L’idea di giustizia e di pace dovrebbe essere il concetto al centro della Festa della Toscana. Fu proprio la consapevolezza che ciò che prevedeva dalla legge del tempo – la tortura e la pena di morte – niente avevano a che fare con la giustizia, a portare all’abolizione di entrambe nel 1786 in Toscana.
Eppure, nel contesto internazionale attuale, anche gli standard della legalità, che spesso non corrispondono alle esigenze di giustizia, sono costantemente ignorati e violati, ed è in Palestina dove ciò è massimamente evidente.
Mentre il genocidio del popolo palestinese va avanti nella Striscia di Gaza, con una violazione quotidiana del cessate il fuoco da parte di Israele, l’establishment sionista si prepara all’annessione della Cisgiordania: il governo israeliano nei mesi scorsi ha approvato il progetto E1, che riconosce formalmente la continuità territoriale israeliana tra Gerusalemme e la colonia di Maale Adumim, di fatto tagliando in due la Cisgiordania.
Neanche a dirlo: progetto illegale rispetto al diritto internazionale. E le violenze sulla popolazione palestinese, dalle uccisioni a Gaza alle violenze dei coloni e dell’esercito in Cisgiordania, non fanno che aumentare.
Sembra che al governo israeliano il rispetto delle leggi interessi solo quando può essere valido strumento di annientamento del popolo palestinese, com’è nel caso della discussione in corso per l’introduzione della condanna a morte per cittadine e cittadini palestinesi.
Facendo ulteriori balzi indietro rispetto alla Toscana del XXVIII secolo (la tortura è già prassi consolidata nelle carceri israeliane).
Di fronte alle azioni dello Stato d’Israele che, oltre ad essere l’esatto contrario di ogni senso elementare di giustizia, sono anche in aperta violazione con il diritto internazionale, atti di vera giustizia arrivano anche da fuori della Palestina, da chi cerca di portare sostegno alla popolazione palestinese che resiste al genocidio e all’apartheid.
Per questo va sostenuta la campagna Faz3a, per questo va sostenuta la rete di persone che da tutto il mondo si stanno recando in Cisgiordania, soprattutto in un momento in cui i coloni israeliani stanno cominciando ad attaccare anche gli attivisti e le attiviste internazionali, com’è successo lo scorso 30 novembre a Ein-al-Duyuk, dove i coloni hanno pestato un gruppo di cui fa parte anche il compagno pisano Tau, devastando l’alloggio e rubando computer e documenti.
A loro va tutta la nostra solidarietà, la stessa che da sempre è rivolta alle e ai palestinesi.
Di fronte a ciò, il governo italiano, che ha mentito sulle forniture di armi ad Israele, in totale violazione del diritto internazionale continua i suoi rapporti diplomatici e commerciali come se nulla fosse (a cominciare dagli accordi di Eni per il gas israeliano), ed esponenti del governo hanno dichiarato che non arresteranno Netanyahu se venisse in Italia, in violazione dei trattati internazionali che l’Italia ha firmato.
Di fronte a ciò, il Sindaco di Pisa e la sua Giunta sono in costante, complice e colpevole silenzio, anzi, la maggioranza in Consiglio ha respinto le mozioni di solidarietà con il popolo palestinese e con chi si adopera per la fine del suo genocidio, che abbiamo portato in discussione.
Salvo usare la Festa della Toscana per invitare bambine e bambini palestinesi dalla città gemellata di Gerico per portarli in visita alla 46esima Brigata Aerea. A che scopo? Solo per alimentare la propaganda bellicista, o veramente si crede di convincere bambine e bambini palestinesi che devono fidarsi delle armi italiane perché saranno usate a loro beneficio?
Per fortuna, dopo che questo programma è stato reso pubblico, i piani sono cambiati e oggi abbiamo accolto la delegazione da Gerico nel Consiglio Comunale.
Ma se Sindaco e Giunta credono di essersi così lavati la coscienza per il silenzio di questi anni, le manifestazioni degli scorsi mesi hanno reso evidente che la maggioranza di chi vive nella nostra città ha ben chiaro cosa voglia dire giustizia: boicottare e sanzionare Israele il prima possibile, sostenere in ogni forma il popolo palestinese, inviando aiuti, aprendo corridoi umanitari, andando fisicamente a dare supporto, costringendo le istituzioni nazionali e locali al rispetto del diritto internazionale e ad un intervento diplomatico per la fine dell’apartheid, delle colonie israeliane, dell’occupazione, del genocidio, per la liberazione dei prigionieri ingiustamente detenuti nelle carceri israeliane, e il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
