È finita la “bufala” civica: la maggioranza Conti si salda con l’estrema destra

Come sappiamo Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci frutto di una scissione interna alla Lega, è entrato nel Consiglio comunale pisano.

Il partito è rappresentato da Angelo Ciavarella, eletto nel 2023 con la lista civica “Michele Conti Sindaco – Pisa al Centro”, Maria Grazia Bellomini, eletta con la lista “Lega – Conti Sindaco”, a cui si è aggiunta poi Raffaella Marchetti, già eletta nel 2023 con Fratelli d’Italia. Con questi tre consiglieri il partito di Vannacci diventa la terza lista più rappresentata nella maggioranza che sostiene Michele Conti.

Diventa difficile ora per il sindaco continuare a presentarsi come un sindaco civico, a dirsi di essere il sindaco di tutti. Ancora si può leggere nella presentazione dell’associazione “Pisa al Centro con Michele Conti”, realtà in cui pure è stato eletto Ciavarella, che «l’associazione ha una vocazione amministrativa, non si occupa di temi politici generali, ma si concentra sulle tematiche che riguardano Pisa».

La verità è un’altra e sta sotto gli occhi di tutti. Questa Giunta ha come vice sindaco un nostalgico del Ventennio che ostentava in Consiglio comunale le magliette di gruppi neofascisti, ed è sostenuta ora da un partito ultranazionalista e filofascista. Come abbiamo già detto in passato, Futuro Nazionale è «un progetto politico ultra-sovranista, fondato su parole d’ordine che alimentano esclusione, discriminazione e nostalgia autoritaria. Un partito che nel proprio manifesto politico con forza afferma la criminalizzazione dell’aborto discriminando le persone in base alla propria identità di genere e al loro orientamento sessuale. [Le] posizioni pubblicamente espresse da Vannacci e da altri esponenti dell’area nazionalista […] rappresentano un attacco diretto ai principi di uguaglianza, solidarietà e convivenza che sono alla base della nostra Costituzione e con cui riteniamo imbarazzante che chi si professa civico possa condividere una maggioranza di governo».

Ricordiamo che quando Ciavarella e Bellomini si sono candidati alle elezioni regionali con la Lega, l’anno scorso, senza peraltro riuscire a ottenere un seggio, durante la campagna elettorale Vannacci si raccomandava di mettere una «decima» sulla scheda elettorale, cioè una X sul simbolo della Lega. Il riferimento costante di Vannacci è alla Decima Mas, simbolo dell’adesione dei militari italiani al fascismo della Repubblica sociale di Salò. A proposito Ciavarella ha di recente affermato in un’intervista sulla Nazione delle parole che vale la pena di riportare. Ha detto che «la Decima Mas riguarda gli eroi di guerra della Seconda guerra mondiale, non quella post-armistizio che ha compiuto gesti atroci».

Ora, immaginiamo che Ciavarella da buon ufficiale dell’esercito abbia seguito dei corsi di storia militare. Quindi dovrebbe sapere che la Seconda guerra mondiale ha visto le forze armate italiane entrare in guerra nel 1940 a fianco della Germania di Hitler, ed entrarci con un vile attacco alla Francia già in ginocchio, solo per potersi sedere al tavolo dei vincitori a fianco dei nazisti. Ciavarella dovrebbe sapere che quegli eroi di guerra mettevano a repentaglio la propria vita con lo scopo di fare trionfare Mussolini e Hitler, per sconfiggere le forze antifasciste e riuscire a unire l’Europa sotto lo stendardo con la croce uncinata del Terzo Reich, mentre nei campi di sterminio le docce di gas e i forni crematori cancellavano secoli di presenza ebraica in Europa con un genocidio di sei milioni ebrei. Ciavarella dovrebbe sapere che alla guida della Decima Mas sin da prima dell’armistizio c’era il tenente Junio Valerio Borghese, che dopo la guerra avrebbe attentato alle strutture democratiche repubblicane organizzando un colpo di Stato militare, per fortuna fallito, con altri neofascisti che avrebbe avvicinato l’Italia alla Grecia della dittatura dei colonelli. Junio Valerio Borghese, l’eroe della Decima Mas, ha poi raccontato che uno degli scopi del colpo di Stato era quello di «sterminare i comunisti», come avrebbe fatto pochi anni dopo la dittatura militare in Argentina con i desaparecidos e i viaggi della morte.

Nella stessa intervista Ciavarella ha affermato che nella proposta della Remigrazione non c’è nulla di estremista. Abbiamo visto l’adunata per la Remigrazione tenuta a Prato lo scorso 7 marzo, proprio il giorno della ricorrenza degli scioperi del 7 marzo 1944, quando nelle fabbriche del Centro Nord Italia furono proclamate proteste contro l’occupazione nazista e contro l’alleato dei tedeschi, lo stato fantoccio fascista, proteste affrontate con una repressione feroce e la deportazione di migliaia di operai nei campi di concentramento. Lo scorso 7 marzo il Comitato Remigrazione e Riconquista ha portato a Prato qualche centinaio di neofascisti – con magliette nere nostalgiche del Ventennio e crani rasati – a fare una sfilata in centro. Recentemente lo stesso partito di Vannacci si è vantato a Parma di aver attaccato nelle vetrine dei negozi gestiti da italiani l’adesivo tricolore “Negozio Italiano”, con lo scopo, secondo le parole stesse del partito di «rendere visibile e orgogliosamente rivendicato il diritto dei nostri commercianti e artigiani di non scomparire sotto l’onda islamica che avanza». Altro che estremismo, qui siamo alla rievocazione della Notte dei Cristalli del Terzo Reich e dei cartelli che segnalavano i “negozi ariani” sotto il fascismo.

Anche senza evocare i valori di umanità e solidarietà, che evidentemente potrebbero essere lontani da questa giunta cosiddetta civica, vogliamo solo ricordare al sindaco di Pisa, che sta sbandierando da tempo l’obiettivo politico di raggiungere 100.000 residenti nel Comune, che la crescita demografica degli ultimi anni dipende esclusivamente dall’immigrazione di cittadini stranieri. Il saldo migratorio con l’estero per il 2025 è stato di 1271 unità, risorsa fondamentale per spiegare la crescita di 724 residenti secondo i dati Istat.

Se da qualche anno la popolazione di Pisa ha smesso di decrescere e si è faticosamente (e provvisoriamente) stabilizzata consentendo a Conti di fantasticare sulla possibilità di ritornare a quota 100.000, è esclusivamente grazie all’arrivo di cittadini stranieri, quelli che per la lista di Vannacci non dovrebbero avere accesso alle case popolari o ai posti negli asili nido.

Ieri il Ministro Piantedosi ha annunciato la realzzazione ad Aulla di un Cpr in Toscana, ovvero un vero e proprio lager per migranti, il 18 aprile ci sarà il Remigration Summit a Milano, la Festa dei Patrioti organizzata dalla Lega, in cui era stato invitato l’ex premier ungherese Viktor Orban, ora in dubbio dopo la sconfitta elettorale. Non sappiamo se Vannacci e il suo partito rincorreranno questo appuntamento, per fare a gara con Salvini a chi strumentalizza di più la questione migratoria e i percorsi di vita di chi decide o è costretto a emigrare. Da parte nostra noi prepareremo il 25 aprile, come ogni buon “patriota antifascista” dovrebbe fare, includendo e non escludendo, aprendo le porte della patria a chiunque ne abbia bisogno o desiderio. L’unica esclusione che concepiamo è ancora e sempre quella riferita al fascismo e a chi cerca di ricostituire il partito fascista, come decretato dalla nostra Costituzione.

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