Crollo a Sant’Ermete: dopo tre mesi ancora in corso verifiche e nessuna risposta sull’inizio dei lavori, sulle cause e sulle responsabilità del crollo

Si è svolta ieri martedì 23 gennaio l’audizione in Seconda Commissione di Controllo e Garanzia di Apes sul crollo dell’intonaco di un intero lato del nuovo edificio di case popolari nel quartiere di Sant’Ermete, che era stato inaugurato nel febbraio del 2022, dopo 4 anni di cantiere. Un cantiere concluso con 679 giorni aggiuntivi rispetto a quanto previsto dal contratto, che ha visto ben 6 varianti per cui il costo è passato dai 2 milioni e 900 mila euro previsto da importo contrattuale a 3 milioni e 700 mila euro.

Sono passati esattamente tre mesi da quel 24 ottobre in cui avvenne il crollo e ad oggi non solo i lavori di ripristino non sono iniziati, ma mancano risposte certe sul tipo di lavori da realizzare in quanto, secondo quanto riferito da Apes, sono ancora in corso le verifiche e si attendono i risultati da parte dei laboratori e dei professionisti incaricati di verificare se sulla facciata crollata è sufficiente rimettere solo l’intonaco o occorrerà sostituire l’intero cappotto, e se al contempo sulle altre facciate del palazzo ci sono criticità e quindi se saranno o meno necessari lavori e nel caso quali.

Ad oggi non esiste così ancora un crono programma che stabilisca quando le verifiche saranno concluse, quando inizieranno e quanto dureranno i lavori e se saranno necessari o meno interventi anche sulle altre porzioni dell’edificio. Né ci sono risposte sulle possibili cause di questa vicenda scandalosa ed ingiustificabile visto che si tratta di un immobile, inaugurato neanche 2 anni fa, sul quale fin da subito gli inquilini e le inquiline hanno segnalato ripetutamente ad Apes e al Comune problemi e criticità di sicurezza e vivibilità.

Occorre un cambio di passo netto e ribadiamo che il Comune ed Apes devono fare celermente chiarezza su quanto accaduto accertando tutte le responsabilità, comprese eventualmente quelle pubbliche.

Serve una verifica puntuale su come sono stati fatti i controlli su questo edificio: è solo un caso che il crollo non abbia avuto effetti tragici sulle persone. È evidente che il vero danno ancora una volta lo sta subendo chi vive nelle case popolari, e da qui la giusta richiesta degli inquilini, a cui ancora Apes non ha dato risposte, di vedersi riconosciuti questi danni e pesanti disagi anche rispetto al canone che stanno pagando.

Quel che è accaduto a Sant’Ermete non però è un caso isolato, come denunciamo da anni, ma è l’apice di una montagna di responsabilità relative alla cattiva amministrazione del patrimonio di edilizia pubblica.

Ciccio Auletta – Diritti in comune: Una città in comune- Unione Popolare

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