Ancora una volta nelle istituzioni educative si risponde con l’ipocrisia

Apprendiamo da paginaQ che Angela Gadducci, dirigente scolastica dell’Istituto Pacinotti, di concerto con il consiglio d’istituto, ha chiesto l’intervento dei cani antidroga per fermare l’uso di stupefacenti nella scuola. Il risultato di questa «crociata» è stato piuttosto misero «uno studente denunciato perché trovato in possesso di uno spinello di marijuana», il rinvenimento «fuori dalle aule di qualche grammo di hashish» e la segnalazione da parte dei cani di quattro ragazzi «che però non sono stati trovati in possesso di sostanze stupefacenti».

La scelta della dirigente ci pare assai discutibile perché tanto connotata sul piano repressivo quanto assai inefficace sul piano educativo. Una scelta che, inoltre, date le incomprensioni pregresse fra la dirigenza, gli studenti e il corpo insegnante, sfociate il mese scorso in uno sciopero e in una manifestazione, ha quasi il sapore della vendetta. Si è voluto evidentemente minacciare le studentesse e gli studenti per creare un clima di paura. Non c’è bisogno infatti di citare i pedagogisti per ricordare che un’educazione basata sulle minacce non risolve i problemi e non porta a niente.

Se si fosse agito per le studentesse e gli studenti, la loro sensibilizzazione sulle droghe avrebbe dovuto essere oggetto di un percorso mirato, da fare in aula con gli stessi docenti che hanno giornalmente di fronte e con il coinvolgimento attivo delle famiglie in chiave costruttiva e non securitaria. E non dovrebbe riguardare solo le droghe mentre alcool e gioco d’azzardo entrano sempre più nei costumi giovanili senza che ci si attivi con tale impeto. Certo senza che si chiamino le forze dell’ordine.

L’intervento della dirigente appare ancora più fuori luogo dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi e reintrodotto la distinzione fra droghe pesanti e droghe leggere.

Ci chiediamo se nel prendere l’infelice decisione la Preside abbia consultato i docenti dell’istituto oppure abbia agito da sola sulla scia di politiche scolastiche che si riducono a un adeguamento all’esistente o a strumenti per dirimere contrasti personali. Auspichiamo che i consigli d’istituto si occupino di cose più serie, quali la didattica intesa come formazione dell’allievo, oltre che pura e semplice istruzione, o dell’ambiente in cui si lavora, e si adoperino per promuovere fra gli “attori” della scuola, un dialogo costruttivo, piuttosto che “costrittivo”.

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