Mozione: Interventi urgenti per la finanza degli enti locali

Di seguito la mozione presentata al consiglio comunale di Pisa da Francesco Auletta, consigliere di Diritti in comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista – Possibile)

Oggetto: Interventi urgenti per la finanza degli enti locali

Ricordato
Che il ddl di conversione del decreto legge (cd Cura Italia) recante “ Misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID–19” (AS 1766), è stato approvato dalla Commissione Bilancio del Senato nella notte dell’8 aprile scorso, il Senato ha poi votato la fiducia il 9 aprile u.s. Nello stesso provvedimento sono confluiti tramite emendamenti del Governo gli altri 3 decreti legge per l’emergenza COVID-19: il decreto legge n. 9 “Famiglie e imprese” (em. 19.1000), il d.l. n. 14 “Sanità” (em. 1.1000) e il d.l. n. 11 “Giustizia” (em. 83.1000).
Che le principali misure del disegno di legge, al riguardo degli enti locali e in particolare sulla parte finanziaria, sono:
  • il rinvio al 31 luglio del termine per l’approvazione del bilancio preventivo (unitamente ai riequilibri di bilancio) e al 30 giugno del rendiconto di gestione;
  • l’utilizzo dell’avanzo libero di amministrazione e dei proventi da concessioni edilizie per sostenere la spesa corrente dei Comuni nell’emergenza in corso;
  • la possibilità di svincolo di quote di avanzo vincolato relative a interventi già conclusi o altrimenti finanziati, non gravate da obbligazioni e non riguardanti esercizio funzioni fondamentali, per finanziamento interventi di contrasto alle conseguenze della crisi epidemiologica sul sistema economico locale;
  • il calcolo del FCDE sul quinquennio con utilizzo dei dati della riscossione 2019 a sostituzione dei dati 2020;
  • la facoltà data ai Comuni di approvare provvisoriamente anche per il 2020 le tariffe TARI già in vigore nel 2019 (entro il termine esteso a giugno), fermo restando l’obbligo di determinare il piano finanziario rifiuti entro il 31 dicembre 2020 e provvedendo all’applicazione dei conguagli eventualmente risultanti dalle differenze di costo nell’arco del triennio 2021-2023;
  • il rinvio del termine per la presentazione dei questionari relativi ai fabbisogni standard dei Comuni e delle Province e Città Metropolitane (rispettivamente, al 27 maggio e al 31 agosto pp.vv.);
  • la sospensione dei termini delle attività di liquidazione, controllo, accertamento e riscossione e di contenzioso, dall’8 marzo al 31 maggio 2020. Riguarda tutti gli enti impositori, quindi anche i Comuni;
  • l’estensione del termine a 90 giorni (ora è 60 giorni) per la ratifica in Consiglio Comunale delle delibere di giunta di variazione di bilancio
Valutato
Come queste misure siano assolutamente insufficienti, sia per dimensionamento finanziario che per nuova strumentazione, perché gli enti locali possano affrontare l’emergenza sanitaria economica e sociale in atto;
Come grave il fatto che tutti gli emendamenti tesi al rafforzamento delle misure, compresi quelli che imponevano la sospensione del patto di stabilità interno e del pagamento degli interessi sul debito da parte degli enti locali, siano stati bocciati dal Senato;
Ricordato inoltre
Che la finanza locale in questi anni è stata devastata dalle logiche di austerity inserite nel patto di stabilità e da tagli per milioni di euro, nonostante l’incidenza dei Comuni sul debito pubblico nazionale non abbia superato l’1,8%;
Che le gravi condizioni dei bilanci comunali rischiano di far “saltare” definitivamente gli enti locali di fronte alle necessità poste dall’emergenza in atto.
Evidenziato come
Lo stesso presidente Mattarella abbia ricordato che gli enti locali «costituiscono un tratto essenziale della nostra identità nazionale e, posti come sono alle radici dell’ordinamento, lo alimentano in virtù della rappresentatività e della maggiore vicinanza con le concrete comunità di vita. Per questo non può esistere un’efficace strategia pubblica che escluda i Comuni o che li tenga ai margini».
La stessa ANCI abbia espresso un giudizio fortemente negativo rispetto a quanto indicato nel ddl di conversione del decreto “Cura Italia”, arrivando nei giorni precedenti a abbandonare il tavolo di confronto col governo e chiedendo un intervento per gli enti locali da 5 miliardi di euro
Evidenziato altresì
Come siano necessari interventi assai più rilevanti a partire da una radicale riforma della finanza locale, tesa non solo a irrobustirla ma soprattutto a ispirarla a maggiori criteri di progressività;
Come di fronte a una diminuzione delle entrate comunali e al maggior bisogno di supporto alla popolazione senza massicci interventi straordinari la funzionalità minima degli enti locali rischi di “saltare” e di mandarli in stato di default.
Come anche i finanziamenti – a seguito del provvedimento 658 della protezione civile – sui cosiddetti buoni spesa da gestire da parte dei comuni risultino assolutamente insufficienti (si va dai comuni capoluogo di provincia con un contributo di 150mila euro fino a poco più di 20.000 euro ai comuni con una popolazione sino a 5000 abitanti) e con un margine di discrezionalità degli enti locali tale da assistere a situazioni assolutamente inqualificabili sui territori relative a esclusioni dovute ai criteri più diversi e molto spesso inaccettabili;
Il consiglio comunale chiede al Parlamento, in sede di approvazione definitiva del ddl in questione o con immediati provvedimenti successivi:
  • che Cassa Depositi e Prestiti torni a svolgere un vero ruolo pubblico, prevedendo per i Comuni la possibilità di accendere mutui senza alcun interesse da pagare;
  • di mettere nella condizione gli enti locali di poter sospendere per un periodo congruo senza oneri (e senza sbilanci) le tasse locali alla popolazione in particolare condizione di fragilità a seguito della attuale crisi sanitaria, sociale ed economica;
  • di sospendere qualsiasi vincolo di spesa per i bilanci degli enti locali a cominciare quindi da tutti i provvedimenti relativi ai patti di stabilità interni; compresi quelli relativi a tutte le procedure riguardanti i piani di riequilibrio finanziario pluriennale e anche di dissesto degli Enti locali
  • stanziamenti urgenti per il diritto alla casa a partire dall’aumento degli stanziamenti per il contributo agli affitti;
  • la possibilità per gli Enti Locali – al fine di contrastare l’emergenza sociale – di attingere, con criteri di massima attenzione e oculatezza, al fondo crediti di dubbia e esigibilità e agli avanzi di bilancio vincolati
  • che i Comuni possano sospendere la richiesta di pagamento dei canoni per le case popolari e aprano tavoli per ricontrattare i canoni in essere sul mercato privato
  • un fondo unico di rotazione di almeno in una prima fase, di sette miliardi di euro a sostegno degli enti locali con meccanismi di intervento immediato (e non una tantum) gestito dalle organizzazioni di rappresentanza degli enti stessi con – per la individuazione di criteri univoci di erogazione e gestione – la supervisione del Parlamento e dell’esecutivo , e con la creazione sul territori locali di tavoli allargati alle organizzazioni sociali e sindacali per una supervisione condivisa dei criteri di erogazione e delle individuazione delle modalità, ovviamente fatte salve le prerogative dell’ente locale stesso.
  • finanziamenti – anche attraverso il coinvolgimento dei fondi europei ivi destinati – agli aiuti di prima necessità e alimentari gestiti dai Comuni e l’individuazione di criteri univoci e certi di erogazione, tesi a non escludere nessuna categoria sociale e con un controllo diffuso delle organizzazioni sociali del territorio relativamente alla sua applicazione;
  • L’avvio di una riforma della finanza degli enti locali improntata a una forte progressività, nonché a un più incisiva lotta alle diseguaglianze locali, con adeguata tassazione dei grandi e medi patrimoni.

 

Francesco Auletta, Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista – Pisa Possibile

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