Denunciamo con forza la risposta data ieri dl Sindaco Michele Conti in Consiglio comunale all’interpellanza depositata dalla nostra coalizione, con cui chiedevamo una presa di posizione politica del Comune sulla presenza di miliziani legati al generale libico Khalifa Haftar nelle strutture militari della nostra città, dal Capar all’Aeroporto militare, come emerso da un reportage pubblicato negli scorsi mesi dal quotidiano Il Post.
Sostenere che la questione “non riguardi il sindaco” perché attinente a decisioni del Governo o del Ministero della Difesa significa essere complici di scelte politiche del nostro Governo che riteniamo inammissibili e svuotare di senso il ruolo politico di chi amministra un territorio.
Non chiedevamo al Sindaco di sostituirsi al Governo, ma di assumere una posizione politica, di esprimere una valutazione chiara su un fatto grave: l’addestramento, in strutture militari presenti nella nostra città, di uomini riconducibili a un generale protagonista di un conflitto che ha devastato la Libia e prodotto crimini di guerra, migrazioni forzate e violazioni dei diritti umani.
A marzo 2023 investigatori indipendenti per i diritti umani nominati dalle Nazioni Unite hanno affermato, in un dettagliato rapporto, che le autorità libiche e le milizie armate, comprese quelle sotto il comando di Haftar, sono state responsabili di una vasta gamma di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Gli investigatori hanno documentato la pratica diffusa di detenzione arbitraria, omicidio, tortura, stupro, riduzione in schiavitù e sparizione forzata, registrando per la prima volta casi di schiavitù sessuale commessa ai danni dei migranti
Dire che tutto ciò è “estraneo alla politica comunale” come ha fatto Conti significa, nei fatti, sostenere la legittimità della presenza sul nostro territorio di simili milizie. Significa accettare una pericolosa separazione tra politica locale e politica internazionale, come se le basi militari, le scelte strategiche e gli accordi con attori armati stranieri non avessero ricadute dirette sul territorio.
Questa falsa neutralità ostentata è una complicità silenziosa, funzionale alle logiche della guerra.
Noi rivendichiamo invece il diritto-dovere delle istituzioni locali di esprimere un orientamento politico chiaro, soprattutto quando sono in gioco temi di pace, guerra e diritti umani.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

