Abbiamo letto le parole con cui Filippo Bedini è intervenuto sulle colonne della Nazione, sui temi che gli sono più cari, quelli per cui ha ricevuto la delega dal sindaco: le tradizioni e l’identità di Pisa. Se c’è una cosa che bisogna riconoscere al vicesindaco è la caparbietà e l’insistenza: sono anni che lo vediamo parlare del Medioevo e delle tradizioni cittadine collegate. Pochi pisani non l’hanno visto in televisione o dal vivo sfilare in costume e difendere il culto delle rievocazioni storiche: si può dire che, insieme all’odio contro i comunisti, sia il suo argomento preferito.
Bedini ora si lamenta del fatto che la storia delle repubbliche marinare viene «addirittura volutamente dimenticata» dai manuali e dalla saggistica, e che questo accade a causa del «politicamente corretto» che va di moda in questi tempi. I libri di scuola e l’accademia sarebbero d’accordo nel togliere spazio alla nostra amata Pisa medievale e alle sue compagne di avventura, le Repubbliche marinare. Tutto questo per colpa della sinistra, ovviamente, che non vuole ammettere l’ovvio (e qui dobbiamo citare direttamente il vicesindaco): «Pisa, Amalfi, Genova e Venezia, sia pure in secoli diversi e in misure differenti, hanno tutte un passato da grandi protagoniste della storia di un’Italia in tempi di occupazione straniera e mancanza di libertà», sono città che si sono sapute alleare «quando c’era da contrastare ostacoli per il mantenimento della libertà e dello sviluppo della civiltà occidentale».
È chiara la visione di Bedini: le Repubbliche marinare sono le radici storiche da cui viene la forza della libertà occidentale contro lo straniero, straniero ovviamente da identificarsi con l’Islam. Immaginiamo che la sinistra non voglia far sapere alla popolazione la verità, altrimenti dovrebbe rinunciare al suo piano di sostituzione etnica della popolazione italiana (fiera e battagliera) con i musulmani e gli africani (una civiltà estranea e tutto sommato inferiore). Ecco perché Bedini insiste tanto: le Repubbliche marinare vanno innalzate a baluardo del Mare Nostrum, sono la sola garanzia identitaria della cristianità del Mediterraneo.
E’ questa la proposta ideologico-culturale che Bedini porta avanti. E noi invece affermiamo che è proprio questa una «visione completamente errata della storia dell’Età di Mezzo, e della sgangherata modalità di lettura del passato con chiavi moderniste». La storia della Pisa medievale è la storia di una straordinaria capacità di costruire una rete di espansione mercantile e di mettere a segno azioni di pirataggio e rapina nel Mediterraneo: le navi pisane erano guidate dalla volontà di arricchirsi, non certo da una visione di contrapposizione con l’Islam o di difesa della libertà dell’Occidente. Non esisteva proprio il concetto di Occidente: c’era una cristianità intollerante e ottusa, dai tratti meno liberali del mondo islamico.
È inutile che Bedini ci venga oggi a raccontare frottole, per lo più con un vittimismo fuori luogo. Da quasi dieci anni siede sulle massime poltrone della Giunta, ha piegato la delega alla cultura a un’immagine inventata del Medioevo e a fare circolare materiale di propaganda neofascista. Provi ad allargare i suoi orizzonti e a studiare altri periodi della storia di Pisa: esistono anche l’Ottocento e il Novecento, e come la storiografia ha provato da tempo, sono i secoli che hanno plasmato l’identità odierna delle società molto di più dei periodi anteriori. Questo Bedini lo sa, ma non lo vuole dire perché altrimenti dovrebbe affrontare argomenti scomodi, come ad esempio il fascismo di Guido Buffarini Guidi, podestà di Pisa e aguzzino degli ebrei.
Invece preferisce nascondersi dietro i cimeli storici. Come l’armatura recentemente donata al Comune di Pisa, risalente agli anni Trenta, appartenuta a Giulio Buoncristiani, fondatore del Fascio pisano nel 1920 e del Fascio repubblichino nel 1943, che ha fatto carriera sotto il regime grazie agli appalti pubblici. Il Comune ha dato ampio risalto alla notizia, ma i cittadini pisani non sono stati informati del significato profondo dell’operazione: con il pretesto delle tradizioni storiche, Michele Conti e Filippo Bedini hanno celebrato un passaggio di consegne, dal fascismo storico alla nuova destra postfascista. Sono queste le cose che andrebbero raccontate.
Diritti in comune (Una città in comune – Rifondazione comunista Pisa)
