2 Giugno 2026, Giornata antimilitarista di azione diffusa sul territorio

APPELLO PER UNA GIORNATA DI AZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO

2 GIUGNO 2026 GIORNATA DI AZIONE DIFFUSA SUL TERRITORIO

PER UN’ITALIA ANTIMILITARISTA: MOBILITIAMOCI

La militarizzazione è un processo continuo e non possiamo rispondere in modo occasionale. Da qui nasce il confronto tra diverse realtà attive contro la presenza di infrastrutture militari e la proposta di una prima giornata di mobilitazioni diffuse e variegate contro la militarizzazione dei nostri territori. La militarizzazione è radicata e pervasiva e condiziona la vita quotidiana, le scelte pubbliche e l’uso del territorio. Non è un fatto distante: la vediamo nelle strade e nelle stazioni con progetti come “Strade sicure”, nelle zone rosse che tengono intere comunità sotto controllo, e, più in generale, in politiche urbane e dispositivi di controllo che restringono l’uso degli spazi pubblici. A livello pubblico e sociale, la militarizzazione orienta priorità di spesa sottraendo risorse a sanità, istruzione e servizi essenziali; rinforza una cultura della sicurezza basata su conflitto ed emergenza permanente; e riduce gli spazi di decisione democratica quando scelte strategiche sono prese in ambito sovranazionale, incluse quelle collegate alla NATO.

In Italia, le basi e le infrastrutture militari giocano un ruolo operativo: da Sigonella e Aviano partono missioni aeree e rifornimenti logistici; Capodichino coordina operazioni navali e aeree nel Mediterraneo; il sistema MUOS in Sicilia e gli hub per droni forniscono capacità di ricognizione e comando. Contestualmente, la filiera industriale locale è coinvolta: imprese del territorio forniscono sistemi ottici, motori e componenti per mezzi e apparecchiature militari, integrando l’economia produttiva nelle reti della difesa. Questa integrazione tra infrastrutture militari e sistema produttivo locale crea forme di dipendenza economica che rendono i territori più vulnerabili e meno autonomi nelle proprie scelte di sviluppo. Un esempio della nuova dimensione strategica è la diffusione degli F-35 in Italia: hub per assemblaggio, manutenzione e addestramento (Cameri, Decimomannu, Trapani-Birgi) costituiscono una “triade” che concentra attività complesse su più territori, con ricadute su ambiente, rumore e uso delle risorse.

Gli impatti sul territorio e sulla salute sono concreti: grandi basi e poligoni comportano consumo di suolo, inquinamento da materiali pesanti, traffico per spostamenti di mezzi militari e rischi legati allo stoccaggio di munizioni e carburante; le aree di addestramento (es. Quirra, Teulada in Sardegna) presentano gravi problemi ambientali e sanitari e aumentano l’impatto acustico a causa dei voli supersonici e delle esercitazioni notturne. Le comunità esposte subiscono un aumento di patologie correlate all’inquinamento e una costante percezione di rischio. La militarizzazione non occupa solo spazi fisici: produce effetti sociali e territoriali di lungo periodo, ridefinendo le economie locali e incidendo anche sulla capacità di mobilitazione e opposizione delle comunità.

I porti sono essenziali nella logistica della guerra: fungono da punti di entrata/uscita per navi cariche di materiale militare, carburante e armamenti e, quando usati per operazioni militari o collegati a basi e hub logistici, diventano corridoi che connettono aeroporti, ferrovie e magazzini, incrementando traffico, rischi ambientali e rilevanza geopolitica delle aree coinvolte. Camp Darby e il porto di Livorno sono esempi tangenti di come infrastrutture portuali e aree militari si integrino in reti di rifornimento; la posizione scelta favorisce rapidità nei trasporti e interoperabilità con installazioni già presenti, trasformando l’area in nodo logistico strategico: questa logistica renda il territorio parte integrante di catene di trasporto per mezzi, armi e munizioni. Non a caso viene scelta per costruire una nuova base militare diffusa tra il Parco di San Rossore e Pontedera per addestrare i reparti speciali dei Carabinieri. Anche le grandi opere si intrecciano con queste dinamiche: il TAV e il Ponte sullo Stretto di Messina e altri progetti infrastrutturali possono essere strumentalizzati per esigenze militari: tramite accordi tra operatori civili e aziende del settore, trasformando così infrastrutture pensate per la mobilità civile in nodi funzionali alla proiezione di potenza e al trasporto militare.

Questo collega spese e investimenti pubblici a interessi strategici che spesso prevalgono sulle necessità delle comunità locali, aggravando impatti ambientali e sociali. Le forme della militarizzazione non sono uniformi: cambiano da territorio a territorio, ma condividono effetti comuni su ambiente, economia e spazi democratici. Dai movimenti contro la militarizzazione dei territori viene indicato il 2 giugno come giornata di mobilitazione diffusa. Per questo proponiamo di costruire collettivamente una serie di azioni contro i simboli della militarizzazione dei territori: presidi, flash-mob, manifestazioni. Ogni realtà o singolo può attivarsi in base alla specificità del proprio contesto, con la consapevolezza di far parte di una mobilitazione più ampia e coordinata. Un’Italia antimilitarista esiste già: il 2 giugno vogliamo renderla visibile, connetterla e rafforzarla.

Promuovono:

A Foras (Sardegna)

Movimento No Base (Pisa e Pontedera)

Movimento No Muos

• Comitato No Muos/ No Sigonella Catania

Vicenza per la Palestina

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