Era il sette di maggio, giorno delle elezioni,
e i primi risultati giungan dalle prigioni:
c’era un compagno crepato là,
era vent’anni la sua età.
Così cantava il Canzoniere Pisano sulla morte di Franco Serantini, giovane anarchico ucciso nel 1972.
Il 5 maggio di 54 anni fa, dopo le contestazioni contro il comizio elettorale del deputato del Movimento sociale italiano Giuseppe Niccolai, Franco Serantini veniva raggiunto da un reparto della celere fra il Lungarno Gambacorti e Via Mazzini, bastonato e trasportato nel carcere Don Bosco. Qui, il 7 maggio, moriva solo, a causa delle ferite provocate dalle violenze subite e per non essere stato soccorso, nonostante i dolori lamentati.
Lo Stato che lo aveva preso in custodia e incarcerato, gli aveva negato le cure necessarie per salvarlo.
La città di Pisa seppe reagire di fronte ai tentativi di insabbiamento delle istituzioni carcerarie: il comune si oppose ad una sepoltura sommaria e frettolosa, mentre la società civile adottava Serantini e si mobilitava per chiedere un’autopsia che accertasse le cause della morte e un processo che stabilisse le responsabilità dell’assassinio. Cittadini e cittadine dal basso raccolsero la storia e la memoria di Franco Serantini, «figlio di nessuno», che a Pisa aveva incontrato amicizie e conosciuto la militanza politica, ucciso dallo Stato, di cui ha scritto Corrado Stajano.
Purtroppo sulla morte di Serantini non si è arrivati al raggiungimento di una verità giudiziaria e non sapremo mai individuare coloro che furono responsabili.
Anche oggi, come ogni anno, vogliamo ricordare in questa sede la sua storia, la sua morte violenta, ma anche la risposta della città di Pisa, che si batté e come ancora si batte perché si compia una qualche forma di giustizia e venga portata avanti la memoria di Franco Serantini. Quella di Serantini è una vicenda che non va collocata nel binomio della violenza degli opposti estremismi dei cosiddetti anni di piombo, come strumentalmente vorrebbero alcuni in quest’aula, ma in una lunga e triste tradizione di abusi di potere e illegalità da parte delle forze dell’ordine in cui possiamo far rientrare, tra gli altri, gli episodi di Emanuele Scieri sempre per la nostra città, oppure Stefano Cucchi.
Ma in questa scia di violenza e repressione di Stato possiamo far rientrare i decreti sicurezza di questo governo, che nascondono tentativi di colpire il dissenso e restringere gli spazi democratici.
Rilanciamo in questa occasione l’istanza portata avanti da anni dalla Biblioteca Franco Serantini – Issoreco di intitolare Piazza S. Silvestro a Franco Serantini, riproposta nel Cinquantesimo anniversario dell’assassinio con una lettera aperta dalla Bfs all’amministrazione, a cui abbiamo affiancato una nostra mozione, che chiediamo di ridiscutere affinché con questo atto minimo e tardivo gli venga resa giustizia.
Infine invitiamo tutte e tutti a partecipare all’iniziativa che quest’anno la Bfs, in occasione dell’anniversario della morte di Franco Serantini, il 7 maggio dedicherà ad una riflessione di lungo periodo sulle leggi speciali in tema di sicurezza nell’età repubblicana.
