Darsena Europa: il mostro bipartisan che mangia soldi pubblici e il futuro dei nostri territori

Da sempre abbiamo messo in evidenza come il modello delle grandi opere in Toscana si fondi su un sistema bipartisan. E le recenti dichiarazioni del Presidente della Regione, Eugenio Giani, sulla Darsena Europa ne sono una ulteriore conferma. L’unica preoccupazione dell’esponente del Pd è richiamare il Ministro Salvini e il Governo a stanziare subito 130 milioni per le opere complementari della Darsena, agitando il solito spauracchio che altrimenti, in assenza di garanzie, gli investitori privati potrebbero scappare con il rischio di far saltare tutto.

In questo caso sono Giani e il centrosinistra che devono rassicurazioni al capitale privato e sollecitano la destra che è al Governo nazionale di fronte ad un’opera che è sempre più lontana dall’interesse pubblico e sempre più piegata alle logiche del profitto privato e della speculazione.

Nei fatti ad oggi si sa di sicuro che vi è stato un ingente aumento dei costi di realizzazione del progetto, e che le sole risorse certe sono quelle pubbliche con il Presidente della Regione che si vanta del finanziamento regionale da 200 milioni.

Stiamo parlando di un’enormità di finanziamenti che peseranno sulle casse pubbliche e, di riflesso, sulla collettività, senza offrire opportune garanzie di benefici reali per i territori di Livorno e Pisa. Questo ennesimo rincaro dimostra quanto sia gravosa un’opera che appare ormai fuori controllo, non solo sotto il profilo economico, ma anche ambientale. A questo elemento si aggiunge l’ennesima dimostrazione di come i grandi interessi privati vengano privilegiati a scapito della cittadinanza. Ancora una volta assistiamo al paradosso di risorse pubbliche utilizzate per alimentare profitti privati, con il rischio che le infrastrutture portuali siano ulteriormente consegnate a logiche di privatizzazione, sottraendo controllo e autonomia alle istituzioni locali.

Non è ammissibile poi continuare ad ignorare, come fa volutamente il Presidente della Regione Giani, le pesanti ripercussioni ambientali che la realizzazione della Darsena Europa avrebbe sul territorio, mentre si continuano a propagandare invece infondate logiche compensative. Le previsioni parlano di un aumento dell’erosione costiera, che colpirebbe duramente il litorale pisano, già messo a dura prova dai cambiamenti climatici e dai mancati interventi per la messa in sicurezza.

A tutto ciò si aggiunge il solito, strumentale ricatto: “ambiente o lavoro?”. Una narrazione stanca e divisiva, che contrappone due diritti fondamentali che invece dovrebbero essere pensati in maniera integrata. Lavoro e ambiente sono due facce della stessa medaglia: serve un modello di sviluppo sostenibile che tuteli il nostro territorio e al contempo garantisca occupazione stabile e di qualità.

Come ci insegna la lotta della GKN questo è l’obiettivo a cui bisogna tendere, altrimenti si rischia di riempirsi la bocca di grande propaganda sostenendo poi la devastazione ambientale.

E siamo davvero sicuri delle ricadute occupazionali e dell’aumento dei traffici tanto decantati? Secondo un rapporto presentato a novembre all’Autorità Portuale di Ravenna, tra il 1980 e il 2020, nonostante un aumento del 21% del traffico marittimo, il numero di lavoratori portuali in Italia è calato del 28% per effetto dell’automazione e della razionalizzazione delle attività, con una leggera ripresa solo nel 2022.

Non dimentichiamo inoltre che l’escavo dei fondali per la realizzazione della piattaforma rischia di compromettere l’ecosistema dell’area marina protetta delle Secche della Meloria, dove si trovano vaste praterie di Posidonia oceanica. Questa pianta marina, fondamentale per la biodiversità e la protezione delle coste dall’erosione, è particolarmente vulnerabile ai sedimenti e ai cambiamenti ambientali che saranno causati dai lavori di dragaggio. L’intervento potrebbe quindi provocare danni significativi e difficilmente reversibili.

Noi crediamo quindi che questo progetto rappresenti l’ennesimo errore strategico di una politica tanto del centrodestra quanto del centrosinistra incapace di immaginare alternative sostenibili e rispettose del territorio.

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