Con la riforma della gestione del patrimonio la Giunta Conti aggiunge un altro tassello al mosaico di “Pisa Depredata”
La Giunta Conti porterà domani 28 maggio in Consiglio comunale una proposta di modifica al “Regolamento per la gestione del patrimonio immobiliare”: in realtà si tratta di un vero e proprio Regolamento in cui dietro le parole d’ordine della semplificazione burocratica e dell’adeguamento normativo si nasconde, invece, una profonda e pericolosa ristrutturazione ideologica. Con questa proposta, infatti, la Giunta Conti mette in pratica un altro tassello fondamentale del disegno strategico che abbiamo denunciato con l’inchiesta Pisa Depredata: la sistematica trasformazione dei beni pubblici e sociali in asset finanziari da svendere o mettere a profitto, accelerando la mercificazione e la gentrificazione della nostra città.
Viene smantellata la funzione sociale della proprietà pubblica per fare spazio a un’impostazione puramente aziendalistica. Nel nuovo testo, concetti fondamentali come il vantaggio sociale e la tutela dei diritti collettivi arretrano drammaticamente di fronte a imperativi privatistici: “redditività”, “produttività” e “massimizzazione dei profitti dagli asset” diventano le uniche bussole dell’azione del Comune. È il trionfo della logica manageriale usata come clava contro la cittadinanza attiva, che trasforma l’ente pubblico in una società per azioni speculativa e i beni di tutti in merce da monetizzare per favorire i soggetti economicamente più forti.
Di fronte a questa deriva liberista, rivendichiamo con forza la continuità della nostra proposta politica. Dieci anni fa portavamo in Consiglio Comunale la battaglia per la rigenerazione sociale del patrimonio pubblico e per il recepimento dei principi dei beni comuni urbani. Oggi, quella stessa visione si traduce in un pacchetto di emendamenti strutturali che, dopo una lunga discussione in commissione, presenteremo domani in consiglio, pensati per smontare il regolamento-azienda e rimettere al centro la democrazia, la trasparenza e la solidarietà.
I pilastri della nostra controriforma patrimoniale:
1. La Redditività Sociale contro il profitto monetario (Art. 1 e 7): Rifiutiamo l’idea che un Comune debba scegliere a chi assegnare un immobile solo in base a chi paga l’affitto più alto. I nostri emendamenti impongono che la gestione del patrimonio disponibile sia vincolata allo scopo sociale, introducendo il principio della redditività sociale: il valore generato sul territorio da un’associazione (servizi ai giovani, cultura, inclusione) compensa e supera di gran lunga la monetizzazione di mercato. Chiediamo un vincolo di sbarramento assoluto: la concessione o l’alienazione sono possibili solo ove sia escluso un prioritario utilizzo del bene a fini sociali.
2. Uno scudo contro le privatizzazioni e le svendite facili (Art. 8): In perfetta coerenza con la logica che abbiamo denunciato con “Pisa Depredata”, il nuovo regolamento tenta di introdurre una corsia preferenziale e “sotto traccia” per declassificare i beni dal patrimonio indisponibile a quello disponibile, che rappresenta l’anticamera della loro vendita all’asta. Sbarriamo questa strada chiedendo che qualsiasi passaggio di categoria o sdemanializzazione sia sottratto ai colpi di mano della maggioranza di turno e avvenga alle spalle dei cittadini nei meandri della burocrazia comunale, chiediamo invece che ne sia garantita la massima pubblicità e trasparenza anche attraverso una chiara pubblicazione sull’Albo Pretorio.
3. Democrazia partecipativa e trasparenza radicale (Art. 8, 8-bis e 11): La città ha il diritto di decidere sul proprio futuro. Proponiamo l’istituzione obbligatoria di un’Istruttoria Pubblica Partecipata nei quartieri prima di ogni delibera sul patrimonio, per intercettare i bisogni inespressi dei territori. Sul fronte della trasparenza contabile, pretendiamo l’inserimento dell’anagrafe e della cronologia storica degli interventi manutentivi per ogni immobile: la cittadinanza deve poter verificare se l’amministrazione stia scientemente lasciando deperire un bene (il cosiddetto “abbandono pilotato”) per giustificarne l’esclusione sociale e la successiva svendita ai privati. Questa stessa trasparenza deve applicarsi in ogni caso di cessazione della destinazione a uffici pubblici o servizi di pubblica utilità.
4. Tutela dei percorsi di autorecupero e del diritto alla casa (Art. 13, 18 e ex 29/32): Il nuovo testo scarica in modo insostenibile i costi delle grandi manutenzioni e della messa a norma sugli Enti del Terzo Settore, tagliando fuori le realtà economicamente più fragili ma socialmente più vive. Chiediamo che la manutenzione straordinaria resti in capo al Comune proprietario e proponiamo una clausola che tuteli e regolarizzi chi ha praticato l’auto-recupero dal basso e la riappropriazione sociale degli spazi lasciati vuoti. Infine, denunciamo con forza l’eliminazione delle tutele sull’Edilizia Residenziale Pubblica: si prova infatti a far passare come semplificazione una modifica sostanziale che elimina la norma che prevede il reintegro in quota ERP di tutti gli immobili comunali che pur non essendo case popolari sono utilizzati a questo fine. Questa modifica incide sostanzialmente sulla “competizione” delle tante persone che aspettano la casa popolare perché di fatto si diminuisce il numero di immobili che il comune destina a questa finalità (tra erp e non erp).
5. Stop alle svendite del patrimonio comunale (art.47). Proponiamo di fermare e cancellare dal Regolamento il meccanismo delle svendite: nel Regolamento si prevede un meccanismo perverso di abbassamento del prezzo a base d’asta fino ad un massimo complessivo del 30% man mano che le gare vanno deserte.
Saper scegliere: profitto o diritti?
Il dibattito su questo Regolamento non è una noiosa questione tecnica per uffici, ma una scelta di campo puramente politica. Da una parte c’è la destra della Giunta Conti che vuole una Pisa saccheggiata, dove gli spazi pubblici diventano studentati di lusso, resort, profitti per i grandi gruppi o vuoti urbani in attesa del miglior offerente privato. Dall’altra c’è la nostra visione: una città in comune, dove i beni immobili sono le fondamenta per ricostruire legami sociali, mutualismo, edilizia pubblica, cultura accessibile e giustizia d’uso.
I nostri emendamenti sono l’alternativa concreta all’ideologia del mercato e del mattone. Porteremo questa lotta domani in Consiglio comunale e nelle piazze della città. Il patrimonio di Pisa appartiene a chi lo vive e a chi lo cura, non a chi vuole metterlo a profitto.
Diritti in comune
