Giovedì mozione in consiglio contro la proposta di modifica normativa in tema di violenza sessuale (DL/DDL Bongiorno). Occorrono azioni anche comunali per la tutela della libertà e dell’autodeterminazione sessuale

Fa rabbrividire la proposta di riforma dell’art. 609-bis del codice penale in tema di violenza sessuale.

Il testo della nuova norma, tutta opera della senatrice leghista Buongiorno, passa dal mettere al centro del reato un atto sessuale compiuto senza il “consenso libero e attuale” di chi lo riceve all’obbligo di valutare, per affermare che il reato sussiste, la “volontà contraria” della persona offesa che, quindi, dovrà dimostrare di aver davvero voluto dire no, sottoponendosi anche ad una valutazione sulle circostanze in cui questa “volontà contraria” sarebbe stata manifestata.

Tale impostazione è in netto contrasto con i principi della Convenzione di Istanbul (ratificata dall’Italia nel 2013), la quale stabilisce chiaramente che il consenso deve essere dato volontariamente come manifestazione della libera volontà della persona.

Eppure, l’avvocata Buongiorno i Tribunali li ha frequentati e li frequenta. Le sarà capitato di incontrare nei corridoi chi ha appena dovuto raccontare davanti a una platea di giudici e legali che cosa, del proprio corpo, è stato fatto da altri: quanto dolore quell’atto ha provocato e quanto, ancora, per tanto tempo ne provocherà. Il dolore è talmente tanto che le vittime non denunciano. Che il calvario processuale è dissuasivo, che la paura di non essere credute lascia impuniti gli stupratori.

Una legislazione che non metta al centro l’esplicito consenso rischia di vanificare anni di battaglie culturali e di allontanare le donne dal percorso di denuncia, per timore di non essere credute o di essere giudicate per la propria “passività”. Le garanzie di difesa per gli imputati ci sono e ci devono essere, ma non si può ignorare il calvario della violenza secondaria che subiscono le persone che denunciano uno stupro e questa riforma, attuata in un clima dove si vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è allarmante e preoccupante e ci lancia un messaggio chiaro: sorell3 se fino ad oggi non ci hanno creduto, per noi domani sarà ancora peggio.

E’ necessario in questa fase che gli Enti Locali affermino con forza la centralità della promozione di una cultura del rispetto e nel contrasto alla violenza di genere attraverso programmi di educazione sessuoaffettiva nelle scuole e nella comunità, il potenziamento dei Centri Antiviolenza e delle politiche pubbliche di sostegno all’autonomia delle vittime di violenza.

Per questo abbiamo depositato una mozione che chiediamo sia discussa nel consiglio comunale di giovedì 19 febbraio affinchè il Consiglio comunale esprima con forza la propria contrarietà a qualsiasi riforma del Codice Penale che non recepisca integralmente il modello del “consenso esplicito” , evitando arretramenti giuridici verso il concetto di “volontà contraria”.

Inoltre con il nostro documento si impegna il Sindaco e la Giunta: 1) a sollecitare il Governo e il Parlamento affinché la legislazione italiana si adegui rigorosamente agli standard internazionali ed europei, ponendo al centro dell’accertamento penale l’assenza di consenso e non la prova della resistenza fisica o verbale; 2) ad attivarsi presso l’ANCI affinché si promuova un’azione congiunta dei Comuni italiani per sensibilizzare il legislatore sulla pericolosità sociale di una norma che non tuteli adeguatamente l’autodeterminazione sessuale; 3) A sostenere e potenziare, sul territorio comunale, campagne di educazione all’affettività e al consenso rivolte alle giovani generazioni, per ribadire che la libertà sessuale non è l’assenza di un “no”, ma la presenza di un “sì” consapevole.

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

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