Base militare: sulla trasparenza il Comune di Pisa salta ancora il giro

La risposta del Sindaco al nostro Question Time e il suo giocare a nascondino lascia totalmente esterrefatti, non solo per il merito della posizione assunta, ma per l’idea di istituzione pubblica che implicitamente veicola.

Affermare che il Comune di Pisa non farebbe parte delle “istituzioni pubbliche” e che, per questo motivo, non sarebbe previsto il suo coinvolgimento nel Tavolo Tecnico di progettazione, significa sostenere una tesi che non trova riscontro né nel testo dell’Accordo né nell’ordinamento della Repubblica.

L’Accordo Tecnico Operativo è molto chiaro. All’articolo 8, comma 5, si legge che “sarà favorita, se necessario, la partecipazione al Tavolo Tecnico anche di rappresentanti di altre istituzioni pubbliche competenti in specifiche materie”. Non c’è alcuna distinzione tra istituzioni statali ed enti territoriali, nessuna esclusione dei Comuni, nessuna definizione restrittiva che giustifichi l’interpretazione fornita dal Sindaco.

Del resto, è difficile comprendere come si possa sostenere che un Comune – ente pubblico territoriale riconosciuto dalla Costituzione, titolare di funzioni fondamentali in materia urbanistica, ambientale e infrastrutturale – non sia un’istituzione pubblica. Una simile affermazione non solo è giuridicamente infondata, ma finisce per svuotare di significato il ruolo stesso degli enti locali, riducendoli a semplici spettatori di decisioni assunte altrove.

A questo punto è evidente che la questione non è tecnica, né tantomeno normativa. La possibilità per il Comune di Pisa di partecipare al Tavolo Tecnico esiste ed è esplicitamente prevista dall’Accordo. La vera scelta compiuta dall’Amministrazione è un’altra: quella di non esercitare questa possibilità.

Si tratta di una scelta politica precisa: rinunciare a essere parte attiva in un processo di progettazione che avrà un impatto enorme sul territorio, sull’assetto urbanistico, sull’ambiente e sulla stessa identità della città; rinunciare a rappresentare gli interessi della comunità pisana all’interno di un percorso fortemente centralizzato e commissariale; rinunciare, in definitiva, a esercitare fino in fondo il mandato istituzionale che i cittadini hanno affidato a questa Amministrazione.

Per questo respingiamo al mittente l’argomentazione del Sindaco. Non siamo di fronte a un’impossibilità giuridica, ma a una rinuncia politica, mascherata da vincolo tecnico. Ed è su questa rinuncia che il Sindaco dovrebbe avere il coraggio di confrontarsi apertamente con il Consiglio comunale e con la città.

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