A poco più di un mese dalla sua approvazione, la Regione Toscana ha revocato integralmente la delibera 841 del 6 luglio sui controlli sanitari e di vulnerabilità delle persone migranti, sostituendola con la nuova delibera n. 1040 del 10 agosto.
Una delibera che avevamo già contestato perché rischia di assegnare al personale sanitario un ruolo improprio all’interno di procedure finalizzate al confinamento in “luoghi specifici”, al trattenimento alla frontiera o all’espulsione immediata, facendo dell’atto sanitario uno strumento di una procedura amministrativa e di controllo, in evidente contrasto con i principi propri delle professioni sanitarie, con il Codice Deontologico e con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani.
La Regione, infatti, per quanto affermi di aver ritenuto necessario intervenire dopo «successivi approfondimenti»; lascia invariata la sostanza delle sue previsioni: il Servizio Sanitario Regionale continua a essere coinvolto in procedure amministrative gestite dall’Autorità di Pubblica Sicurezza (P.S.) nell’ambito dell’attuazione delle nuove politiche europee e nazionali sull’immigrazione.
La Regione conferma sostanzialmente tutto l’impianto della Delibera precedente: le visite saranno effettuate da personale del Servizio Sanitario Regionale e anche dai medici di Medicina Generale, all’interno di Case della Comunità, Distretti, ambulatori ospedalieri e altre strutture sanitarie accreditate e la valutazione dello stato di salute delle persone migranti sarà poi consegnata all’Autorità di pubblica sicurezza. Saranno inoltre specifici accordi tra Aziende sanitarie e Prefetture a individuare le strutture in cui effettuare le valutazioni e a definirne le modalità operative.
È precisamente questo il punto sul quale continuiamo a esprimere la nostra contrarietà.
La funzione del Servizio Sanitario pubblico deve essere quella di curare e tutelare la salute delle persone, indipendentemente dal loro status giuridico, e non quella di diventare un ingranaggio delle procedure di controllo, trattenimento ed espulsione.
Non solo. La detenzione amministrativa nei CPR è un sistema barbaro e lesivo dei diritti fondamentali, che priva della libertà persone che non stanno scontando alcuna condanna penale. E per noi il punto resta questo: non esiste una condizione fisica che possa rendere accettabile la permanenza in luoghi di questo tipo.
Per questo chiediamo alla Regione Toscana di non limitarsi a fare ritocchi di facciata alla precedente delibera (rimuovere che il medico effettua una “valutazione dell’idoneità alla vita in comunità ristretta”) ma di cambiare radicalmente indirizzo politico; le finalità comunque di questa attività sono evidenti nel momento in cui l’esito della valutazione sanitaria viene consegnata nelle mani della P.S.
Chiediamo che le Aziende sanitarie non sottoscrivano accordi con le Prefetture che subordinino l’attività sanitaria alle procedure di Pubblica Sicurezza e che venga tutelata pienamente l’autonomia professionale, etica e deontologica del personale sanitario.
Rinnoviamo inoltre il nostro sostegno alla campagna promossa da SIMM, ASGI e dalla Rete “Mai più lager – No ai CPR” e l’invito alle mediche, ai medici e a tutto il personale sanitario a prendere posizione affinché l’atto medico non venga trasformato da strumento di cura a strumento attivo nelle procedure di trattenimento o espulsione.
Diciamo chiaramente che non basta dire “No ai CPR in Toscana” se contemporaneamente si costruiscono, dentro il sistema sanitario toscano, procedure funzionali alle politiche di trattenimento o di allontanamento (rimpatrio) dal territorio italiano.
La nostra posizione resta la stessa: i CPR sono luoghi di sospensione dei più elementari diritti delle persone. Vanno chiusi. Tutti e subito.
Diritti in Comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista Pisa)
