L’Italia è una Repubblica fondata su Confindustria? Note sulla “filantropia” degli industriali

Le misure anticontagio decise dal Governo fanno “infuriare” gli industriali, che in Toscana protestano con le bandiere a mezz’asta nelle sedi delle organizzazioni di categoria, contro la chiusura delle attività produttive prolungata al 3 maggio. In questo solco si collocano le dichiarazioni alla stampa della presidente dell’Unione Industriale pisana Pacini, nei giorni successivi al decreto e quando si superano i 20.000 decessi ufficiali per Coronavirus in Italia, oltre 450 in Toscana.

L’Unione Industriale di Pisa accusa il Governo di non tenere conto degli sforzi attuati dalle imprese per soddisfare il protocollo del 14 marzo e le linee guida della Regione, a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici, che renderebbero i luoghi di lavoro molto più sicuri che nel resto del territorio. Secondo Pacini, le imprese vivono nel “mondo delle regole” e degli obblighi, cui devono ottemperare per garantire la salute di chi lavora, con “pesanti responsabilità”. Sono i cittadini, semmai, gli irresponsabili.
Certo, il ragionamento cozza col fatto che il maggior numero di contagi e, purtroppo, di vittime sta proprio nelle regioni dove risiedono i principali distretti industriali del paese e dove, tra l’altro, sono state particolarmente forti le pressioni degli industriali a tenere aperte le attività economiche. Da parte sua il Governo, ha preso in considerazione un elenco di codici Ateco molto ampio e non strettamente attinente alle attività davvero essenziali, consentendo la prosecuzione delle attività in deroga per impianti a ciclo continuo, attività strategiche o connesse a filiere essenziali, semplicemente inviando un’autodichiarazione al Prefetto. Inoltre secondo le denunce dei sindacati non sono poche le aziende che in tutta Italia hanno scelto di cambiare il proprio codice ATECO in modo da rientrare nelle attività essenziali. Nella provincia di Pisa, sono così oltre 700 le aziende che continuano la produzione dopo avere presentato le autocertificazioni, di cui al momento non sappiamo quante vagliate.

A ulteriore difesa della categoria da lei rappresentata, la presidente Pacini afferma che le imprese non operano per mero profitto – anzi, “al singolo imprenditore converrebbe rinunciare alla propria attività” – ma per filantropia, per sostenere i lavoratori, le loro famiglie, tutto il tessuto dei servizi (trasporti, bar, ristoranti), oltreché lo stato e la spesa sociale. Ecco, ci pare francamente che Pacini pecchi di eccesso di difesa, dal momento che troppo spesso le imprese non hanno dimostrato questa specchiata responsabilità, soprattutto nei confronti dei lavoratori, le cui condizioni di sicurezza erano in molti casi a repentaglio ben prima che il virus cominciasse a circolare. Lo testimonia la strage pluriennale e quotidiana dei morti sul lavoro, circa 3 al giorno prima del blocco per la pandemia, oltre 1000 nel 2019; il pesante numero degli infortuni, circa 590mila nel 2019; il conto delle malattie professionali, oltre 56500 denunciate all’Inail nel 2019 (in aumento rispetto al 2018), per non parlare di quelle non riconosciute.

Insomma, anche in previsione del prossimo futuro, quando si dovranno cominciare ad allentare le restrizioni imposte dall’epidemia, ci appare preoccupante questa ingerenza del mondo imprenditoriale sul governo. Forse mai prima di adesso le richieste sono state così pressanti, spudorate e alla luce del sole, in spregio dell’interesse e della salute pubblica. Occorre invece ora più che mai tutelare i diritti e la salute dei cittadini e dei lavoratori, rivedere quali sono le esigenze e gli interessi della popolazione, riconvertendo e pianificando l’attività industriale verso produzioni realmente necessarie e compatibili con l’ambiente.

Da parte nostra, rinnoviamo pertanto, come già avvenuto in una mozione presentata in Comune, la richiesta al Prefetto di procedere con rigore e celerità alla verifica delle autocertificazioni, applicando restrittivamente la concessione delle deroghe e procedendo alla chiusura di tutti i luoghi di lavoro che risultassero non effettivamente indispensabili. Sollecitiamo inoltre la Asl e l’Ispettorato e le autorità competenti a vigilare e ad effettuare i controlli per verificare l’effettiva applicazione delle misure anticontagio nelle aziende che continuano l’attività.

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista – Pisa Possibile

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