Nella variazione di bilancio neppure un euro per l’emergenza sociale

Nella prima variazione di bilancio presentata dalla giunta Conti non c’è assolutamente nulla di quel che servirebbe per rispondere alla crisi economica e sociale determinata dalla pandemia. Non un euro per le politiche sociali, per il contrasto delle povertà e delle diseguaglianze sociali crescenti, non un euro a sostegno dei lavoratori, delle lavoratrici e delle attività che da un anno vivono una situazione di difficoltà profondissima, non un euro per il potenziamento dei servizi a fronte di bisogni crescenti, non un euro per ampliare gli spazi per la didattica e sostenere i servizi educativi, non un euro per ridurre i canoni per gli inquilini e le inquiline incolpevolmente morosi/e, non un euro per abbassare la pressione fiscale sulle fasce più colpite a partire dalla TARI chiedendo di più a chi ha di più e a chi si sta arricchendo con l’emergenza.

Ancora una volta non si finanzia alcuna azione per combattere l’evasione e l’elusione fiscale, il che sarebbe fondamentale per recuperare risorse con cui finanziare questi interventi.

E ora che la Lega è appassionatamente al governo con il PD sotto il controllo di Draghi non si dice nulla sulla insufficienza dei trasferimenti delle risorse agli enti locali, sui ritardi, sui rischi concreti dell’aumento della TARI già per il 2021.

Si pensa però bene di usare risorse pubbliche per interventi che dovrebbero essere a carico dei privati (basti pensare al caso delle gallerie Gramsci, su cui chiederemo delle verifiche per possibile danno erariale) e per tacitare i bancarellai del Duomo che la destra in questi due anni e mezzo ha preso in giro con la bugia del possibile ritorno in Piazza dei Miracoli. Piuttosto che lavorare ad un piano del regolamento del commercio, si fanno interventi spot in prospettive elettorali: 150 mila euro qui, 350 mila euro per i bancarellai.

Ecco l’attenzione della Lega e della destra a quanto accade nella nostra città nella pandemia.

Per questo abbiamo presentato una serie di ordini del giorno per la rimodulazione del sistema fiscale sia a livello locale che nazionale, improntati alla progressività e alla giustizia sociale, a partire dalla TARI per arrivare all’IMU. Serve un sistema di controllo e verifiche che in Comune non sta funzionando: parliamo del caso di Pisamo che denunciamo da mesi e degli appalti di AVR. Ma non solo: abbiamo chiesto una verifica su Air B&B e su fondi ex-Gescal per recuperare risorse da destinare alle politiche abitative.

Si aumenta di 3 milioni il mutuo con Cassa Depositi e Prestiti, senza metterne in discussione i tassi d’interesse, utilizzando questi prestiti per le manutenzioni che dovrebbero essere, invece, fatte con le risorse ordinarie del comune: questo avviene perché, come denunciamo da tempo, nel bilancio preventivo si scrive che si fanno le opere con le vendite del patrimonio comunale che invece ovviamente non viene venduto, a meno che la vendita non si traduca in un regalo ad investitori privati. Allo stesso tempo, manca del tutto la programmazione degli interventi.

L’amministrazione deve smetterla di svendere il suo patrimonio e navigare a vista; invece, deve battersi per rilanciare il ruolo pubblico di Cassa depositi e prestiti affinché l’accensione dei mutui non sia legata a logiche di mercato ma torni nell’alveo dell’investimento per la collettività, su cui il comune deve concentrare la propria attenzione. Inoltre, deve lottare per cancellare i vincoli di bilancio che hanno messo in ginocchio gli enti locali.

Ma la destra, che evidentemente sa fare solo campagna elettorale, pensa ancora solo a questo guardando alle elezioni del 2023. Ma questo è fatto sulla pelle dei cittadini e delle cittadine.

Ecco gli ordini del giorno che abbiamo presentato:

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista – Pisa Possibile

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