Consigli di partecipazione: giovedì 26 febbraio discussione tematica in consiglio comunale. Cancellare l’attuale Regolamento ed avviare un percorso costituente per dei veri Consigli di quartiere

Finalmente dopo più di un anno di lotte e proteste, dopo una segnalazione alla Prefettura di Pisa, verrà discusso nel Consiglio Comunale di giovedì 26 febbraio l’argomento sulla partecipazione e la mancata attivazione dei Consigli territoriali di partecipazione che la stessa destra ha deliberato alla fine della scorsa consiliatura e che, per Statuto e Regolamento del Consiglio comunale, sarebbero dovuti partire entro 60 giorni dall’insediamento del Consiglio comunale, avvenuto nel giugno 2023: due anni e mezzo fa.

Dodici votazioni negative in conferenza dei capigruppo hanno dimostrato la volontà della destra di impedire il confronto sul tema della partecipazione considerato, evidentemente, un problema invece che una risorsa. Lo conferma il fatto che si sia tranquillamente violato il Regolamento approvato dalla stessa destra (con il nostro voto contrario) alla fine della scorsa legislatura.

Siamo di fronte ad un vero e proprio pasticcio che fa acqua da tutte le parti, tanto che la Giunta Conti non è riuscita neanche a far partire questi veri e propri “organismi truffa”: una operazione propagandistica fatta a conclusione della precedente consiliatura, ed inattuabile per carenze regolamentari

Infatti il nuovo Regolamento non ha istituito veri organismi di partecipazione, dotati di funzioni e di poteri specifici, ma strumenti di consenso per chi governa, definiti secondo criteri ultramaggioritari che alterano gravemente i risultati elettorali.

Innanzitutto, è stato ridotto da 6 a 4 il numero degli organismi territoriali, mettendo insieme quartieri molto eterogenei tra loro accrescendo così la distanza tra la cittadinanza e gli organismi.

Invece di ripristinare qualche forma di elezione diretta degli organismi da parte dei residenti, è stato rilanciato il sistema della cooptazione. I membri di tali organismi non saranno eletti direttamente, ma verranno nominati dai partiti che siedono in Consiglio comunale (non in base a un criterio proporzionale rispetto al risultato elettorale, ma in base a un criterio maggioritario), senza aver definito però i criteri di ripartizione tra le singole forze politiche.

La cooptazione riguarderà, inoltre, anche rappresentanti delle associazioni di categoria e degli ordini professionali, in una logica estranea al confronto sugli interessi pubblici e generali della cittadinanza, andando incontro ai peggiori interessi corporativi. In questo nuovo assetto, ancor più antidemocratico e meno trasparente del precedente, gli organismi territoriali continueranno a essere soltanto consultivi, privi di autonomia e di potere decisionale ed economico, con il rischio di essere solo un luogo dove si scambiano favori e interessi e si ratificano le decisioni già prese dalla Giunta.

Si tratterà di vedere come la destra vorrà uscire giovedì in consiglio comunale da questa impasse e siamo preoccupati che, visto anche quanto sta accadendo nella maggioranza, l’unico obiettivo sia quello di garantirsi e spartirsi qualche ulteriore nomina in vista delle prossime elezioni comunali, utilizzando questi organismi come pezzi della propria campagna elettorale,

Giovedì porteremo in Consiglio le nostre proposte a partire dalla cancellazione di questo mostro amministrativo, che la destra ha approvato e lasciato inattuato, e per riaprire un vero percorso costituente da realizzare in questa seconda parte della consiliatura fondato su una vera discussione pubblica per promuovere un’efficace partecipazione della cittadinanza alle scelte che riguardano la città e i quartieri. È il momento di certificare il fallimento della Giunta, impedendo l’attuazione di quanto previsto nel Regolamento attuale o, cosa ancora peggiore, mercanteggiarne l’attuazione: serve azzerare questo percorso. Da qui la necessità di un coinvolgimento della cittadinanza per stilare un nuovo Regolamento attraverso percorsi partecipativi nei quartieri.

Da parte nostra riteniamo che l’apertura regolare delle istituzioni rappresentative alla partecipazione di chi vive nel territorio sia un elemento fondamentale per la democrazia, capace di migliorare la qualità della vita delle persone e di rendere le istituzioni più trasparenti. Occorre dare vita a nuovi modi di “amministrare”, in grado di colmare la distanza tra cittadine e cittadini e istituzioni, rinnovando le priorità della politica e il suo linguaggio, così da porla realmente al “servizio della comunità”.

Rilanceremo così la nostra proposta di istituire i Consigli di quartiere, direttamente eletti con metodo proporzionale e dotati di reali poteri rispetto al Consiglio comunale e alla Giunta, e di avviare il bilancio partecipativo, in cui le priorità di spesa vengono individuate secondo criteri condivisi con la cittadinanza e con i vari quartieri.

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

Qui il nostro ordine del giorno proposto

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