In questi giorni si è tornati a parlare di locazioni turistiche e non possiamo che smentire le dichiarazioni rese dall’Assessora Scarpa su i numeri.
Più 450 sono infatti gli immobili che da gennaio a dicembre 2025 sono stati sottratti alla funzione abitativa per diventare case per turisti.
La casa però, per noi, è di chi l’abita e non di ne trae profitto senza tener conto dei limiti della funzione sociale che ha la proprietà.
In tutto ciò non possiamo che criticare duramente la posizione assolutamente non condivisibile ed in piena sintonia con la destra espressa sui quotidiani da alcuni espononenti del centrosinistra a partire dal sindaco di Cascina Betti del partito democratico, passando per l’assessora al turismo del Comune di Vicopisano e perfino a quanto dichiarato dal consigliere regionale di Avs Ghimenti.
Sottovalutare il danno che la mancata regolamentazione delle locazioni turistiche porta al diritto all’abitare è un errore enorme:significa non prendere in considerazione il fenomeno della gentirificazione e il riflesso abitativo che si sposta sui comuni vicini alle grandi province.
Insomma, vivere a Pisa costa troppo non vi sono più case disponibili e quindi le persone sono costrette ad abitare sempre più lontane dal centro cittadino.
Incentivare l’approdo delle locazioni turistiche nei piccoli comuni incide in primo luogo su questo.
Se le locazioni turisriche sono usate come fonte di reddito per un salario da fame, allora bisogna da un lato occuparsi di politiche sul lavoro che non costringano a sfruttare la casa come unico elemento di integrazione di un reddito del tutto insufficiente a vivere, cosa che, è innegabile, in questo paese accade.
Dall’altro lato però bisogna incentivare le locazioni abitative di lunga durata e per questo occorre investire risorse, per esempio nell’agenzia casa.
Altrimenti le case che potrebbero essere destinate a locazioni di lungo periodo rischiano di rimanere vuote.
Dall’altro bisogna regolamentare le locazioni brevi e in questo la legge regionale toscana è stata un buon primo passo, tornare indietro da parte degli stessi esponenti del centro sinistra sarebbe un errore.
La regolamentazione, poi, come sosteniamo da anni, va operata sia guardando al bisogno abitativo che considerando il reddito dei proprietari. Sulla base di questo si dovranno operare scelte, secondo un disegno, ad esempio che già è stato diffuso e presentato, per esempio, da realtà di movimento come ATA (alta tensione abitativa) nata a Venezia. Quella proposta l’abbiamo sostenuta anche per Pisa e l’abbiamo portata davanti al consiglio comunale.
Ribadiamo l’urgenza di interventi decisi e integrati: solo in questo modo si può incidere sulla mancanza di case accessibili per vivere, problematica che oggi affligge sempre un maggior numero di persone e continua a portarci davanti agli occhi le tragedie dei sempre più numerosi suicidi per sfratto.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
