Cancellare la dotazione del taser per la Polizia Municipale introdotta dalla destra con la modifica al Regolamento della Polizia municipale il 25 settembre 2023. E’ questo il contenuto della proposta di delibera di iniziativa consiliare che il nostro consigliere ha depositato nelle scorse settimane, dopo un lungo percorso istruttorio partecipato, e che approderà il prossimo 2 marzo all’esame della Seconda Commissione Consiliare Permanente e quindi in Consiglio comunale.
(Qui potete leggere la proposta di delibera presentata da Diritti in comune)
Si tratta di un messaggio politico forte e chiaro che vogliamo mandare a livello locale e nazionale contro una deriva nel senso della militarizzazione della nostra società, che con il Governo Meloni sta subendo una pesantissima accelerazione attraverso una falsa quanto demagogica propaganda securitaria che amplifica le criticità.
Il Taser è un’arma pericolosa, troppo spesso mortale, in particolare su persone con problemi cardiaci o sotto effetto di alcol o droghe, come testimoniano numerosi studi medici. Ad oggi, negli Stati Uniti si contano più di mille morti avvenute subito dopo che la persona era stata colpita dagli stimoli elettrici; tra queste, in almeno 153 casi l’autopsia riporta il ferimento da Taser come unica causa del decesso. Anche nel nostro paese nel 2025 cinque persone sono morte dopo essere state colpite con il Taser.
Da quando l’Amministrazione comunale manifestò l’intenzione di dotare la Polizia Municipale di questa pistola a impulsi elettrici come arma ordinaria, da subito esprimemmo la nostra netta contrarietà. Contrarietà basata, oltre che sui numerosi studi scientifici che hanno sollevato problemi sull’arma ideata e prodotta dalla società statunitense Axon, sugli allarmi lanciati da organizzazioni come Amnesty International e Antigone (Patrizio Gonnella è tornato anche in questi giorni sulla questione) e sulla relazione del Garante nazionale per le persone private della libertà. Senza dimenticare che nel 2007 l’ONU l’aveva descritta come strumento di tortura.
E’ importante ricordare anche la sentenza della Corte di Cassazione che nella decisione n. 5830/2019 ha ricordato l’affermazione contenuta nella sentenza della stessa Cassazione n. 49325 del 25/10/2016: “il dissuasore elettrico, o taser, ha natura di arma comune da sparo, trattandosi di dispositivo che ha il funzionamento tipico di tali armi e che, lanciando piccoli dardi che a contatto con l’offeso scaricano energia elettrica, è sicuramente idoneo a recare danno alla persona”.
L’uso del Taser rientra quindi in una serie di misure repressive che esasperano la violenza con la vendetta di stato, dimenticando il senso e i limiti della pena e le ragioni più profonde che animano lo stato di diritto fino a perpetrare atti ritenuti forme di tortura dall’ONU.
Gli allarmi sopra citati e le numerose relazioni e studi sulla pericolosità dell’arma sarebbero di per sé sufficienti a farla rimuovere dalla dotazione della Polizia Municipale. Ma la questione qui non è solo tecnica, è soprattutto politica. Prova ne è il fatto che il Taser è stato introdotto dall’Amministrazione comunale come arma ordinaria nel Regolamento della PM prima della fine della sperimentazione dell’arma, come se il suo inserimento nella dotazione degli agenti prescindesse dalla sua efficacia e validità.
La scelta di dotare le forze dell’ordine di un’arma che spara dardi a impulsi elettrici che immobilizzano la vittima facendo contrarre i muscoli, risponde a precise scelte politiche securitarie, violente, potenzialmente razziste e antidemocratiche della destra al Governo e in Comune. La destra pisana grida alla sicurezza, alla cancellazione dei diritti, dimentica la dignità delle persone tutte, anche quelle in stato di fermo, di arresto o detenzione.
Le politiche securitarie mascherano con una presunta mancanza di sicurezza la necessità di affrontare strutturalmente le disuguaglianze crescenti e lo smantellamento dello stato sociale, colpito costantemente dalla destra locale e nazionale che alimenta marginalità ed esclusione di sempre più persone dal tessuto cittadino: senza fissa dimora, tossicodipendenti, stranieri irregolari, cioè chi spesso finisce per essere colpito dall’arma.
Politiche violente perché, di fronte a una persona che dà in escandescenze, che spesso vive profondi disagi, invece di prendersene cura o comunque di affrontare il momento di potenziale pericolo con tutti i metodi di gestione del conflitto che dovrebbero essere patrimonio comune delle forze dell’ordine, si interviene con un’arma che procura atroci dolori, spesso producendo gravi danni fisici o pure la morte.
Insomma, un fenomeno crescente di spettacolarizzazione della violenza di Stato, di repressione del dissenso a tutti i costi, di disumanizzazione degli interventi repressivi, di assoluta noncuranza dei diritti di chi è marginalizzato.
Per questo abbiamo presentato una proposta di delibera con cui proponiamo la modifica dell’articolo 22 del Regolamento della Polizia Municipale, rimuovendo immediatamente dalla dotazione degli agenti i Taser.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
