Espressioni di solidarietà alle/agli indagat3 nella maxi-indagine sul movimento pisano a sostegno della Palestina

Espressioni di solidarietà per le/gli indagat3 nella maxi-indagine sul movimento pisano a sostegno della Palestina

Elenco aggiornato al 14 giugno 2026

Pax Christi Italia

Nonne in lotta

Insorgiamo GKN

Kontromovimento

Sinistra Per

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Rete di Docenti Provincia di Pisa

CGIL, ARCI, ANPI, Casa della Donna, Legambiente- PISA

COBAS PISA

CUB

USB PISA
Gilda degli Insegnanti di Pisa

Acerbo (Rifondazione)

Rifondazione Comunista Toscana

Luigi Sofia (consigliere comunale AVS Pisa)

Sinistra Italiana Pisa e Provincia + UGS

Giovani del Centro Sinistra

Diritti in Comune

————————-

Pax Christi Italia

Pax Christi Italia esprime solidarietà ai giovani attivisti di Pisa denunciati dopo le mobilitazioni e le azioni nonviolente della scorsa estate e autunno contro il genocidio in Palestina. Sono 54 i giovani che hanno ricevuto le notifiche dopo la conclusione delle indagini della Questura di Pisa. Contemporaneamente sono state comminate decine di sanzioni amministrative per l’azione nonviolenta che, lo scorso 12 ottobre, ha impedito l’ingresso in stazione di un convoglio con armi destinate a Israele.

Il genocidio che si compie in Palestina non può lasciarci indifferenti e ogni azione di dissenso è azione in difesa dell’umanità, di fatto morta a G aza. Quando pensiamo alle e ai giovani e adulti di Pisa, di Roma e di tante altre città d’Italia, oggi incriminati per aver protestato in difesa del popolo palestinese, pensiamo a Gaza, alle immagini raccapriccianti di bambini morti e di ospedali distrutti. Pensiamo ai genitori con neonati mutilati e in fin di vita tra le braccia, ai chirurghi che praticano amputazioni senza anestesia, ai i medici e ai volontari della Global Sumud Flotilla che cercano di rompere l’assedio per portare aiuti nella Striscia di Gaza.

Eppure, oggi, di fronte alla barbarie e a questo abisso, lo Stato ha il coraggio di incriminare giovani e adulti che chiedono ai passanti di fermarsi nelle stazioni e nelle strade, distratti o impotenti dinanzi a tale crudeltà e disumanità.

Pax Christi denuncia la repressione verso queste persone che, protestando, ci ricordano che nulla è paragonabile alla distruzione sistematica di un popolo. Siamo di fronte a un fratricidio in diretta che le e i giovani e adulti sensibili rifiutano, attraverso proteste pacifiche.

Pax Christi chiede, altresì, al Governo italiano di mettere in atto ogni azione necessaria per la liberazione dei volontari della Global Sumud Flotilla e, in particolare, degli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti partiti con la missione umanitaria Global Sumut Flotilla Convoy (equipaggio di terra), tuttora trattenuti in Libia dalle autorità locali. Chiediamo la loro immediata liberazione e il rientro in Italia. La solidarietà è segno di umanità e non può essere ritenuto un reato.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/iniziative/appelli/5911-solidarieta-agli-attivisti-di-pisa

————————-

Nonne in Lotta:
SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE DENUNCIATI A PISA.

A Pisa, nei giorni scorsi, sono stati denunciati 54 attivisti, 54 di noi. 140 i capi d’imputazione che gli vengono contestati, fra cui il blocco della A12, della FIPILI e dell’aeroporto nel corso di manifestazioni a sostegno della Palestina, e il blocco di un treno carico di armi in transito per la stazione di Pisa. Per quest’ultimo, sono state comminate anche pesantissime sanzioni amministrative. È evidente la linea, già emersa in più occasioni, di criminalizzare la protesta pacifica da parte di questo governo.

Non siamo solo solo noi attivisti a denunciare l’impianto repressivo e autoritario dei decreti sicurezza varati a raffica dal governo. La PM di Torino, infatti, come rivela l’articolo del Manifesto al link in basso, ha chiesto al giudice competente di sollevare la questione di legittimità alla Corte Costituzionale sulla norma che considera reato il blocco stradale. Tale norma viola il diritto di riunione (art. 17 della Costituzione) e il diritto di sciopero (art. 40), che tutelano il diritto alla protesta, di cui il blocco stradale è un’espressione.

Manifestare pacificamente è un nostro diritto, togliercelo è negare che il nostro è un sistema democratico.

#nonneinlotta

————————-

Insorgiamo con i lavoratori GKN

Quello che si è dato nelle mobilitazioni oceaniche dello scorso autunno in solidarietà alla Palestina e in contestazione di un genocidio in mondovisione è stato  disobbedienza civile di massa, capillare e ripetuta: eventi e processi su cui ancora abbiamo tantissimo da interrogarci, ma che indubbiamente hanno indicato la possibilità reale, concreta, di ostacolare per settimane e puntualmente bloccare l’economia di un paese.

È stata un’attivazione strabordante e incontenibile di fronte all’evidenza innegabile della connivenza italiana ed europea con il sionismo, delle responsabilità delle nostre istituzioni di ogni ordine e grado rispetto al protrarsi del genocidio palestinese.

Le istituzioni perdono pubblicamente legittimità di imporre e pretendere il rispetto della legalità, quando risulta evidente la loro di infrazione, non solo di quei registri teoricamente più alti di diritto (come quello internazionale), ma di principi basilari come il rispetto della dignità umana. Quello che allora non si è fermato con la propaganda, con il controllo e lo stravolgimento della comunicazione di massa, si reprime con l’intimidazione e la forza.

In questi giorni a Pisa 54 persone hanno ricevuto notifiche di chiusura di indagini per manifestazioni tra luglio e ottobre e decine di migliaia di euro di multe stanno arrivando a chi il 12 marzo scorso ha partecipato al blocco di un treno carico di armi e diretto a uno dei molti fronti di guerra in cui l’Italia si spende. Siamo tutt@ e per sempre complici e solidali con chiunque continui a rifiutare la barbarie del genocidio e della guerra.

Fare tesoro e insegnamento della stagione mobilitativa del 2025 è una necessità collettiva, un dovere morale, non tanto e non solo verso la Palestina che resiste, quanto verso noi stessa e la nostra umanità. Rinsaldiamo le reti di resistenza dal basso, prendiamo esempio dal Sumud palestinese, radichiamo ovunque la lotta per un mondo più libero e giusto, da ogni fiume a ogni mare.

Palestina libera.

https://www.facebook.com/insorgiamoconilavoratorigkn/posts/pfbid0ewpSyL75zc8xBsEVAHpFNKrfjnf7knYjkSLXasQiqSX4qM2Fvoza7VnP8AQ7LZmul

————————-

Kontromovimento

Venerdì 5 giugno siamo statə allo stadio non solo per vedere e tifare a modo nostro la nazionale femminile ma anche e soprattutto per portare tre messaggi chiave!

Il primo è il sostegno a tuttə lə compagnə di Pisa vittime della repressione che si sta espandendo in Italia a seguito delle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese e della Global Sumud Flotilla. Non c’erano 54 persone ma c’eravamo tuttə!  La repressione non fermerà le idee e chi le porta avanti, continueremo a lottare a sostegno della Palestina ora e sempre. 

Come collettiva di sport popolare vogliamo ribadire che Israele NON deve partecipare a nessuna competizione sportiva in quanto macchina genocida dal 1948. Anche la Russia è esclusa dai Mondiali e dalle Olimpiadi: si fa sempre più chiaro perché ci sono popoli oppressi di serie A e popoli oppressi di serie B. […] Il calcio è di tuttə e deve essere uno strumento di emancipazione! Viva il Calcio Transfemminista e popolare !

https://www.instagram.com/p/DZUqJTijfiU

————————-

Sinistra Per

APPELLO PER LA LIBERTÀ DI LOTTARE AL FIANCO DELLA PALESTINA, CONTRO LA GUERRA E CONTRO I TENTATIVI REPRESSIVI NELLA NOSTRA CITTÀ

In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell’autunno contro guerra e genocidio.

 Contemporaneamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest’anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d’Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone.

Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani – Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna. Lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali.

In questo procedimento si mettono insieme, tentando di criminalizzare, episodi differenziati nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti. L’interruzione di una lezione all’università da parte di alcuni studenti e studentesse per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari della stazione nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l’occupazione del Rettorato dell’Università di Pisa, l’arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, autostrada e aeroporto, un presidio davanti al rettorato, che con la sua pressione ha portato alla rottura degli accordi quadro tra l’Università di Pisa e due università israeliane, risultato raggiunto in due anni di mobilitazioni.

https://www.facebook.com/sinistraper/posts/pfbid0xToZFPt9VTPMrmEnYzPZcLXxevjNgiL8FV7dqg7d2Bxddhk1Mp4dRBfeMiPFVkgsl

————————-

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università:

LA DERIVA AUTORITARIA CONTRO IL DISSENSO: SOLIDARIETÀ A STUDENTI E LAVORATORI COLPITI DA DENUNCE E SANZIONI AMMINISTRATIVE

Negli scorsi giorni a Pisa sono piovute denunce e pesantissime sanzioni amministrative nei confronti di lavoratori, operatori sanitari e, in particolar modo, di studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani – Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna. Si tratta di un’azione repressiva mirata che colpisce singole persone nel chiaro tentativo di frammentare, isolare e scoraggiare la partecipazione a quei movimenti e a quelle reti che tra settembre 2025 e marzo 2026 hanno dato vita a oceaniche manifestazioni, occupazioni e acampade in difesa del popolo palestinese e contro la guerra.

Come Osservatorio, riteniamo fondamentale leggere questi provvedimenti all’interno di un quadro generale molto più ampio. Non siamo di fronte a dinamiche puramente locali o interne ai singoli atenei, ma a un processo sistematico e preoccupante che stringe sempre di più le maglie attorno alla libertà di parola, di espressione e di manifestazione nei luoghi della formazione. Le scuole e le università, che dovrebbero essere laboratori di pensiero critico, pluralismo e pace, vengono progressivamente piegate a logiche autoritarie e securitarie, finalizzate a silenziare il dissenso.

La contestazione e il rifiuto della propaganda bellica, così come la forte pressione esercitata per ottenere la rescissione degli accordi accademici con Israele legati a tecnologie dual use (impiegate nei conflitti in corso), sono la risposta etica e legittima di una comunità studentesca e cittadina che rifiuta la complicità con il genocidio a Gaza e l’escalation militare in Medio Oriente.

Quando la risposta a queste istanze si traduce nell’apertura delle porte dei luoghi del sapere alle forze dell’ordine e all’attivazione della macchina giudiziaria e amministrativa, assistiamo al fallimento del ruolo di garante del libero dibattito che le istituzioni scolastiche e accademiche dovrebbero ricoprire. Questa spinta autoritaria, spalleggiata da scelte politiche e governative interamente orientate al riarmo e alla penalizzazione del conflitto sociale, punta a far passare il messaggio che manifestare per la pace sia sconveniente e punibile.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condanna fermamente questa ondata di provvedimenti repressivi. Rispondiamo all’appello lanciato dalle realtà cittadine e dai soggetti coinvolti esprimendo tutta la nostra solidarietà attiva e la piena prontezza a continuare e moltiplicare la mobilitazione, dentro e fuori le aule, per la libertà di espressione, contro la guerra e contro la militarizzazione dei nostri territori e dei luoghi della formazione.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

————————-

Rete di Docenti di Pisa e Provincia

Abbiamo chiuso le scuole per non chiudere gli occhi:  la rete di docenti di Pisa e Provincia al fianco del movimento contro la guerra e la repressione

Siamo docenti delle scuole della Provincia di Pisa. Con i nostri colleghi e colleghe, il 22 settembre e il 3 ottobre scorsi abbiamo scioperato e preso parte alle oceaniche manifestazioni in supporto alla Global Sumud Flotilla e contro il genocidio portato avanti dallo Stato di Israele. Abbiamo chiuso le scuole, interrompendo di fatto il servizio pubblico dell’offerta didattica ed educativa. Lo abbiamo fatto consapevoli che era necessario e urgente muovere l’attenzione pubblica in solidarietà con il popolo palestinese, contro la guerra, il riarmo e l’autoritarismo che dilaga ogni giorno di più anche nel mondo della formazione.

Abbiamo iniziato l’anno scolastico con un minuto di silenzio in ricordo di tutte le vittime del genocidio e, in particolare, dello scolasticidio: di tutti quegli studenti e studentesse che hanno visto bombardare i propri istituti e non possono più andare a scuola, o che sono vittime di apartheid nei territori occupati della Cisgiordania. Durante l’anno abbiamo partecipato con studenti e studentesse ad un seminario on line con la Relatrice Speciale dell’ONU per informare di quello che succede sulla sponda sud del Mediterraneo. Anche solo per questo, abbiamo scatenato l’ira funesta del Ministro Valditara, che ha fatto cadere sulle scuole la scure delle ispezioni, delle censure e delle sanzioni disciplinari.

Di fronte a un governo sordo alle richieste della piazza di dissociarsi dalle politiche di Israele, abbiamo provato anche con i nostri corpi e le nostre facce — molto spesso insieme ai nostri studenti — a bloccare strade, autostrade, aeroporti e ferrovie. Bloccare tutto per non fermare l’azione umanitaria portata avanti dalle navi della Flotilla. Su quelle imbarcazioni di speranza erano presenti anche dei docenti.

Ed è qui che emerge il ribaltamento totale del diritto e della giustizia. Da un lato abbiamo i veri crimini internazionali e i crimini contro l’umanità dello Stato di Israele: un genocidio in atto, il blocco militare e illegale in acque internazionali della Flotilla umanitaria, il sequestro e la tortura sistematica di civili — compresi i nostri colleghi, poi rimandati a casa dopo aver fatto firmare loro lettere di false dichiarazioni — nella sostanziale immobilità del nostro Governo.

Dall’altro lato, la Questura e la Procura di Pisa attivano la macchina repressiva notificando denunce per “interruzione di pubblico esercizio”, occupazione e blocchi stradali. Si utilizzano i Decreti Sicurezza, che hanno preparato il terreno a questi provvedimenti, per colpire penalmente e amministrativamente pochi attivisti scelti a fronte delle migliaia di persone che erano in piazza. Esattamente come per il “caso Albanese”, dove a fronte di centinaia di scuole e docenti coinvolti e migliaia di studenti interessati, sono stati colpiti solo alcuni singoli insegnanti per farne un esempio punitivo e instillare la paura.

Rifiutiamo questo codice strabico. Di fronte al genocidio, l’interruzione della routine e della circolazione delle armi a terra non è un reato da perseguire, ma un atto di legittima difesa dell’umanità e un dovere etico e costituzionale a cui non verremo meno.

Siamo solidali con quanti sono stati colpiti dalla conclusione delle indagini della Questura e dalle sanzioni pecuniarie. Ci uniamo al coro di voci di sdegno per questo ennesimo tentativo di limitare la libertà di espressione e di insegnamento. Rivendichiamo con forza le azioni di protesta radicale del “Blocchiamo tutto” in quanto necessarie ed urgenti, e lo facciamo a viso aperto: perché in quelle piazze, in quei blocchi, c’eravamo anche noi.

Auspichiamo che a partire da questa solidarietà si formino e si stringano nuove reti e nuove alleanze stabili tra il mondo della scuola, dell’università e della cittadinanza, per fare fronte comune e spezzare questo clima di repressione.

————————-

Pisa, 10 Giugno 2026

Rete di Docenti di Pisa e Provincia

CGIL Pisa,  ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI provinciale Pisa, Casa della Donna Pisa e Legambiente Pisa:
Solidarietà alle studentesse e agli studenti indagati. Contro la criminalizzazione del dissenso e la stretta repressiva dei Decreti Sicurezza.

I provvedimenti notificati nei giorni scorsi dalla Questura e dalla Procura di Pisa nei confronti di oltre 50 attivisti e studenti – con l’ipotesi di reati pesantissimi legati alle manifestazioni per la pace e contro il transito di armi – destano profonda preoccupazione in tutte le forze democratiche della nostra città.

Come CGIL Pisa, ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI Pisa, Casa della Donna Pisa e Legambiente Pisa esprimiamo la nostra piena e convinta solidarietà a tutte le ragazze, i ragazzi – di cui molti giovanissimi – i cittadini e le cittadine colpite da questa massiccia operazione giudiziaria. Manifestare contro la guerra, chiedere il cessate il fuoco in Palestina e accendere i riflettori sulla militarizzazione del nostro territorio non sono atti di criminalità: sono l’esercizio democratico di una coscienza civile e costituzionale che rifiuta la logica del conflitto globale.

Questo imponente impianto accusatorio non nasce nel vuoto, ma è il figlio diretto di una precisa strategia politica nazionale. Siamo di fronte all’applicazione plastica dei cosiddetti “Decreti Sicurezza”, un pacchetto di norme ideato non per garantire la sicurezza dei cittadini, ma per colpire chirurgicamente le forme storiche, pacifiche e tradizionali della protesta sociale.

Trasformare il blocco stradale o ferroviario da illecito amministrativo a grave reato penale, punibile con anni di reclusione, ha un unico e chiaro obiettivo: terrorizzare chi vuole scendere in piazza, soffocare il conflitto sociale e svuotare di fatto l’Articolo 21 e l’Articolo 17 della nostra Costituzione. Si risponde con i tribunali e i fogli di via a domande che sono invece squisitamente politiche e sociali, mentre sul piano internazionale il governo italiano continua a rimanere colpevolmente inerte, rifiutandosi di adottare sanzioni o provvedimenti concreti nei confronti del governo israeliano per fermare il genocidio a Gaza tutt’ora in atto e violando i principi di ripudio della guerra sanciti dalla nostra stessa Repubblica.

Pisa ha una lunghissima e fiera tradizione democratica, antifascista e pacifista. La criminalizzazione del dissenso studentesco e dei movimenti per la pace è un segnale pericoloso per la tenuta Democratica del Paese. Quando si restringe lo spazio del diritto a manifestare, si indebolisce la democrazia di tutti.

Non permetteremo che la richiesta di pace e giustizia sociale venga derubricata a problema di ordine pubblico. CGIL Pisa,  ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI provinciale Pisa, Casa della Donna Pisa e Legambiente Pisa continueranno ad essere al fianco di chi difende i diritti costituzionali e a mobilitarsi contro norme liberticide che mirano a silenziare le voci critiche di questo Paese.

Firmato: CGIL, ARCI Pisa, Comitato Provinciale ANPI Pisa, Casa della Donna e Legambiente Pisa

https://cgiltoscana.it/2026/06/09/pro-pal-denunciati-a-pisa-solidarieta-da-cgil-arci-anpi-casa-della-donna-e-legambiente/

————————-

COBAS PISA

La repressione del dissenso è anticamera del fascismo

Le 54 denunce notificate a compagne e compagni sono il vergognoso epilogo di un autunno di mobilitazione che ha portato in piazza migliaia di studenti, insegnanti, famiglie e lavoratori.

Chi è stato colpito manifestava per Gaza, a sostegno della Global Sumud Flotilla, contro la guerra e contro le nuove basi militari di San Piero e della Tenuta Isabella a Pontedera.

I blocchi di porti, aeroporti, autostrade e stazioni (messi in atto per fermare i treni carichi di armi ) sono una forma di resistenza non violenta contro l’apparato militare-industriale.

I decreti sicurezza del governo Meloni (applicati rigidamente a Pisa e in tutta Italia) rappresentano una repressione strisciante contro ogni dissenso, opposizione alla guerra e conflitto sociale.

Molti lavoratori, lavoratrici e dirigenti provinciali dei Cobas erano presenti a quelle manifestazioni. Questa lotta ci appartiene perchè colpire i singoli significa aggredire la libertà di manifestazione di tutti e silenziare l’opposizione all’economia di guerra e allo smantellamento dello stato sociale.

I Cobas di Pisa esprimono la massima solidarietà ai compagni e alle compagne denunciati e si mobiliteranno attivamente in ogni iniziativa di sostegno.

Confederazione COBAS PISA

https://www.cobasconfederazionepisa.it/la-repressione-del-dissenso-e-anticamera-del-fascismo/

————————-

CUB

Giuseppe Merla e Federico Giusti

Non bastavano cinque decreti sicurezza in 40 mesi, non bastavano i respingimenti, le zone rosse, i daspo urbani, la criminalizzazione dei militanti sociali e sindacali colpendo il diritto a manifestare e al dissenso, è notizia di pochi giorni fa che il governo Meloni sta per varare il sesto decreto sicurezza della legislatura. La logica securitaria è divenuto l’autentico principio ordinatore dell’azione governativa mentre intanto il diritto di asilo per migranti si trasforma in strumento di controllo. Nel frattempo stanno per arrivare centinaia di sanzioni, decreti penali di condanna e denunce per le manifestazioni, alcune decine per le iniziative, del tutto pacifiche per altro, intraprese a Pisa. 

La trasformazione del diritto al dissenso in una sorta di perenne reato  si avvale dei decreti sicurezza di questi ultimi anni e della chiara volontà del Governo Meloni di criminalizzare i movimenti contro la guerra e di solidarietà con il popolo palestinese

Agli attivisti colpiti dai processi repressivi va la nostra solidarietà

https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/06/la-cub-di-pisa-sulle-denunce-recapitate.html

————————-

USB PISA:

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI

USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.

Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l’accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre.

E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d’ordine chiara: “Blocchiamo tutto”. Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l’escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell’economia di guerra.

È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall’aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall’inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.

Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.

USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all’indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell’internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.

Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l’obiettivo di contrastare l’ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.

Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.

In quelle piazze c’eravamo tutti. E continueremo ad esserci.

 

Unione Sindacale di Base – Federazione di Pisa

https://www.usb.it/leggi-notizia/oltre-60-denunciati-e-multati-per-la-palestina-e-contro-la-guerra-a-pisa-in-piazza-ceravamo-tutti-1512.html

————————-

Gilda degli Insegnanti di Pisa

Il principio di umanità prevalga sul principio di legalità: solidarietà ai 54 indagati a Pisa per aver manifestato

Lo sciopero è da sempre uno strumento fondamentale delle rivendicazioni sindacali. Attraverso cortei e manifestazioni, lavoratrici e lavoratori hanno messo in gioco il proprio corpo per richiamare l’attenzione sulle ingiustizie e affermare la volontà di cambiamento.

Quando le rivendicazioni diventano urgenti, le proteste occupano inevitabilmente spazi condivisi – strade, ferrovie, luoghi pubblici – incidendo temporaneamente sulle attività di altri cittadini e cittadine. Da sempre il conflitto democratico si misura nella ricerca di un equilibrio tra il diritto a manifestare, esprimere dissenso e rivendicare diritti, e il diritto degli altri a svolgere le proprie attività.

Con i cosiddetti Decreti Sicurezza questo equilibrio viene alterato: il diritto alla libera circolazione e alla continuità delle attività prevale sul diritto a manifestare il dissenso, anche quando tale dissenso denuncia gravi violazioni dei principi di umanità.

A Pisa 54 persone, molte delle quali studentesse e studenti passati dalle nostre aule, sono state denunciate e colpite da sanzioni economiche per migliaia di euro per aver partecipato alle manifestazioni in sostegno del popolo palestinese, vittima di un genocidio non ancora cessato, o per aver preso parte ad azioni per bloccare carichi di armi. Si tratta di mobilitazioni che hanno coinvolto decine di migliaia di persone. Quanto accade a Pisa si sta verificando anche in molte altre città italiane.

Le nuove norme rendono possibile colpire chi esprime il proprio dissenso e punire l’attivismo sociale, con l’effetto di scoraggiare la partecipazione collettiva e l’azione democratica.

La scuola ha il compito di educare al pensiero critico, di promuovere una riflessione sul rapporto tra legalità e umanità e di coltivare i valori della solidarietà e della partecipazione civile.

Per queste ragioni La Gilda Insegnanti di Pisa esprime piena solidarietà alle persone denunciate.

https://www.facebook.com/gildains.pisa/posts/pfbid0xCWinYwVqoEPpXkpMtskP5739CkzfY7sDf5Nc558kcZyCoUW2aaGkBYskdVCfxvBl

————————-

Acerbo (Rifondazione):
solidarietà ai 54 indagati di Pisa, bloccare il trasporto di armi è un dovere per chi si riconosce nei principi della Costituzione

A Pisa una maxi indagine della procura criminalizza il movimento contro la guerra e per la Palestina. Tra i 54 indagati figurano esponenti di tutte le realtà politiche della sinistra pisana, sindacati, lavoratori e lavoratrici impegnati contro la guerra, tra cui anche il nostro ex consigliere comunale Ciccio Auletta.

Queste denunce rappresentano anche una diretta conseguenza del clima repressivo alimentato dai nuovi decreti sicurezza, strumenti che contribuiscono a colpire il dissenso sociale e politico e a restringere gli spazi di agibilità democratica.

A Ciccio e a tutte le compagne e i compagni denunciate/i va la vicinanza e la complicità del nostro partito. Questo governo fascioleghista vuole colpire chi si mobilita e lotta per la pace, i diritti e la giustizia sociale: bisogna mandarli a casa e abolire tutti i decreti sicurezza.

La lotta contro la guerra, il riarmo e il genocidio non è un reato. Bloccare il trasporto di armi è un dovere per chi si riconosce nei principi della Costituzione.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

https://home.rifondazione.eu/2026/06/04/acerbo-rifondazione-solidarieta-ai-54-indagati-di-pisa-bloccare-il-trasporto-di-armi-e-un-dovere-per-chi-si-riconosce-nei-principi-della-costituzione/

————————-

Rifondazione Comunista Toscana

Comunicato della Segreteria Regionale: dalla parte dei ProPal, politicamente, legalmente ed economicamente!

Sostegno economico e legale ai manifestanti indagati per le manifestazioni pro pal e trasporti armi. Impegno e appello del PRC Toscana

12 giugno. Andare oltre la doverosa solidarietà, attraverso un supporto concreto e, nel contempo, continuare le azioni di lotta contro il genocidio del popolo palestinese, che continua, contro la guerra e la militarizzazione dei nostri territori. Queste le proposte che Rifondazione Comunista della Toscana avanza a tutte le forze politiche, sociali e di movimento. Ci riferiamo alla vicenda delle decine di persone perseguite civilmente e penalmente per aver contrastato l’invio di armi in transito dalla Toscana verso i vari teatri di guerra e aver manifestato per la causa del popolo palestinese e contro l’ecomomia di guerra.

Come detto, sono già decine, in particolare a Pisa ma anche nel livornese, le persone colpite in applicazione della stretta dovuta alla nuova legislazione messa in campo dall’attuale governo, ma non solo.

Chiediamo, e impegneremo per questo il nostro Partito, che si coordinino tutti i contatti per offrire tutela legale e si mettano in atto iniziative per raccolte fondi a sostegno delle spese legali degli indagati. Già iniziative si stanno facendo in questa direzione ma vanno rafforzate e, senza nessuna primazia, coordinate al meglio in tutta la regione, anche perché non pensiamo, purtroppo, che sia finita qui.

Siamo, infatti, di fronte ad una trasformazione della nostra struttura economica in economia di guerra e dunque repressione del dissenso, economia militare e riarmo, moltiplicazione dei conflitti armati e riduzione degli spazi democratici sono complementari e il contrasto a tutto questo deve quindi riguardate ogni aspetto, e va fatto in ogni sede, così come la richiesta di chiusura delle basi militari USA e NATO nei nostri territori.

Segreteria regionale Rifondazione Comunista Toscana
https://www.rifondazionetoscana.it/comunicato-della-segreteria-regionale-dalla-parte-dei-propal-politicamente-legalmente-ed-economicamente/

————————-

Luigi Sofia (consigliere comunale AVS Pisa):
Ho appena espresso all’interno della Conferenza dei Capigruppo, per quello che vale rispetto alla gravità dei fatti, la mia solidarietà e la mia vicinanza alle manifestanti e ai manifestanti colpiti nella nostra città da denunce e sanzioni per le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese.

Sono al fianco di chi esercita il diritto di manifestare, di dissentire e di mobilitarsi contro la guerra e contro ogni violazione dei diritti umani. In questi mesi abbiamo assistito a un crescendo di provvedimenti che colpiscono chi manifesta: dalle decine di denunce notificate a Pisa alle contestazioni disciplinari rivolte perfino a vigili del fuoco che avevano espresso pubblicamente la propria solidarietà alla popolazione di Gaza.

In una fase in cui il conflitto e la sofferenza del popolo palestinese continuano a interrogare le coscienze di milioni di persone, e dopo le gravissime azioni compiute da Israele contro la Freedom Flotilla, preoccupa il rischio che la partecipazione politica e sociale venga trattata come un problema di ordine pubblico anziché come una componente essenziale della vita democratica.

Chi sceglie di disobbedire per fermare la guerra, chi prova a ostacolare il transito di armi destinate ad alimentare un conflitto che continua a mietere vittime civili, non può essere messo sullo stesso piano di chi quella guerra la sostiene. Chi si schiera dalla parte della pace, dei diritti umani, del diritto internazionale e della solidarietà tra i popoli è, oggi come ieri, dalla parte giusta della storia.

Quanto sta accadendo conferma, purtroppo, le ragioni delle forti preoccupazioni espresse nei confronti del Decreto Sicurezza. Il rischio è quello di trasformare il dissenso politico, la protesta sociale e la solidarietà internazionale in questioni di ordine pubblico, restringendo progressivamente spazi di libertà che la nostra Costituzione tutela e che una democrazia matura dovrebbe invece rafforzare.
https://www.facebook.com/luigi.sofia.3/posts/pfbid02eUdCcsv9Ekg3nZk4aoEe5oJemdH3cFJP4GXJKKMHWqmNpj9BjGXwo5pTHxkU1qnol

————————-

Anna Piu – Segretaria Provinciale Sinistra Italiana Pisa

Andrea Aretini – Segretario Circolo SI Pisa città

Federico Volpe – Portavoce UGS Pisa:

Le oltre sessanta denunce e sanzioni annunciate nei confronti di attivisti e attiviste che hanno partecipato alle mobilitazioni contro il traffico di armi e contro la guerra rappresentano un fatto grave.

A Pisa, come già avvenuto a Massa, si sceglie di trasformare il dissenso in un problema di ordine pubblico ma manifestare per la pace non è una colpa, è un diritto garantito dalla Costituzione.

Quello che sta accadendo non è casuale. È il frutto della cultura politica della destra di Giorgia Meloni e dei suoi decreti sicurezza, che considerano il conflitto sociale e la protesta non come elementi essenziali della democrazia, ma come fenomeni da reprimere.

Si colpiscono cittadini, associazioni e movimenti che chiedono pace, disarmo e giustizia. Si prova a intimidire chi contesta la corsa al riarmo e denuncia il ruolo che il nostro Paese continua ad avere nelle guerre che insanguinano il mondo. Ma le denunce non cancellano le ragioni della protesta. Non cancellano le domande che quelle mobilitazioni pongono: perché si continuano a investire miliardi nelle armi mentre si tagliano risorse a sanità, scuola e welfare? Perché chi si oppone alla guerra viene trattato come un problema?

Per questo esprimiamo piena solidarietà a tutte le persone coinvolte e continueremo a difendere il diritto al dissenso e alla mobilitazione.

In un Paese normale si fermano i traffici di armi, non chi li contesta. Si perseguono i profitti della guerra, non le ragioni della pace. Noi continueremo a stare dalla parte di chi non si rassegna all’idea che la guerra sia l’unico orizzonte possibile.

https://www.facebook.com/sinistraitalianapisa/posts/pfbid0974GHT4oC7tkkr8TCZmLmfotgJ6wfUSx6kWEQNtBB3wZz57k8HMcrncvBwfM848Zl

————————-

Giovani Democratici Pisa, Giovani Comunisti Pisa, Unione Giovanile di Sinistra, Network Giovani:

Eravamo in piazza, ci siamo ancora.

In quelle piazze, in quei cortei, in quelle occupazioni c’eravamo tutte e tutti. C’eravamo anche noi, realtà giovanili della sinistra pisana, insieme a migliaia di studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini che in questi mesi hanno scelto da che parte stare: dalla parte di chi non resta in silenzio davanti al genocidio del popolo palestinese.

Oggi cinquantaquattro di noi sono colpiti da una denuncia. Non li lasceremo soli. Colpirne cinquantaquattro per spaventarne migliaia è il meccanismo di sempre della repressione, e noi quel meccanismo lo conosciamo: si prende di mira chi espone il volto, chi prende parola, chi organizza, per insegnare a tutti gli altri ad avere paura. Non funzionerà.

Criminalizzare la solidarietà con la Palestina e con la Global Sumud Flotilla serve a ridurre a problema di ordine pubblico una mobilitazione popolare, spontanea e necessaria, nata contro la guerra, contro il genocidio e contro la complicità politica, economica e militare del nostro Paese con il governo israeliano. Mentre Gaza viene rasa al suolo, mentre i bambini vengono uccisi a migliaia, qui si indaga chi protesta.

E questa complicità ha un volto, anche a Pisa. Ce l’ha nella Leonardo, che produce e vende le armi con cui si fanno le guerre e i genocidi, mentre incassa profitti e si presenta come fiore all’occhiello del territorio. Ce l’ha nel progetto della base militare dentro il Parco MSRM, l’ennesimo tentativo di militarizzare la nostra terra, di distruggere spazi pubblici e ambiente a favore delle logiche della guerra.

Militarizzano le città, militarizzano la spesa pubblica, militarizzano persino il linguaggio: e poi processano chi dice no alla guerra.

Anche a Pisa, come a Lucca, come a Carrara, tocchiamo con mano gli effetti del clima costruito dai decreti sicurezza e dalla stretta repressiva di un governo sempre più autoritario. Vogliono che manifestare costi caro, che ogni corteo lasci uno strascico di denunce, che la paura faccia il lavoro sporco. Vogliono movimenti silenziosi, piazze vuote, una gioventù che abbassa la testa. Non l’avranno.

Saremo al fianco delle attiviste e degli attivisti denunciati in ogni sede, giudiziaria e politica, e in ogni piazza, fino al ritiro di tutte le denunce. La nostra è una scelta di campo, ed è collettiva. Contro il genocidio, contro la repressione, contro la militarizzazione delle nostre vite.

Eravamo in piazza, ci siamo ancora, e ci torneremo. Perché la solidarietà non si processa. 

https://www.instagram.com/p/DZSIa8Jo7rJ/?igsh=N2UydGFqY2t4Y3A1

————————-

Diritti in Comune: 

Contro il genocidio del popolo palestinese e la guerra disobbedire è un dovere: la maxi indagine contro il movimento pisano è un tassello nella strategia contro le lotte. Denunciato anche il nostro ex consigliere comunale Ciccio Auletta

Abbiamo appena fatto sotto il Comune una conferenza stampa con numerose altre realtà cittadine (Student x la Palestina, Movimento No base, Cambiare rotta, Potere al Popolo, Rete dei comunisti, Usb, Palestra popolare la Fontina, Exploit) contro i numerosi provvedimenti che stanno colpendo decine di attiviste e attivisti nella nostra città.

Siamo, infatti, di fronte a un attacco contro il movimento contro la guerra e per la Palestina, in termini sia numerici sia qualitativi, senza precedenti negli ultimi decenni a Pisa, ma anche a livello nazionale.

Una maxi-indagine che vede tra i denunciati anche il nostro ex consigliere comunale Ciccio Auletta, e che colpisce 54 persone appartenenti a diverse realtà cittadine che da sempre hanno lottato per la pace, contro il genocidio del popolo palestinese e per l’autodeterminazione dei popoli. Contemporaneamente, stanno arrivando decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest’anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d’Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone.

Persone scelte ad hoc, a fronte di manifestazioni che nell’ultimo anno hanno coinvolto migliaia e migliaia di persone, in un evidente atto intimidatorio e repressivo volto a fermare le lotte.

Decine di migliaia di persone nella nostra città e in tutte le città del mondo si stanno mettendo in gioco, con i propri corpi, come gli attivisti della Global Sumud Flotilla, contro un genocidio che Israele, con il sostegno degli Stati Uniti e la piena complicità del Governo Meloni, continua a portare avanti.

Di fronte a tutto questo, di fronte a una guerra che Israele e gli Stati Uniti stanno alimentando con conseguenze e rischi enormi per l’umanità, disobbedire è un dovere morale e politico.

E così, in ogni parte del mondo, si attuano forme di repressione, e anche nel nostro Paese assistiamo allo stesso fenomeno. Le denunce qui a Pisa sono parte dello stesso attacco che subiscono gli insegnanti nelle scuole da parte del ministro Valditara e dei provvedimenti assunti contro i Vigili del Fuoco che si inginocchiano davanti alla bandiera palestinese, utilizzando tutti gli strumenti liberticidi e anticostituzionali contenuti nel Decreto Sicurezza.

I recenti Decreti Sicurezza rappresentano inoltre un ulteriore salto di qualità in questa deriva repressiva, rafforzando strumenti che limitano il dissenso e criminalizzano il conflitto sociale. È il segnale di una crescente pressione autoritaria da parte di governi che affrontano così le profonde questioni sociali, economiche e democratiche che attraversano il Paese.

Siamo di fronte a una grande questione democratica sulla quale nessuno può tacere e rispetto alla quale occorre mobilitarsi. La maxi-indagine di Pisa non è un caso isolato, come abbiamo visto recentemente anche a Massa e ora in altre città contro il movimento.

Noi, ancora una volta, come sempre, ci mettiamo la faccia, non solo come forze politiche ma anche attraverso la nostra rappresentanza istituzionale. Il nostro consigliere ha fatto ciò che ogni amministratore locale e ogni sindaco dovrebbe fare: stare dalla parte dei diritti, stare con il popolo palestinese.

Abbiamo bloccato anche il Consiglio comunale per questo, abbiamo bloccato strade, autostrade, ferrovie, l’aeroporto, e continueremo a farlo sempre alla luce del sole.

Invitiamo tutte le realtà associative, sindacali, politiche, collettivi, comitati e movimenti, le migliaia di persone che sono scese in piazza ad una solidarietà attiva come risposta a questi attacchi, rilanciando la mobilitazione per la Palestina libera, contro la guerra e la militarizzazione dei nostri territori.

Diritti in Comune: Una città in Comune – Rifondazione Comunista

https://unacittaincomune.it/contro-il-genocidio-del-popolo-palestinese-e-la-guerra-disobbedire-e-un-dovere-la-maxi-indagine-contro-il-movimento-pisano-e-un-tassello-nella-strategia-contro-le-lotte-denunciato-anche-il-nostro-ex/

 

Video Intervista Diritti in Comune

Numerosi provvedimenti stanno colpendo attiviste e attivisti che sono contro guerre e genocidi

https://www.youtube.com/watch?v=CLnNbRzQmck

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento