Conferma di Bani alla guida del parco Migliarino – San Rossore: mere logiche di lottizzazione, nessuna strategia di tutela e rilancio.

Con la firma del decreto da parte del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, Lorenzo Bani è stato confermato alla guida dell’Ente Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli per altri cinque anni. Una scelta che rappresenta la continuità di una gestione che riteniamo profondamente insufficiente e anche dannosa per il Parco e che conferma la volontà della maggioranza di centrosinistra che governa la Regione di non aprire alcuna fase di discontinuità nel governo del Parco.

La responsabilità politica di questa riconferma ricade innanzitutto sul presidente Eugenio Giani, che ha riproposto un suo “fedelissimo”, ma riguarda l’intera maggioranza regionale che ha scelto di sostenere la continuità invece di promuovere un cambiamento. Dopo cinque anni segnati da criticità evidenti, abbiamo chiesto un confronto pubblico sul futuro del Parco e l’individuazione di una figura capace di inaugurare una nuova stagione, fondata su autonomia, trasparenza e partecipazione. Ma tutto questo non è avvenuto.

Non si può sostenere che il mandato appena concluso abbia costruito un rapporto realmente aperto con il territorio o definito una strategia all’altezza del valore ambientale, storico e paesaggistico di quest’area straordinaria. L’Ente Parco continua a soffrire di una cronica carenza di risorse e personale e non è riuscito ad affermare con sufficiente forza la propria missione fondamentale: difendere uno dei patrimoni naturali più importanti del nostro Paese.

Restano aperte questioni decisive che la riconferma di Bani non farà scomparire e che anzi sono un segnale ancora più preoccupante vista la sua presidenza.

Il nuovo Piano Integrato del Parco è ancora fermo in Consiglio regionale dopo un percorso lungo e contraddittorio, senza che sia chiaro quale modello di tutela e quale futuro la Regione Toscana intenda costruire per quest’area.

Sulla vicenda della base militare, dopo un progetto tenuto nascosto per mesi, Bani ha proposto e sostenuto la localizzazione presso le strutture del CISAM, nel cuore della Selva Pisana, una delle aree di maggior pregio ambientale dell’intero Parco. Una posizione che ci portò, insieme al Movimento No Base e a decine di associazioni, a chiederne le dimissioni, perché incompatibile con la funzione di chi dovrebbe difendere l’integrità di un’area protetta.

Gravissimo è stato anche l’atteggiamento dell’Ente rispetto alla Darsena Europa, opera destinata ad avere un impatto rilevantissimo sull’ecosistema costiero e sulle Secche della Meloria, Area Marina Protetta che il Parco dovrebbe contribuire a tutelare. Lo stesso silenzio ha accompagnato le trasformazioni del Canale dei Navicelli e i progetti della Port Authority, lasciando spazio a un modello di sviluppo sempre più orientato alla logistica pesante e alle infrastrutture, comprese quelle funzionali agli interessi militari.

Anche sulla gestione della fauna selvatica, a partire dal cosiddetto “caso lupo”, è mancata una strategia scientifica e di lungo periodo. Di fronte a temi complessi servivano ricerca, monitoraggio, prevenzione e una corretta informazione pubblica; troppo spesso si è preferito rincorrere polemiche e allarmismi.

A tutto questo si aggiungono nodi fondamentali ancora irrisolti: il recupero dell’enorme patrimonio immobiliare del Parco, oggi in larga parte inutilizzato o in stato di degrado; una politica di fruizione capace di conciliare tutela degli ecosistemi e accessibilità pubblica; l’abuso sulla spiaggia del Gombo, tollerato da anni; il futuro del patrimonio agricolo e zootecnico, che potrebbe rappresentare un laboratorio di innovazione ecologica e di valorizzazione delle filiere locali di qualità, invece di essere progressivamente marginalizzato.

La riconferma di Lorenzo Bani è l’ennesimo esempio della peggiore lottizzazione. È una scelta che riteniamo sbagliata, perché rinuncia a rilanciare il ruolo del Parco proprio mentre crescono le pressioni speculative, infrastrutturali e militari su uno dei territori più preziosi del nostro Paese.

Per questo riteniamo che il futuro del Parco non possa essere affidato esclusivamente alle decisioni prese nei palazzi della politica regionale fatte di accordi e accordicchi in base a criteri di mera spartizione del potere tra le forze che governano.

Proponiamo l’avvio di una Ri-costituente dal basso del Parco di San Rossore: un percorso pubblico, aperto e partecipato che coinvolga associazioni ambientaliste, movimenti, realtà scientifiche, lavoratori del Parco, amministrazioni locali e cittadini per costruire una nuova visione dell’Ente, affrontarne i nodi irrisolti e restituire al Parco il ruolo che gli spetta nella tutela della biodiversità, del paesaggio e del patrimonio pubblico.

Diritti in Comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista Pisa)

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