Nell’estate più calda di sempre (in attesa della prossima), tra cementificazioni e tagli di alberi, inaugurazioni di parchi che paiono deserti e l’annuncio del ritorno delle bancarelle all’ingresso della Piazza del Duomo, dopo anni d’attesa nasce la Pisa Card.
Si tratta di un biglietto unico, istituito dal Comune in convenzione con la Fondazione Palazzo Blu, i Musei Nazionali di Pisa, il Sistema Museale d’Ateneo, Coopculture e la Pisamo: costerà 24 €, sarà valido 1 settimana per i turisti e 1 anno per i residenti, permetterà l’ingresso alla collezione permanente di Palazzo Blu, alle Mura Medievali, ai Musei delle Navi Antiche, di Palazzo Reale, di San Matteo e della Certosa di Calci, a Collezioni Egittologiche e Museo della Grafica, nonché Orto e Museo Botanico; consentirà infine un’ora di utilizzo gratuito della bici Ciclopi con possibilità di interrompere il servizio durante le soste.
Così com’è stata architettata, questa Carta dei Musei rischia di ottenere risultati risibili, svilendo una delle battaglie storiche della nostra lista. Un biglietto unico che esclude i siti maggiormente visitati in città è destinato a fallire lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale e di alleggerire la pressione turistica sulla sola Piazza del Duomo per distribuirla verso gli altri luoghi d’interesse.
Condizione indispensabile per non rendere insignificante questa idea è dunque garantire una riduzione per musei e monumenti della Piazza del Duomo (ad eccezione della torre) – si pensi che lo scorso anno i visitatori paganti all’Opera della Primaziale sono stati oltre 4 milioni e mezzo, mentre il San Matteo non ha avuto neanche 10.000 visitatori, tra paganti e non – e così pure per le esposizioni temporanee di Palazzo Blu, che attraggono a ogni stagione decine di migliaia di persone (l’ultima mostra, quella sulla Belle Époque, ha strappato 85.000 biglietti).
A leggere questi numeri è evidente che, come temevamo, la Pisa Card è una sorta di biglietto dei musei secondari: dopo la Piazza del Duomo con i suoi tesori, dopo le mostre di Palazzo Blu, se vi rimane del tempo avete anche questa possibilità.
Dobbiamo tristemente constatare che manca in città coraggio e soprattutto una volontà comune, non solo da parte della giunta, ma anche delle principali istituzioni in gioco, per veramente “valorizzare il sistema museale cittadino”, come amano dire, cioè il nostro patrimonio storico-artistico, che di per sé appartiene a tutti. E colpisce che al tavolo non sia stata coinvolta la diocesi e siano perciò rimaste fuori alcune splendide chiese del centro storico, quasi sempre chiuse o difficilmente visitabili, di pertinenza della curia o del Comune stesso (da San Francesco a San Silvestro, da San Pietro in Vinculis a San Zeno, da San Martino a San Giorgio dei Tedeschi).
Insomma, la montagna (se di montagna si può parlare) ha purtroppo partorito un topolino.
Diritti in Comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista Pisa)
