Lo scorso 4 marzo il Senato ha approvato la proposta di legge dal titolo “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”, che passa ora alla Camera per il voto definitivo.
Il passaggio più rilevante sta proprio nella definizione di antisemitismo, che la legge riprende dalla definizione operativa dell’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) del 2016. Secondo questa definizione, rischia di essere incluso nella categoria di antisemitismo ogni critica allo Stato e agli atti del governo di Israele. La presidentessa dell’Unione Associazioni Italia-Israele, Celeste Vichi, durante un’audizione in Senato è stata molto chiara a proposito: «L’odio antiebraico si sviluppa attraverso la diffusione della menzogna accusando Israele di apartheid e genocidio». Le critiche alla discriminazione e al genocidio del popolo palestinese diventano dunque un segnale di antisemitismo, da perseguire penalmente.
Contro questo disegno si sono alzate molte voci di giuristi/e, intellettuali, cittadini/e, esponenti della comunità ebraica. Il nodo sta nel fatto che la definizione IHRA, formulata per altri utilizzi, non può essere usata all’interno di una norma giuridica come criterio di giudizio dell’antisemitismo, proprio perché interpretabile in maniera molto estensiva. Questo porterebbe a un grave pericolo democratico, mina la libertà di espressione e di legittima contestazione politica. Come è stato affermato, è necessario «evitare che l’accusa di antisemitismo venga usata come una clava per silenziare preventivamente voci ostili alle politiche israeliane o all’attuale configurazione territoriale e istituzionale dell’area». Proibire la critica a Israele in quanto atto antisemita finirebbe per rafforzare nell’opinione pubblica la confusione tra identità ebraiche, popolazione israeliana e Stato di Israele: invece di rafforzare la lotta contro l’antisemitismo, si rischierebbe così di comprometterla.
La legge è stata approvata con l’astensione del PD, partito che si rende complice di una scelta gravissima, soprattutto in questo momento storico. È evidente che questa legge è anche una dimostrazione di allineamento dello Stato italiano allo Stato israeliano, un collocarsi da parte dell’Italia nel campo dei fedelissimi di Israele, qualunque scelta compia il suo governo. Tra queste c’è la recente, gravissima, decisione di introdurre la pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo, con tempi di esecuzione rapidissimi e senza possibilità di ricorrere in appello.
Siamo in tempi di guerra e le critiche non sono accettate, Israele è un nostro alleato nella guerra globale: questo è il messaggio su cui convergono le maggiori forze politiche del nostro paese. Non ci stiamo ad accettare una restrizione così brutale degli spazi di dissenso democratici, né di accettare supinamente un destino di guerra permanente: continueremo a difendere il diritto alla libertà di dissenso e di critica nei confronti delle politiche genocide e discriminanti dello Stato di Israele, così come delle guerre terroriste in cui il governo ci vuole trascinare.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
