Sosteniamo i lavoratori e le lavoratrici dei settori industriali e manifatturieri che oggi, 9 luglio, sono scesi in piazza in Toscana per un importante sciopero generale, a fronte di una situazione ormai drammatica per il sistema industriale toscano e italiano.
Di fronte a una crisi sempre più grave manca qualsiasi politica industriale capace di garantire lavoro di qualità e un diverso modello di sviluppo.
Alcuni numeri sono esemplificativi del modo di operare di molte imprese: in alcune filiere gli ammortizzatori sociali straordinari sono aumentati del 1.280% tra il 2023 e il 2025, mentre negli ultimi dieci anni 28 miliardi di euro di profitti sono stati reinvestiti solo in minima parte.
È quindi un modello che non funziona: da anni vengono destinate ingenti risorse pubbliche alle imprese senza pretendere, in cambio, garanzie sugli investimenti, sull’occupazione e sulla qualità del lavoro. Allo stesso tempo, gli utili realizzati in questi anni troppo spesso non sono stati reinvestiti per innovare, rafforzare la produzione, creare buona occupazione e aumentare i salari. A pagarne le spese sono migliaia di lavoratrici e lavoratori. Al contempo, nelle filiere industriali, dalla moda alla meccanica, dall’automotive alla nautica e alla siderurgia, crescono fenomeni di precarietà e sfruttamento, con la compressione dei diritti e del costo del lavoro.
Anche il nostro territorio vive profondamente questa crisi dell’industria: nel 2025 le ore di cassa integrazione in provincia di Pisa hanno superato i 6 milioni, con un aumento del 152,6% in due anni. A questo si aggiungono vertenze importanti come quella di Takeda, dove una multinazionale decide di delocalizzare parte delle proprie attività da Pisa in Austria solo per aumentare i propri profitti, licenziando 67 lavoratori e lavoratrici interinali, molti dei quali impiegati da anni con contratti di somministrazione. Forte è inoltre la preoccupazione per la tenuta occupazionale, nel breve e nel medio periodo, della Dumarey.
Ma lo sciopero di oggi è ancora più importante perché, a fronte di questa crisi, Confindustria Toscana Centro e Costa ha svolto in questi giorni la propria assemblea dei soci proponendo ancora una volta la solita ricetta inaccettabile: pensare di uscire dalla crisi investendo nel settore militare. Non a caso, tra gli ospiti della convention c’erano il Ministro Crosetto e il neo presidente Leonardo Macrì. Una riconversione a carattere bellico, con un incremento degli investimenti destinati alla tecnologia militare o alla crescita della spesa per la difesa, è inammissibile e va respinta la proposta degli industriali di realizzare in Toscana un nuovo distretto della guerra.
Esiste invece un’alternativa e in questi anni proprio in Toscana l’hanno indicata i lavoratori e le lavoratrici della ex GKN, che dal 2021 lottano per riaprire la propria fabbrica e che proprio l’11 e il 12 luglio hanno lanciato una grande assemblea pubblica per dare finalmente concretezza a un progetto di riconversione dal basso dello stabilimento.
Noi oggi siamo con i lavoratori e le lavoratrici in sciopero, siamo al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici della Takeda e della Dumarey e sabato e domenica saremo ancora una volta a Campi Bisenzio, perché la lotta della GKN è una lotta che ha una valenza nazionale e internazionale.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
