La destra pisana si schiera con valditara: Un pesante attacco alla scuola pubblica con pesanti conseguenze sulle giovani generazioni

Anna Buoncristiani, consigliera di Fratelli d’Italia, ha celebrato in Consiglio Comunale la recente legge del governo Meloni sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, nota come “legge sul consenso informato”, descrivendola come una conquista di “trasparenza” e “buonsenso” che finalmente estirperebbe la “teoria gender” dalle scuole.

In realtà questa legge non può abolire una teoria che non esiste (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_gender) mentre cancella, per le bambine e i bambini, le scolare e gli scolari, occasioni di riflessione sulle relazioni tra pari, sulle aspettative sociali legate al proprio corpo e al proprio genere e a come queste influenzano il vissuto quotidiano, sull’ansia che queste aspettative sociali possono generare quando non corrispondono al vissuto della giovane persona. Diminuisce la possibilità che figure adulte competenti possano intercettare la presenza di abusi da parte di figure adulte, spesso in famiglia come dicono le statistiche, e favorire un intervento tempestivo.

Questa legge consente di parlare di sessualità e affettività nelle scuole secondarie, ma solo agli studenti le cui famiglie approvano preventivamente la proposta didattica. Saranno proprio le giovani persone che trovano difficile esprimere in famiglia il loro disagio o che in famiglia incontrano la violenza ad essere private della possibilità di confrontarsi con esperti. Tra le famiglie che non daranno il loro consenso a iniziative di educazione sessuo-affettiva vi saranno anche le famiglie violente, e sappiamo che esistono.

Questa legge non introduce alcuna forma di dialogo costruttivo tra scuola e famiglie mentre mina la libertà di insegnamento che, ricordiamo, è garantita dalla Costituzione.

Ci sono già nella scuola strumenti di informazione alle famiglie, a cominciare dall’obbligo di pubblicare sul sito il piano dell’offerta formativa della scuola, e strumenti di dialogo tra scuola e famiglia: i docenti hanno l’obbligo di colloqui con le famiglie, nei consigli di classe le/i docenti illustrano le loro scelte didattiche ai rappresentanti dei genitori e degli studenti e tengono conto del loro parere nella scelta dei libri di testo.

La rete nazionale Educare alle differenze ha scritto con chiarezza che strumenti come il consenso informato preventivo non sono solo ostacoli burocratici: sono armi politiche che minano le basi democratiche dell’educazione, ferendo la libertà di insegnamento. La scuola non è una delle parti in gioco: è lo spazio che rende possibile l’incontro tra soggettività diverse. Difenderne l’autonomia significa difendere la democrazia stessa.

La stessa Università di Pisa in un editoriale online del dicembre 2025 ricorda che l’Italia si colloca tra i pochi paesi in Europa privi di una normativa che garantisca percorsi continuativi sull’educazione alla sessualità e all’affettività. Invece di colmare questo ritardo, la legge approvata lo aggrava, e colloca l’educazione all’affettività esclusivamente all’interno della sfera familiare, riducendo il ruolo della scuola come luogo di promozione di salute, equità e diritti. Nel frattempo, ricordano le studiose, aumentano i casi legati alle infezioni sessualmente trasmesse e la violenza di genere tra adolescenti e giovani adulti.

I dati del progetto EduForIST, coordinato dall’Università di Pisa e finanziato dal Ministero della Salute, sono inequivocabili: fra l’85 e il 90% degli studenti e delle studentesse coinvolti desidera che la scuola affronti i temi della sessualità e dell’affettività. E’ necessario che queste voci siano ascoltate e che al centro dell’agenda politica ci sia la salute, i diritti, il futuro delle ragazze e dei ragazzi.

La destra pisana ha sistematicamente smontato tutte le esperienze maturate nelle scuole della città: dalla prima giunta Conti abbiamo assistito all’uscita dalla rete Ready e a ogni forma di boicottaggio per l’utilizzo delle risorse pubbliche regionali per i progetti sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

La coalizione Diritti in Comune lo ha sempre detto in Consiglio comunale e lo ha sempre ripetuto fuori: i programmi di educazione alle differenze cancellati da questa Giunta vanno rimessi al centro delle politiche educative. Abbiamo sempre fatto valere queste priorità in ogni discussione sulle risorse del bilancio e lo faremo anche ora, in occasione della discussione sul bilancio preventivo 2026-2028.

Non vogliamo che la “libertà educativa della famiglia” degeneri in uno strumento per espellere dalla scuola pubblica ogni discorso su corpo, identità e relazioni. Ci interessa che ogni ragazza e ragazzo, indipendentemente dalla famiglia in cui è nato, abbia accesso a un’educazione che lo protegga, rispetti e prepari a vivere nel mondo. Questo è il compito della scuola pubblica. Questo è ciò che difendiamo.

Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

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