica è per me una bella scoperta. Il mio desiderio allora era quello di proseguire ricerca e insegnamento. Come migliaia di altri precari, resisto per diversi anni in una situazione di limbo tra lavoro gratuito – un ossimoro che esiste solo in Italia – e piccoli contratti. Ma alla fine, sconfitto da quella diplomazia accademica che diventa spesso un lavoro cui occorre dedicare più tempo che alla ricerca, e dalla mancanza di prospettive, decido di lasciare l’Università nel 2008.

Ma dopo la laurea non vi è stata solo l’attività accademica. Un’altra stagione politica si stava affacciando nelle nostre vite, la nascita del movimento “no global” con Seattle. Amsterdam è la mia prima manifestazione internazionale, e da lì un lungo percorso che ci porta a Genova nel 2001. Stadio Carlini, via Tolemaide, Piazza Alimonda e l’assassinio di Carlo. La manifestazione del 21 luglio e la fuga per le strade inseguiti dalle forze dell’ordine. Genova è stato ed è qualcosa che ciascuno di noi porterà sempre dentro di sé, e non diventerà solo un ricordo.Il ritorno da Genova, ciascuno nei propri territori, significa anche l’esplosione di energie nuove, pur a fronte delle gigantesche difficoltà e ferite emerse in quei tre giorni. Dopo i fatti di Genova, le vite di molti di noi, compresa la mia, subirono un’accelerazione inattesa. Niente sarebbe stato più come prima, e molte delle esperienze maturate fino ad allora mostrarono tutta la loro importanza e fondatezza in una Pisa sempre pronta a recepire le novità politiche, gli scarti improvvisi di una realtà che mutava con una velocità che ci era ignota. A Pisa si apre così un primo percorso che rimette al centro la questione degli spazi sociali: da qui l’occupazione temporanea di Hops, un immobile di proprietà dell’Università nell’autunno del 2001, immobile che oggi è il Polo di Porta Nuova.

La precarietà è il segno delle nostre vite, e così a partire dalla mia condizione di ricercatore precario tento di costruire con altri vertenze e lotte per conquistare diritti nel mondo universitario. Nasce l´esperienza di Officine Precarie che durerà fino al 2003. Ma è nel 2006, con il primo referendum dei precari dell’Università di Pisa -a cui partecipano oltre 1000 persone – al termine di un grande lavoro collettivo, che noi “invisibili” nell’ateneo riusciamo a rompere il muro di silenzio intorno alle nostre condizioni di vita e di lavoro.

L’attività di ricerca, di studio, ma anche la mobilitazione come ricercatore precario si uniscono però all’attività politica generale. E tornando indietro, il 2003 è un’altra data spartiacque. Il 20 marzo con lo scoppio della Seconda Guerra del Golfo sconvolse di nuovo le nostre esistenze, non solo come notizia, ma anche sotto forma di convogli che attraversavano il nostro territorio per condurre il loro carico di morte verso Camp Darby e Livorno. Nasce così l’esperienza del Trainstopping, della quale Pisa fu frontiera e avanguardia, quando in centinaia opposero i loro corpi ai passaggi dei treni militari in una stagione di lotte entusiasmanti e senza precedenti.

Durante e dopo il Trainstopping si cementificò il legame che ancora oggi tiene insieme molte delle esperienze di movimento presenti nella città di Pisa, oltre ad aver rappresentato i primi passi di quello straordinario esperimento sociale, politico e culturale, che è Rebeldía. Nasce in quella stagione la volontà di sollevare anche a Pisa la questione della mancanza di spazi sociali e autogestiti. Sono gli anni delle partecipatissime occupazioni dell’ex Asnu e dell’ex Guidotti, entrambe premessa essenziale dell’esperienza dell’ex Etruria in via Diotisalvi, dove io e altre compagne e compagni abbiamo inaugurato la prima fase del Progetto Rebeldía.

Prende qui il via un decennale periodo di attività politica rivolta ai problemi dei più deboli, dei lavoratori, al rispetto dell’ambiente, all’elaborazione concreta di un’altra idea di città condotta in compagnia di centinaia di persone che hanno dato e ancora danno vita a un’esperienza che non ha pari sul piano nazionale, e che, dopo i fondamentali anni trascorsi in via Battisti, ora sta sostenendo la grande avventura dell’occupazione dell’ex Colorificio Toscano all´interno del Municipio dei Beni Comuni, impegnato oggi in una durissima battaglia per affermare la preminenza dei beni comuni sugli interessi privati.

Intanto, nel 2008 un’altra grande avventura prende piede in città e mi vede insieme ad altre persone – a me carissime e fondamentali per la mia crescita – fondare un quotidiano indipendente on line, “Pisanotizie”, edito dall´editore Oltremedia srl di cui sono presidente e che oggi è purtroppo in liquidazione. Per 4 anni il quotidiano “Pisanotizie” ha rappresentato un’esperienza di giornalismo indipendente e dal basso unico in città, una voce critica di cui oggi si sente la mancanza. Grazie all’attività svolta nella redazione di “Pisanotizie” mi iscrivo all’Ordine dei giornalisti pubblicisti nel giugno del 2011. Un’esperienza imprenditoriale e lavorativa che mi ha cambiato e fatto crescere, oltre ad avermi consentito di conoscere ancora di più Pisa e i suoi abitanti, i suoi problemi e le sue risorse.

Il 28 marzo del 2013 viene annunciata la mia candidatura a sindaco per la coalizione che vede insieme la lista “Una città in Comune” e Rifondazione Comunista.

Una nuova avventura in cui mi rimetto di nuovo gioco con tutto il portato che ho cercato di descrivere in queste righe. Una strada ancora più difficile, in una fase di crisi economica, sociale e culturale complessa, in cui l’egoismo sembra essere l’unica ancora di salvezza. Non esistono soluzioni facili ai problemi, tanto più oggi. Non si risponde ai bisogni e alla richiesta di diritti con slogan o semplificazioni, ma partendo dalla complessità del reale: una complessità che uomini e donne insieme possiamo cambiare. Se c’è la possibilità di un’alternativa a un sistema che si nutre e si arricchisce sulle diseguaglianze, se c’è una strada per costruire nella concretezza quella giustizia sociale di cui spesso parliamo, questa è collettiva: è quanto ho imparato negli anni. La competizione prevede un vincitore e un vinto. Nella città che noi vogliamo costruire ogni giorno, nella Pisa del futuro che sperimentiamo quotidianamente, invece, le relazioni e la cooperazione tra i diversi saranno il cuore, il motore, la nostra collettiva vittoria.

Spero di essere all’altezza di questa nuova sfida. Mi presento a voi, cittadine e cittadini che abitate, vivete, lavorate a Pisa, per quello che sono con un atto di memoria, in cui ho voluto raccontare anche il mio privato. Una lettera, se volete, con cui voglio ringraziare sin da ora, qualsiasi sarà l’esito della prossima tornata elettorale, tutte e tutti coloro che ho incontrato e conosciuto fino a oggi, con cui ho giocato e scherzato, lottato e studiato,sofferto e gioito, lavorato e condiviso le più diverse esperienze, per il contributo umano,culturale e politico che mi hanno offerto. Nel presentarmi spero di riuscire a dare dignita’e valore a ciascuna cosa che ognuno di voi mi ha donato in questi 38 anni, con umiltà, onesta’e coraggio.

Ciccio Auletta