Anche la seconda gara, pubblicata lo scorso 20 febbraio dal Comune di Pisa per la vendita dell’edificio ex APES di via Fermi, è andata deserta. Così il “bando lampo” ha avuto lo stesso, prevedibile esito della prima gara, pubblicata il 23 dicembre con scadenza il 30 gennaio, anch’essa andata deserta, non essendo stata presentata alcuna offerta. Il prezzo a base d’asta era di 2 milioni di euro.
Di fronte a questo doppio e analogo risultato, che cosa intende fare la Giunta Conti? Procedere subito a una terza gara, con i connessi e prevedibili meccanismi di “svendita” di questo importante pezzo del patrimonio pubblico?
Occorre bloccare assolutamente questa spirale, fermando la svendita del patrimonio comunale e riutilizzando subito l’immobile per funzioni pubbliche.
Parliamo, infatti, di un intero palazzo nel centro di Pisa, a due passi da Piazza dei Miracoli: un edificio comunale che fino a pochissimi anni fa ospitava numerosi uffici, ancora oggi potenzialmente utilizzabili, e che viene messo in vendita proprio mentre il Comune spende risorse per acquistare altri spazi. È il caso, ad esempio, del recente acquisto per circa 1 milione di euro dei nuovi uffici alla Sesta Porta dalla Patrimonio S.r.l. (società comunque interamente a partecipazione pubblica).
È bene ricordare, inoltre, che nei prossimi mesi il Comune avrà sicuramente bisogno di nuovi spazi per uffici, vista la decisione di gestire direttamente i servizi socio-assistenziali a seguito dell’uscita dalla Società della Salute.
È fondamentale anche evidenziare la posizione strategica dell’immobile di via Fermi, situato esattamente lungo la direttrice che collega la stazione ferroviaria alla Torre pendente: una collocazione che espone al rischio concreto di un riutilizzo a fini turistici o per la realizzazione di studentati privati, dopo un eventuale cambio di destinazione d’uso. Un’ipotesi tutt’altro che astratta, se si considera il precedente tentativo del Comune di vendere quello stesso immobile a Invimit, con la previsione di 90 posti letto a valori superiori ai prezzi di mercato.
L’impatto che questa operazione potrebbe avere non è da sottovalutare: si andrebbero ad aggravare ulteriormente i problemi di vivibilità di un quartiere già costellato di attività residenziali e/o ricettive, in cui sono in corso o previste altre importanti operazioni della stessa natura, come quelle relative all’area del Santa Chiara, agli edifici dell’ex Caserma Artale, dell’ex Dipartimento di Chimica, delle ex Stallette e all’operazione di recupero del Parco della Cittadella, la cui gestione è stata affidata a un soggetto privato.
Occorre quindi fermare l’ennesima operazione della destra che governa la città e che nulla ha a che vedere con l’interesse della collettività.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
