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“La voce delle donne per prendersi cura del mondo” – Manifestazione Nazionale a Roma

25 Settembre @ 14:00 - 19:00

TULL QUADZE / TUTTE LE DONNE
La voce delle donne per prendersi cura del mondo

MANIFESTAZIONE NAZIONALE

SABATO 25 SETTEMBRE ORE 14
PIAZZA DEL POPOLO – ROMA

Per adesioni scrivere a: segreteria@casainternazionaledelledonne.org

 


Documento di avvio del percorso

LE DONNE IN PIAZZA
Quale ripresa?
La rivoluzione della cura è tutta un’altra cosa

Il Covid ci ha dato ragione. Lo abbiamo gridato esattamente un anno fa, l’8 luglio del 2020, nel
pieno della pandemia, nella nostra prima Assemblea della Magnolia, che ha visto l’adesione di
tantissime donne, associazioni, singole, donne dei movimenti e delle istituzioni. Diverse ma
insieme, riunite per capire cosa era successo e cosa ci era successo, ma anche per riprendere
parola pubblica.
Oggi, come ieri, è sempre più necessario.
Il Covid ci ha dato ragione, ma la lezione del Covid rischia di essere messa tra parentesi. Contro
l’unanimismo imperante, serve un’altra visione, pensieri lunghi e scelte coraggiose per non ripetere
le vecchie ricette, per non riproporre la follia dello stesso modello di produzione e di consumo, che
distrugge l’ambiente e determina lo sfruttamento delle persone e degli animali, per non rilegittimare
il fallimento delle politiche liberiste, che hanno costruito disuguaglianze, povertà, smantellato i
sistemi pubblici di protezione sociale e di tutela dei diritti del lavoro.
E’ stata, quella del Covid, una crisi della cura, come l’abbiamo descritta, ma il cambiamento non
c’è.
Anni e anni di tagli, privatizzazioni, riduzione dei servizi alla persona, assunzione del mercato
come unica regola della vita, hanno prodotto una società più ingiusta.
Lo stato sociale non c’è più: lo hanno trasformato da un sistema per sostenere la fruizione dei diritti
e la costruzione dell’uguaglianza, a un coacervo di misure per attenuare le povertà e le
disuguaglianze determinate dalle politiche liberiste, dalle privatizzazioni e dall’innovazione. Le
politiche sociali praticate oggi, lungi dall’essere strumento della lotta delle donne per la loro libertà,
rischiano di ribadirne il destino subalterno, meritevole al massimo di un bonus di sostegno
finanziario.
La nostra società è stata abbandonata all’incuria.
La pandemia l’ha messa in luce, scoperta e aggravata.
Il Covid-19 ha scoperchiato la vulnerabilità dei nostri corpi, trasformato i ritmi della giornata. Le
abitudini sono state sradicate dalla dilatazione del tempo che ha reso difficili le relazioni. Non solo
nella cerchia più stretta ma là dove c’era la possibilità di incontro con gli altri, gli estranei, capace di
produrre curiosità e scoperte.
Qualcuna si chiede se stiamo accettando di sopravvivere rinunciando a vivere.
La pandemia, precipitata addosso a una società già resa fragile dalle politiche liberiste, ha
rovesciato sulle donne il peso di tutte le fragilità.
Oggi le donne sono più povere, più precarie e il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione
sono stati di ben poco aiuto per evitare la perdita dei loro posti di lavoro. Le donne sono sempre
più caricate di mansioni di assistenza. Tutte le scelte di gestione dell’epidemia hanno prodotto un
aumento della fatica delle donne, dalla DAD, al cosiddetto smart working, al contingentamento e al
distanziamento, alle restrizioni per anziani, malati e disabili. Le donne, impiegate prevalentemente
nei servizi, nell’assistenza e nel commercio, hanno dovuto in gran numero restare a lavorare in
presenza, a prendere i mezzi pubblici, per consentire a tutti gli altri di rispettare i lockdown,
neppure difese dagli accordi stipulati, dopo aspre battaglie, dai sindacati con le imprese.
Nella sanità, abbiamo scoperto che da anni opera un’organizzazione ormai gracile, pronta a
polverizzarsi, che le Residenze per anziani sono diventate luoghi di deposito e di parcheggio dei
corpi. Da quei luoghi tanti, troppi se ne sono andati in silenzio. Colpiti, perché vecchi, dalla
violenza che li considera improduttivi e considera inutile la loro esistenza. Così come è violenza
aver costretto tante donne a sacrificarsi per tenere insieme i bisogni dei piccoli e dei grandi.
La presenza del Covid-19 ha cancellato dalla nostra mente le rivolte contro i regimi e le stragi per
reprimerle; le lotte delle donne per le libertà negate; le guerre; i disastri ambientali sempre più
incontrollabili. Naufraghi chiedono soccorso per giorni nell’indifferenza dell’Europa, muoiono nel
Mediterraneo mentre il presidente del Consiglio italiano va in Libia e ringrazia la guardia costiera
per i migranti “salvati”.
Per questo noi vogliamo cambiare il punto di vista con cui si guarda al mondo.
Vogliamo una società e delle comunità che non sfruttano, non estraggono ricchezza dagli altri e dal
pianeta, ma se ne prendono cura, lo custodiscono.
Noi vogliamo avviare la “rivoluzione della cura”, che per noi significa passare da un mondo in cui
tutto si misura per prestazioni a un mondo in cui diventano fondamentali le relazioni; che per noi
significa un posizionamento politico e culturale, per ricostruire il legame sociale, per una nuova
idea di politica e di giustizia basata sull’interdipendenza e sulla relazione per ridisegnare un nuovo
modo di stare al mondo. Una rivoluzione della cura che si contrappone alla cosiddetta “care
economy” oggi usata per coprire e per “modernizzare” la crisi del welfare, di fatto per rendere
inesigibili i diritti che il welfare ha storicamente assunto dalla carta costituzionale. Una rivoluzione
della cura di cui non vi è traccia, non solo nel PNRR ma anche nella visione politica del governo.
La pandemia ci ha fatto vedere che le nostre comunità non riescono più a prendersi cura delle
persone e del mondo in cui viviamo, ben oltre la constatazione della drammatica debolezza dei
servizi alle persone e dell’aumento della fatica e della responsabilità delle donne
E che una società incapace di prendersi cura dei viventi, è una società non solo ingiusta, ma
anche più fragile, più esposta.
Cambiare rotta comporta scelte non indolori. Contro una gestione della salute che non prende le
distanze dal passato; contro lo svilimento della vecchiaia; contro la manomissione del pianeta e
dell’ambiente, della terra e dell’aria; contro gli allevamenti intensivi.
Per questo prendiamo parola, contro la rimozione della pandemia e contro ogni tentativo di
utilizzare la pandemia e le sue conseguenze soltanto per accelerare tutte quelle scelte che già
tanto danno hanno causato alle donne e agli uomini di questo paese.
L’insufficienza del PNRR non ammette silenzi, rivendichiamo l’urgenza di interventi strutturali e di
lungo periodo che decostruiscano i meccanismi sociali ed economici che proteggono un sistema di
potere fatto di gender pay gap, di cultura della violenza e dello stupro, di cristallizzazione dei ruoli
di genere nelle famiglie che si oppongono alla diffusione nella società del lavoro riproduttivo e di
cura.
Chiediamo:
che il welfare pubblico non sia residuale, che a ogni investimento di risorse europee corrisponda
un necessario aumento di spesa corrente, per garantire che gli impegni, a partire da quello – pur
del tutto insufficiente – per la costruzione di nuovi asili nidi, non restino soltanto sulla carta;
che i servizi non debbano essere sostituiti dai bonus e dal modello di acquisto di prestazioni
individuali nel mercato dei fondi assicurativi ;
che siano garantiti i livelli essenziali di assistenza per i servizi sociali;
che gli ammortizzatori sociali garantiscano tutti i tipi e le forme di lavoro;
che, indipendentemente dal lavoro, sia garantito un reddito che chiamiamo di dignità e
autodeterminazione, per tutti, ma soprattutto per le donne, per uscire dalle situazioni di violenza;
che, grazie al potenziamento del welfare e della PA (ambiti dove è prevalente l’occupazione
femminile) siano realmente aumentati i posti di lavoro per le donne;
che per ogni progetto e per tutte le politiche sia garantita – e governata da una rigorosa equa
rappresentanza di genere – sia una valutazione ex ante sia un monitoraggio ex post rispetto alla
ricaduta in termini di occupazione femminile, di lavoro delle donne sicuro e di qualità;
che siano resi espliciti gli obiettivi del tasso di occupazione femminile– come aveva fatto l’Europa
per il 2020; di quanto si vuole aumentare l’occupazione delle donne e entro quando?
che sia sostenuto una grande piano nazionale contro la precarietà, modificando le attuali regole
del mercato del lavoro, garantendo che a lavoro stabile corrisponda sempre una lavoratrice stabile,
e non invece una lavoratrice a part time, con partita IVA o retribuita con voucher;
che si controlli ogni forma di abuso per l’utilizzo del part-time come “obbligatorio” e dello smart
working come strumento di flessibilità governata solo dall’impresa;
che sia il welfare che il lavoro garantiscano dignità, diritti, tempi di vita per tutte tutti.
Come ci ha insegnato il Covid, il cambiamento è necessario, profondo e radicale. Ma ancora non
c’è, né ci sarà senza le donne!
Per questo, oggi più di eri, è necessario il pensiero, la mobilitazione, la conflittualità, la forza delle
donne.
Per questo dall’Assemblea di oggi, tutte insieme, diverse ma unite, lanciamo questo appello alle
donne, a tutte le donne.

Chiediamo di discuterlo, di condividerlo, di sottoscriverlo e soprattutto chiediamo di costruire
insieme un percorso per promuovere il 25 settembre una grande manifestazione di donne, di tutte
le donne, ma anche di tutti quelli che sono consapevoli che la rivoluzione della cura è una
necessità per il mondo, per le nostre società, per le nostre vite.

Assemblea della Magnolia

Documento di conocazione della manifestazione

TULL QUADZE / TUTTE LE DONNE
La voce delle donne per prendersi cura del mondo

SABATO 25 SETTEMBRE ORE 14
PIAZZA DEL POPOLO – ROMA

Dalla pandemia abbiamo imparato una lezione: lottare per praticare quella cura che ha al centro la vita degli esseri umani, della natura e di tutti i viventi. Altrimenti, la risposta sarà sempre la stessa: ingiustizia, disuguaglianza, sfruttamento degli esseri umani e della nostra terra e alla fine guerra e distruzione.

L’Afghanistan è il tragico specchio del cinismo di tutti i poteri, dei torbidi inganni del paternalismo della cura che funziona solo con i cerchi concentrici del prima, la famiglia, la nazione, mai la comune umanità.
Per questo, quel che accade nel paese è della stessa pasta delle morti nel Mediterraneo, delle torture in Libia, degli accampamenti nei Balcani, teatro di efferate violenze sui corpi delle donne.
Dobbiamo imparare le lezioni che questi durissimi decenni di crisi economica, malattia, guerra, devastazione ambientale ci hanno impartito.

Le donne, che pagano sempre il prezzo più alto di queste scelte, stanno gridando che bisogna cambiare: partire dai bisogni, dai diritti, dalle idee, dalla fatica significa prendersi cura del mondo invece che sfruttare il mondo, prendersi cura delle persone e della terra in cui viviamo, invece che usarla per affermare profitto e dominio.

Per la prima volta da decenni ci saranno risorse da spendere, in un’Europa benestante e ingiusta.
Non un euro per scelte di dominio e sfruttamento, non un euro per le armi. Tutte le risorse, tutte le nuove leggi, dal fisco al lavoro, dall’ambiente al welfare per curare il mondo, sanare le ingiustizie, restituire a chi ha perduto e sofferto.

E’ tempo di usare tutti gli strumenti della nostra incompiuta democrazia per la conquista della libertà di tutte.

Per questo andiamo in piazza.

La pandemia, la crisi climatica, le tragedie delle guerre e delle migrazioni ci chiedono una rivoluzione:
LA RIVOLUZIONE DELLA CURA

L’Assemblea della Magnolia

Dettagli

Data:
25 Settembre
Ora:
14:00 - 19:00

Luogo

Piazza del Popolo, Roma
Piazza del Popolo
Roma, Italia
+ Google Maps

Organizzatore

Assemblea della Magnolia