Il colpo di Stato organizzato delle forze speciali Usa contro il Venezuela ha rappresentato un attacco gravissimo ad uno Stato sovrano e al diritto internazionale. Con una decisione unilateralmente assunta dal presidente Trump, sono stati bombardati obiettivi militari venezuelani e sono stati rapiti il presidente Maduro e sua moglie, sterminando 80 guardie del corpo. Risibili sono le accuse di narcotraffico rivolte a Maduro; molto più concreto il vero scopo dell’azione militare: mettere le mani sulle risorse petrolifere del Venezuela, pari a circa il 17% a livello mondiale. Gran parte del combustibile estratto nel paese sudamericano, circa l’80%, prende oggi la via della Cina, a cui Trump intende evidentemente imporre nuove condizioni di mercato.
Rilanciando il pieno sfruttamento delle fonti energetiche fossili, gli Stati Uniti riescono quindi a riprendersi con la forza ciò era stato loro sottratto cinquant’anni fa con la nazionalizzazione di molte imprese petrolifere straniere in Venezuela e la fondazione della compagnia statale Pdvsa. Ulteriori limiti al ruolo dei giganti americani del petrolio vennero poi imposti nel 2007 dal presidente Chavez, inaugurando un contenzioso a cui Trump intende oggi mettere fine, come dimostrano le minacce rivolte alla neopresidente Delcy Rodriguez.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti manifestano la loro ingerenza nelle politiche di altri stati, specie in America latina, considerata il loro “cortile di casa”, deponendo un presidente poco gradito per metterne un altro che curi i loro interessi. Colpiscono, in questo frangente, la piena rivendicazione di un atto in spregio a qualunque normativa internazionale e gli avvertimenti lanciati ad altri governi (Cuba, Messico, Colombia) o le mire su altri territori ricchi di petrolio e terre rare come la Groenlandia.
Grave è l’offensiva in atto, che rischia di alimentare una spirale di guerra permanente in cui molti sono già gli scenari di conflitto, a partire dal genocidio del popolo palestinese da parte di Israele con il pieno appoggio USA.
La mancanza di una condanna chiara e inequivocabile di questi attacchi da parte dell’Unione europea è scandalosa. Vergognosa è poi la presa di posizione del governo Meloni, che è giunta a giustificare il golpe Usa come un “intervento difensivo legittimo”. Pensiamo, invece, che si debba mettere in campo una grande mobilitazione a difesa della pace, dell’autonomia dei popoli e del loro diritto di scegliere come governarsi, contro le azioni neocoloniali straniere. Una lotta per la chiusura di tutte le basi Usa e Nato, a partire da quella di Camp Darby presente sul nostro territorio.
Sabato 10 gennaio presidio dalle 17 in Piazza XX Settembre
