Né custodi né soldi per il Museo di San Matteo, ma un metal detector in arrivo

Torniamo ad occuparci del sistema museale cittadino, perché è di questi giorni una notizia surreale, vale a dire l’arrivo di un metal detector al Museo di San Matteo. Non solo le Gallerie degli Uffizi e dell’Accademia, anche i musei nazionali considerati minori dalla scellerata Riforma Franceschini (che ha costituito gerarchie tra enti museali, dando piena autonomia alle “eccellenze”) saranno dotati di questo catafalco con rullo, come negli aeroporti.

Era stato deciso qualche anno fa, in nome della sicurezza, dai Ministro Franceschini al suo primo mandato; la spesa era stata poi stranamente accantonata dal suo successore; il tutto viene ripreso oggi da Franceschini 2 la Vendetta. Per l’esattezza sono € 210.000, unico finanziamento che giungerà quest’anno al San Matteo (una spesa che va moltiplicata, solo in Toscana, per gli oltre quaranta musei nazionali).

Il San Matteo conserva una delle più importanti collezioni d’arte medievale al mondo e a noi sta particolarmente a cuore, ma è ormai un luogo fantasma: i visitatori sono sempre più scarsi, le aperture sono a singhiozzo, praticamente su prenotazione, i custodi rimasti sono pochissimi. Chi controllerà dunque le immagini del nuovo metal detector se non c’è personale?

Essendo un museo statale, non ci sfugge il fatto che queste scelte irrazionali siano responsabilità esclusiva del Ministero competente. Ma è anche un caposaldo del nostro patrimonio culturale, l’asse portante del nostro sistema museale, perciò riteniamo di dover denunciare l’assurdità della cosa e ci appelliamo al Direttore del Polo museale della Toscana ed allo stesso Ministro Franceschini: mandate quel metal detector solo dopo aver assunto personale di custodia che possa garantire normali aperture del museo e dopo aver stanziato finanziamenti per il restauro delle sue opere e la manutenzione delle strutture.

Infine, chi governa la città dovrebbe finalmente riprendere in mano le redini della politica culturale. Finora le amministrazioni si sono nascoste dietro istituzioni museali forti (l’Opera della Primaziale Pisana, la Fondazione Palazzo Blu, l’Università), delegando a loro le attività e soprattutto le spese in questo settore. Noi da sei anni, nel nostro piccolo, proponiamo la creazione di una Carta dei Musei che magari si estenda fino alla Certosa di Calci, un collegamento diretto con mezzi pubblici elettrici tra la Piazza del Duomo e questi luoghi della cultura, nonché una banale segnaletica stradale, che ne ricordi l’esistenza. Piccole iniziative che comincino ad invertire la rotta.

 

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista – Pisa Possibile

Condividi questo articolo

Lascia un commento