NO ai Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE), né qui né altrove.

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In Europa ci troviamo davanti ad una deriva securitaria e repressiva dei diritti delle persone migranti. In una situazione già fortemente critica, l’Italia risponde con il Pacchetto Minniti, una serie di misure che riducono ulteriormente i già esigui diritti, non ultima quella che reinserisce i CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione). Siamo di fronte ad un vero e proprio processo di delegittimazione della persona, di migliaia di persone.

Proprio l’annuncio della rinnovata centralità di strutture assimilabili ai CIE, ma anche la limitazione del diritto costituzionale alla difesa legale per chi chiede protezione, prefigura la sperimentazione di nuovi dispositivi di criminalizzazione dei migranti, capri espiatori stigmatizzati come i responsabili dell’insicurezza sociale, con il conseguente proliferare di xenofobie che servono essenzialmente a mascherare gli effetti della legge Bossi-Fini e l’assenza di politiche governative di fronte al dilagare della precarietà e della povertà.

Alla luce dell’impennata nella percentuale dei dinieghi, siamo convinti che un’ulteriore privazione di diritti non porterebbe altro che nefaste conseguenze sulla società intera, favorendo l’emarginazione e il moltiplicarsi di tratte illegali e marginalità. Quante risorse vogliamo vengano ancora investite in rimpatri, misure repressive e di contenimento?
Da parte nostra ci batteremo contro qualsiasi ipotesi di costruzione di un Cie, nella nostra città, e invitiamo tutte le forze democratiche ed associative sin d’ora a dichiarare la propria indisponibilità a che una simile struttura sia aperta nel nostro Comune. Da parte nostra siamo pronti allo smontaggio se sarà necessario.
Una città in comune
Partito della Rifondazione Comunista

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