Il 20 febbraio il Comune di Pisa ha pubblicato un secondo bando per la vendita dell’edificio ex APES di via Fermi, con scadenza il 9 marzo per la presentazione delle offerte. Un secondo “bando lampo” dopo che la prima gara, pubblicata lo scorso 23 dicembre con scadenza al 30 gennaio, era andata deserta, non essendo stata presentata alcuna offerta. Prezzo a base d’asta: 2 milioni di euro.
Riteniamo questa ennesima scelta della Giunta Conti scellerata e molto preoccupante. Da sempre siamo contrari alla vendita di questo importante immobile e la scelta di pubblicare questo secondo bando con questi tempi, dopo il fallimento del precedente, serve solo per prevedibili meccanismi di “svendita” di questo importante pezzo del patrimonio pubblico.
Parliamo, infatti, di un intero palazzo nel centro di Pisa, a due passi da Piazza dei Miracoli: un edificio comunale che fino a pochissimi anni fa ospitava numerosi uffici, ancora oggi potenzialmente utilizzabili, e che viene messo in vendita nello stesso momento in cui il Comune spende risorse per acquistare altri spazi, come ad esempio recentemente con l’acquisto per circa 1 milione di euro dei nuovi uffici alla Sesta Porta dalla Patrimonio S.r.l. (società comunque interamente a partecipazione pubblica).
È bene anche ricordare che nei prossimi mesi il Comune avrà sicuramente bisogno di nuovi spazi per uffici, vista la decisione di gestire direttamente i servizi socio-assistenziali a seguito dell’uscita dalla Società della Salute.
È fondamentale evidenziare la posizione strategica dell’immobile di via Fermi, situato esattamente lungo la direttrice che collega la Stazione ferroviaria alla Torre pendente: una collocazione che espone al rischio concreto di un riutilizzo a fini turistici o di realizzazione di studentati privati, dopo un cambio di destinazione d’uso. Un’ipotesi tutt’altro che astratta, se si considera il precedente tentativo del Comune di vendere quello stesso immobile a Invimit, con una previsione di 90 posti letto a valori superiori ai prezzi di mercato.
Non sarebbe la prima volta che questo accade: basti pensare al recente caso dell’ex asilo Coccapani, svenduto per farne appartamenti di lusso, o alle aste per la Mattonaia, andate deserte una dopo l’altra fino a svalutarla di oltre il 40%.
L’impatto che questa operazione potrebbe avere non è da sottovalutare: si andrebbero ad aggravare ulteriormente i problemi di vivibilità di un quartiere già costellato di attività residenziali e/o ricettive, in cui sono in corso o previste altre importanti operazioni della stessa natura, come quelle relative all’area del Santa Chiara, agli edifici dell’ex Caserma Artale, dell’ex Dipartimento di Chimica, delle ex Stallette e all’operazione di recupero del Parco della Cittadella, la cui gestione è stata affidata a un soggetto privato.
Questa idea di una Pisa asservita alla speculazione, e non pensata per chi in città ci vive, incontra la nostra più ferma contrarietà. Se si continuerà su questa strada, Pisa diventerà sempre meno accessibile ai suoi abitanti, come ormai accade da anni nella vicina Firenze. Per noi questo è inaccettabile.
È necessario bloccare l’ennesima operazione di svendita del patrimonio comunale e riutilizzare subito l’immobile per funzioni pubbliche.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
