Ilaria Barachini

Ho 44 anni e sono pisana da generazioni. Provengo da una radice variegata che annovera un nonno militare nell’aeronautica vissuto in Africa, uno zio prete, un biszio partigiano morto sui monti pisani, una bis nonna che fumava il sigaro, una nonna che riconosceva le erbe spontanee e commestibili dei monti pisani e le cucinava egregiamente. Queste prime diverse modalità di stare al mondo mi hanno fatto crescere curiosa, critica, allergica alle etichette. 

A questo imprinting, territorialmente e culturalmente circoscritto, si affianca l’apertura al mondo che avviene con la prima occupazione a scuola. Mi si apre davanti, per la prima volta, una Pisa nuova, diversa, piena di coetanei di tutti gli altri istituti superiori che vogliono partecipare alle politiche scolastiche. 

In quella prima esperienza il mondo si apre perché è un mondo che ascolta, che comunica, che offre spazi di riflessione/azione, socializzazione autonoma, produzione di propria cultura. 

A seguito di questa esperienza si formalizza il mio impegno politico. Mi iscrivo alla FGCI, riunioni, assemblee, manifestazioni, presto però avverto come troppo pesante la presenza di una struttura rigida, gerarchica, fatta troppo spesso di decisioni calate dall’alto e non sufficientemente condivise con la base. 

Cambio modo di fare politica e scelgo la base, il volontariato, entro in Arciragazzi Comitato di Pisa, dove faccio volontariato e politica per 12 anni a favore dei Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza a Pisa e a livello nazionale. 

Nel frattempo finisco le superiori e nella scelta della facoltà decido di spostarmi a Firenze – Facoltà di Pedagogia. Il mondo si apre ancora di più. Per merito o per fortuna, non so dire, incontro in facoltà il professore con cui deciderò di laurearmi che mi fa uno dei regali più belli che si possano fare a uno studente (in questo caso ad una studentessa): mi trasmette la passione per l’osservazione critica, la riflessione nutrita dalla pratica, l’azione consapevole e responsabile. 

Mi incita a riflettere, a studiare ma anche e soprattutto a partire, a uscire e spostarmi, andare fuori dal mio territorio di provenienza e parlare lingue diverse, incontrare culture e persone altre. Il mondo continua ad allargarsi; parto e vado a studiare all’estero, progetto Erasmus di un anno. Studio e lavoro non per necessità ma per stare più dentro ad un mondo estraneo, talmente diverso che mette in crisi chi sei, cosa pensi, i valori che ti muovono. Il mondo si allarga, e i confini interni ed esterni mutano, si spostano, cessano di essere confini per diventare spazi modulari. 

Dopo la laurea inizia la mia carriera professionale vera e propria come ricercatrice precaria presso l’Istituto degli Innocenti di Firenze. In questi anni, grazie all’approvazione di due grandi leggi di carattere nazionale sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza (la legge 285/97 e la legge 451/97) ho la grande opportunità di lavorare all’interno di organismi diversi quali 

ChildOnEurope Rete di Osservatori sulla condizione e le politiche sociali ed educative a livello europeo 

Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza 

Osservatorio Nazionale sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza 

Ministero del lavoro e delle Politiche sociali 

Tavolo di coordinamento tecnico tra Ministero del lavoro e delle Politiche sociali e Città riservatarie (ai sensi della legge 285/97) 

Regione Toscana.


Gli ultimi anni della mia attività come ricercatrice li ho passati a Roma sempre come consulente esterna presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; Divisione III – Politiche infanzia e adolescenza sotto la Direzione di Raffaele Tangorra. Sono molto legata a questi anni perché hanno segnato in me una crescita professionale intensissima non solo rispetto ai temi di cui mi occupo da moltissimo tempo ovvero diritti infanzia e adolescenza, educazione formale e non formale, politiche per la promozione della partecipazione di bambini ed adolescenti ma anche perché lavorare dentro ad un Ente che gestisce le politiche a livello nazionale mi ha permesso di riconoscere e apprendere: 

- lo stretto legame che tiene assieme garanzie costituzionali, norme, diritti, politiche, finanziamenti, capacità/volontà delle amministrazioni di implementare politiche nell’interesse di tutti all’interno di contesti specifici; 

- il valore di una professionalità dove la competenza non è solo tecnica ma è anche nutrita dalla responsabilità civile che un funzionario pubblico ha nei confronti dei cittadini e del territorio per cui svolge servizi. 

A seguito di un concorso fatto tantissimi anni fa e ad una gradautoria rimasta aperta per tutti questi anni, recentemente, dopo anni di precariato, ho deciso di accettare un incarico di insegnante di ruolo a tempo indeterminato presso la scuola dell’infanzia.