Sgombero “Zona Rosa”: la chiusura della Limonaia è un furto ai danni della città

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Lo sgombero e la chiusura della “Zona Rosa”, lo spazio autogestito femminista nato alla Limonaia sull’onda della giornata di mobilitazione internazionale dell’otto marzo, costituiscono un furto ai danni della città.

Con arroganza e violenza, chi governa il nostro territorio preferisce lasciare al degrado uno spazio pubblico di pregio, ristrutturato con i soldi della collettività, in attesa di svenderlo a qualche soggetto privato, invece di impegnarsi attivamente per restituirlo alla sua funzione sociale e culturale. In veste di Presidente della Provincia, proprietaria dell’immobile, il sindaco Marco Filippeschi non ha compiuto il minimo tentativo di comprendere il valore innovativo di ciò si è sviluppato in queste settimane alla Limonaia – dallo sportello contro l’obiezione di coscienza dei medici alle presentazioni di libri, dalle assemblee pubbliche su temi di interesse cittadino all’organizzazione di momenti di socialità che hanno coinvolto anche gli abitanti del quartiere.

Come già tante, troppe volte è avvenuto negli ultimi anni, l’amministrazione si è chiusa al confronto e ha lavorato nel silenzio per procedere all’ennesimo sgombero. Il tutto in nome di un’idea strumentale e ipocrita di “legalità”, che verrebbe violata da chi occupa e libera spazi abbandonati, ma non da quei grandi proprietari e imprenditori che non pagano per milioni di euro le indennità di occupazione dei suoli pubblici, o le imposte dovute sulle loro proprietà.

Dietro questa chiusura si nasconde la precisa volontà di non far nascere a Pisa nessuna attività autonoma, che possa in qualche modo praticare una diversa idea di città: non più subordinata agli interessi del partito della rendita e del mattone, di cui il Partito Democratico è strumento politico, ma capace di rispondere ai reali bisogni della cittadinanza, primo fra tutti quello di partecipare alle decisioni che riguardano tutte e tutti.

Da parte nostra continua l’impegno a costruire un’alternativa radicale per il governo della città, aprendo una stagione nuova in cui l’interesse pubblico dei cittadini prevalga finalmente sull’interesse privato di pochi, e in cui la partecipazione e il confronto prendano il posto di scelte imposte dall’alto e del ricorso alla forza pubblica. Per questo chiediamo che da subito si apra un dibattito dentro e fuori le istituzioni, su come sottrarre la Limonaia alla rovina e al rischio di svendita, restituendola a quella funzione sociale e culturale recuperata dalla “Zona Rosa”.

Una Città in Comune – Rifondazione Comunista

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