Libia, voli militari dall’aeroporto di Pisa e addestramento di miliziani libici: il Governo chiarisca subito. Anche il Comune non può voltarsi dall’altra parte

Esprimiamo fortissima preoccupazione e sdegno per quanto emerge dal Final report of the Panel of Experts on Libya delle Nazioni Unite, trasmesso al Consiglio di Sicurezza il 24 marzo 2026.

Il rapporto ONU descrive un quadro gravissimo: in Libia i gruppi armati sono diventati attori centrali nella gestione del potere, condizionando istituzioni, economia e sicurezza attraverso violenza, coercizione e pratiche di tipo cartel-like. Il rapporto parla di impunità diffusa, violazioni sistematiche dei diritti umani, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture, traffici illeciti, contrabbando di petrolio e violazioni continue dell’embargo sulle armi.

Dentro questo quadro, non possiamo ignorare un dato che riguarda direttamente l’Italia e, in particolare, la città di Pisa.

Nell’allegato 20 del rapporto, il Panel afferma di aver identificato 124 voli di aeromobili militari da trasporto effettuati da Italia, Federazione Russa, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti verso aeroporti libici nel periodo esaminato. Il Panel ha chiesto agli Stati interessati chiarimenti sugli scopi dei voli e sui materiali trasportati, per verificare se tali ingressi temporanei rientrassero nelle eccezioni previste dalla risoluzione 2769 (2025).

Per quanto riguarda l’Italia, la tabella 20.1 elenca una lunga serie di voli militari con partenza da Pisa e destinazione Misurata, Tripoli e Bengasi. In particolare, risultano quasi quaranta voli da Pisa alla Libia, di cui la grande maggioranza verso Misurata.

Il punto politico è ancora più grave: secondo il rapporto ONU, Italia e Stati Uniti non hanno risposto alle richieste di informazioni del Panel. Per questa ragione, insieme ad altri Stati che hanno fornito risposte ritenute insufficienti, l’Italia è stata considerata non conforme agli obblighi previsti dai paragrafi 24 e 25 della risoluzione 2769 (2025).

Stiamo parlando di voli militari dall’Italia verso un Paese attraversato da milizie, traffici, violazioni dei diritti umani, interferenze straniere, violazioni dell’embargo e reti criminali transnazionali. Stiamo parlando di voli partiti dalla nostra città, Pisa, che ha il diritto di sapere quale ruolo stia svolgendo il proprio territorio in questa politica estera opaca e militarizzata.

A questo si aggiunge quanto ricostruito da Il Post e ripreso dalla nostra colazione ormai un anno fa, secondo cui soldati legati al generale Khalifa Haftar sarebbero stati addestrati in basi militari italiane. Nell’articolo venivano citati, tra gli altri luoghi, il Centro di addestramento di paracadutismo di Pisa e la caserma Pisano di Capo Teulada; secondo la ricostruzione, le immagini raccolte riguarderebbero il periodo 2024-2025, e fonti del ministero della Difesa avrebbero confermato l’esistenza del programma di addestramento.

Il rapporto ONU non afferma che i voli da Pisa siano collegati a questi addestramenti. Ma l’incrocio tra le due informazioni impone una domanda pubblica e non più rinviabile: che cosa trasportavano quei voli? personale? materiali? istruttori? militari libici? attrezzature? rientravano in quali missioni, accordi o autorizzazioni?

Chiediamo due cose precise.

Primo: il sindaco di Pisa era informato che dalla città risultano partiti così tanti voli militari verso la Libia? È a conoscenza del ruolo dell’aeroporto militare pisano in collegamenti ripetuti con un Paese che le stesse Nazioni Unite descrivono come attraversato da milizie armate, traffici e violazioni sistematiche dei diritti umani? Ritiene che la città debba essere tenuta all’oscuro di attività militari di tale rilevanza politica?

Secondo: i ministri degli Esteri e della Difesa intendono spiegare pubblicamente dentro quali missioni, accordi, autorizzazioni parlamentari o cornici internazionali rientrino quasi quaranta voli militari da Pisa alla Libia, in particolare verso Misurata? E perché l’Italia non ha risposto alle richieste di chiarimento del Panel delle Nazioni Unite?

Serve trasparenza. Serve un’informativa urgente in Parlamento. Serve che il Governo chiarisca se l’Italia stia contribuendo, direttamente o indirettamente, al rafforzamento di apparati militari e gruppi armati in un Paese dove l’embargo sulle armi continua a essere violato e dove le Nazioni Unite denunciano un sistema di impunità e violenza.

La politica estera non può essere sottratta al controllo democratico. Pisa non può essere avamposto di queste operazioni militari. E l’Italia non si può esimere dal rispondere agli organismi delle Nazioni Unite chiamati a monitorare l’embargo e la situazione libica.

Qui potete leggere un estratto dal rapporto ONU al Consiglio di Sicurezza sulla Libia del 24 marzo 2026

Diritti in Comune (Una città in comune, Rifondazione Comunista)

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