Insieme a Bologna

La rete delle città solidali, costituita dalle liste Repubblica Romana, “Una città in Comune” di Pisa, “Sinistra per Siena”, “Brescia solidale e Libertaria per i Beni Comuni”, Sel e Pdci-Prc di Ancona, “Cambiamo Messina dal basso” e “Cittadinanza e partecipazione” di Feltre (Bl) esulta insieme alla Bologna civile e democratica che ha permesso l’affermazione della scuola pubblica, ed al Comitato Art.33 che si è battuto senza esclusione di colpi per un intero anno perché il referendum cittadino avesse luogo. Il Comitato ha permesso così a tutti i bolognesi di esprimersi sulla destinazione dei finanziamenti comunali per le scuole dell’infanzia.

Bologna ha detto chiaramente che le scuole devono essere pubbliche, che il Comune deve impegnarsi ad aprirne di nuove perché nessun bambino sia più escluso e perché l’opportunità di scegliere sia tutelata. Bologna ha detto chiaramente che non si può eludere la Costituzione, ed è da qui che oggi deve ripartire una politica realmente al servizio dei cittadini. Lo Stato deve continuare ad aprire scuole di ogni ordine e grado, e a sostenere i Comuni perché aprano nidi e scuole d’infanzia fino ad esaurimento della domanda.

Non è più possibile sostenere i privati con i soldi pubblici, lo abbiamo già detto in passato e lo ripetiamo qui. Con le ultime leggi di stabilità abbiamo raggiunto la ragguardevole cifra di 1.168.000.000 di euro destinati alle scuole private, a fronte dei 596 milioni destinati al funzionamento didattico e amministrativo delle scuole pubbliche. Altri 223 milioni sono stati confermati dal governo Monti con l’ultima legge di stabilità. Se pensiamo che gli studenti delle scuole private sono 900.000 a fronte degli 8 milioni delle scuole statali e comunali, si capisce già da qui a quale degrado sia stata portata la scuola pubblica. Un percorso nel quale le “larghe intese” si sono esercitate negli anni, per unirsi senza vergogna nella difesa delle scuole private nella città di Bologna.

Siamo convinti che la vittoria del referendum bolognese sia il primo decisivo passo per invertire la rotta anche a livello nazionale. Il passo successivo dovrà essere il referendum abrogativo della legge 62 del 2000, perché la fiscalità generale torni ai cittadini attraverso la scuola pubblica, che è un bene comune.

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