Messina: il ballottaggio dimenticato. Intervista a Gino Sturniolo

ilcorsaro.info (di Rocco Albanese)
A Messina la lista “Cambiamo Messina dal basso” sta per giocarsi il ballottaggio contro il centrosinistra. Abbiamo intervistato per voi Gino Sturniolo, storico attivista No Ponte e candidato al consiglio comunale per “Cambiamo Messina dal basso”.
I riflettori si sono spenti e la tornata delle elezioni amministrative, che ha consegnato elementi di riflessione molto complessi, sembra archiviata nell’eterno ritorno dell’uguale, in quello stato di eccezione permanente che da tre anni – sotto la regia invadente del presidenzialista di fatto Giorgio Napolitano – soffoca la società italiana. L’americanizzazione dell’affluenza al voto. Il crollo delle destre e del M5S. La vittoria “nonostante tutto” del PD, che potrebbe addirittura far dimenticare – con l’ennesima, folle rimozione del problema di quale sia il DNA politico piddino – la recente esplosione del partito.

Tutto viene riassorbito nella ferrea logica del Governo delle larghe intese, che secondo Napolitano stesso (in questo costantemente confortato dall’amico Eugenio Scalfari) dovrebbe meglio definirsi “di Necessità”, dal momento che dovrà governare fino a quando l’Italia non avrà superato lo stato di necessità e digerito le riforme economiche, istituzionali e perfino costituzionali.

E però, mentre Letta (in questo assomigliando al lupo travestito da nonnetta rassicurante) afferma che il voto rafforza la tenuta dell’esecutivo, mentre nessuno sa chi e quando sarà abilitato a decretare la fine della Necessità nazionale, qualcosa si muove.

A Messina si è votato come in tante altre città. Ma a Messina – giunta uscente di destra, capace di devastare le casse comunali prima di abbandonare le poltrone – succede che domenica 23 e lunedì 24 si terrà un ballottaggio dimenticato, trascurato dai riflettori dell’informazione nazionale, ma molto significativo.

Infatti, in riva allo Stretto la partita per l’elezione del sindaco sarà giocata dal centrosinistra a trazione “crocettiana”, e dalla lista civica “Cambiamo Messina dal basso”, protagonista di un vero exploit (intorno all’8,5 % nei voti di lista) ed in grado di portare per il rotto della cuffia (pare addirittura si tratti di circa sessanta voti) Renato Accorinti (nella foto) – 24% di preferenze, con un voto disgiunto in suo favore molto forte – al ballottaggio.

Una lista civica “di sinistra” che “sfonda” nei consensi e può forse porre le basi per una seria progettualità politica cittadina. In tempi caratterizzati da continua macelleria sociale e dall’assurdo dibattito sul presidenzialismo. In tempi dove, anche a sinistra, in tanti sono paralizzati dall’attendismo e dalla “sindrome del dirigente nazionale”, che non permette di aggredire come si dovrebbe la pelosa ambiguità della sinistra/destra e della sinistra vendoliana. Nei tempi che ci tocca vivere, “Cambiamo Messina dal Basso” rappresenta una novità che va guardata con curiosità.

Ne abbiamo parlato con Gino Sturniolo, storico esponente dei movimenti dello Stretto (a partire dalla Rete No-Ponte) e tra le anime della lista civica con cui è appena diventato consigliere comunale. Il breve dialogo che riportiamo fa emergere tutta la bellezza, la complessità ed anche – come è giusto che sia – la contraddittorietà di un percorso appena cominciato, che già promette bene. Non resta che fare un “in-bocca-al-lupo” per la missione impossibile di portare, martedì 26 giugno, i riflettori della cronaca politica a doversi occupare del ballottaggio messinese.

Da dove “salta fuori” la lista civica “Cambiamo Messina dal basso – Renato Accorinti Sindaco”?

Renato è un attivista storico della nostra città. In principio le sue battaglie sono state incentrate sull’antimilitarismo e sulla non-violenza. In seguito e’ diventato un attivista civico a tutto campo: dalle lotte per gli spazi verdi a quelli per lo sport, dalle campagne antimafia alla salvaguardia dei beni culturali e dell’ambiente. Per anni, poi, e’ stato l’espressione più visibile del movimento No Ponte.

In virtù di questo grande impegno gli sono state offerte ripetutamente candidature. In ultimo nel Movimento 5 stelle, per il quale avrebbe avuto tutti i requisiti per una rapida carriera istituzionale. Renato ha sempre rifiutato, preferendo l’attivismo sociale e una pratica svincolata da condizionamenti. Nei suoi percorsi molte azioni esemplari, anche individuali.

Da qualche anno il consenso e le pressioni si erano accentuate e, in questa tornata, Renato ha accettato, dopo la sollecitazione di migliaia di firme che glielo chiedevano, di candidarsi a sindaco.

Intorno a lui si è formata una strana alchimia fatta di protagonisti dell’attivismo di vario genere: da quello politico e sociale, a quello sindacale e a quello (molto consistente) legato al solidarismo e volontariato cattolico. Un’alchimia difficile da tenere insieme in tempi normali, ma la straordinarietà del percorso, il suo incedere prorompente e la seduzione politica di cui è capace Renato hanno consentito mesi di collaborazione con un grado di conflittualità interna meno che fisiologica.

Il dato sicuramente positivo sta nel progressivo avvicinarsi di persone al movimento. Soprattutto, si è piano piano formato un embrione di nuova generazione politica.

In un primo momento alcuni di coloro che oggi sono parte integrante e importante di “Cambiamo Messina dal basso” hanno espresso titubanze per una candidatura che aveva più i crismi dell’infatuazione che della tecnicalità politica. Oggi e’ un continuo arrivare di persone nuove. Qualcuna di queste, probabilmente, interessata a cercarsi un cavallo buono su cui saltare.

Che tipo di campagna elettorale avete vissuto?

Abbiamo fatto una campagna elettorale tutta per strada. Siamo partiti molto presto con la raccolta di firme con la quale chiedevamo a Renato di candidarsi. Una volta presa la decisione, Renato ha fatto una vera e propria cavalcata, con 5 o 6 iniziative al giorno, nelle piazze, sui marciapiedi, nelle case, in incontri al chiuso. Per lungo tempo non abbiamo avuto una sede e Renato non l’avrebbe presa neanche per l’ultimo mese. Solo il nostro accanimento lo ha convinto, almeno per l’ultimo mese, a prendere una piccola sede da utilizzare come comitato elettorale. Io ero convinto che Renato avrebbe velocemente catturato una buona quota di consenso. Il timore era che, una volta scese in campo le portaerei del centrodestra e del centrosinistra, la corsa si sarebbe arrestata, bloccata dalla potenza economica e mediatica degli altri. Invece è stato quello il momento nel quale sono aumentati davvero i consensi. Ciò che a quel punto è venuto alla luce è stata la capacità di costruire un programma ben strutturato e incentrato sui beni comuni e la partecipazione e la diffusione dell’impegno intorno alla candidatura di Renato, che ha visto il coinvolgimento di un numero crescente di persone (soprattutto giovani). Negli ultimi giorni di campagna elettorale, oltre gli appuntamenti gestiti da Renato, c’erano 3/4 banchetti in contemporanea in parti diverse della città.

Quale pensi sia stato l’elemento politicamente vincente per determinare il vostro risultato al primo turno?

L’elemento vincente è senza dubbio la figura di Renato, la sua storia di lotte civiche mai scambiate con vantaggi di alcun tipo. Renato riesce a costruire consenso in settori molto diversi della società, sia per appartenenza politica che per collocazione sociale. La sua comunicazione fortemente incentrata sulla ricerca di una connessione empatica con chi l’ascolta è diventata così decisiva che in alcuni comizi Renato ha terminato senza neanche fare riferimento al programma o relegandolo in tempi molto contenuti. In qualche modo la candidatura di Renato ha coperto lo spazio politico della ricerca di un’alternativa ai blocchi di potere. A Messina questo ha significato essere alternativi ad un centrodestra espressione dell’appropriazione della cosa pubblica e causa di un dissesto finanziario enorme ed un centrosinistra corrispondente alla figura di Francantonio Genovese (padrone, insieme alla famiglia Franza, dei trasporti nello Stretto e, tra le altre cose, del sistema della formazione professionale).

Il Movimento 5 stelle sotto il 3%. Quale il rapporto, se c’è, con il successo della vostra proposta politica?

Il Movimento 5 stelle avrebbe voluto Renato come candidato. Abbiamo chiesto loro di coalizzarci con due liste (la nostra e quella del M5S) che lo appoggiassero. I “grillini” messinesi avrebbero, in larga misura, accettato la proposta, ma Grillo è stato irremovibile, ponendo questioni regolamentari. Così loro hanno pagato il fatto che molti elementi del loro programma evocavano mobilitazioni che avevano visto per protagonisti componenti della lista “Cambiamo Messina dal basso”. A onor del vero hanno anche pagato i problemi che hanno avuto a livello nazionale e, in ultimo, anche la decisione di Grillo di non fare il comizio a Messina. A quel punto, però, i giochi erano già fatti. Forse avrebbero potuto recuperare un paio di punti, ma di certo non cambiare la sostanza del risultato. Messi in difficoltà dal nostro progetto politico, che andava evidentemente molto bene, hanno anche manifestato un certo nervosismo che non ha loro fatto bene. Si sono chiusi e hanno terminato un pò rancorosamente la loro campagna elettorale, laddove la nostra diveniva sempre più gioiosa. A guardare come avevano iniziato la campagna elettorale (con tanti ragazzi e tanto entusiasmo) ritengo abbiano molto da riflettere sulle scelte prese nel corso dei mesi.

A prescindere dall’incognita del ballottaggio, cosa vi aspettate dal dover cominciare il lavoro nelle istituzioni?

Intanto vediamo cosa accadrà domenica e lunedì prossimi. Se l’esito della prima tornata sembrerebbe non darci molte chance, in realtà ciò che si avverte in città è un crescente aumento del consenso intorno alla figura di Renato. In ogni caso noi abbiamo sempre detto di non essere esaustivi e che il nostro ruolo era quello di veicolo, del canale a disposizione affinché le espressioni

migliori, più creative, più impegnate, insieme alla difesa dei diritti fondamentali potessero esprimersi. La decisone di dar vita, ad esempio, ad un assessorato all’autogestione dei beni comuni e alla valutazione dell’attività amministrativa ha questo significato. Noi non crediamo assolutamente che la democrazia si esaurisca nell’ambito delle assemblee elettive. Per questo abbiamo previsto, nel nostro programma, le consulte territoriali e per macroaree che avranno il compito di strutturare veri e propri nuovi istituti di democrazia partecipativa in grado di autogestire spazi, prendere la parola sulla gestione dei servizi e valutare il lavoro degli assessorati.

All’obiezione che ci pongono sul fatto che, in caso di vittoria, saremmo in minoranza in consiglio, noi rilanciamo sul terreno della democrazia diffusa, dicendo che investiremo la città della possibilità di discutere le scelte e selezionare le soluzioni. Il consiglio sarà così il terminale di un lavoro di consultazione territoriale. Le categorie di maggioranza e minoranza in consiglio verrano ridotte di valenza, in tal modo.

Il vostro risultato “chiama” molte altre realtà civiche, a partire dalla poco fortunata Repubblica Romana di Sandro Medici e dalla lista “Una Città in Comune”, che invece ha avuto un risultato incoraggiante a Pisa. Nell’enorme diversità dei contesti, si pone o no una questione di orizzonte comune? Immaginate la sfida impossibile di una “proiezione” nazionale di un’esperienza come la vostra? E se si, come?

Sappiamo bene che una nostra vittoria avrebbe un impatto nazionale importante. Potremmo diventare punto di riferimento per chi volesse costruire esperienze fuori dai blocchi di centrodestra e centrosinistra. Abbiamo partecipato alla rete delle città solidali insieme a “Pisa, una città in comune”. Non c’è alcun dubbio che, al momento, il legame è fondamentalmente ideale e che non ci sia una riflessione condivisa che possa fare dei progetti delle città solidali un programma politico. Di certo, però, quello che abbiamo già fatto (per le proporzioni di consenso ottenute con un quarto dei voti per il sindaco e oltre l’8 per cento alla lista, corrispondente a 4 consiglieri) è già sufficiente per aprire una discussione su come sia possibile oggi occupare uno spazio politico d’alternativa e di proposta. Riflettiamoci, proviamo a trovare momenti d’incontro capaci di farci fare ancora passi in avanti comuni. Oggi, per noi, è un po’ difficile una valutazione. Siamo ancora in corsa e non sempre abbiamo la lucidità e il distacco necessario per pensare ai passaggi futuri.

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