No Base: grande manifestazione a Pontedera

Il 2 giugno 1946 è una data fondamentale per l’Italia, per molti motivi.

La scelta tra monarchia e Repubblica avviene sulla base del voto a suffragio universale, perciò, come già per le amministrative della primavera del 1946, le donne possono votare. Con il referendum, si interrompe il governo di una monarchia con responsabilità centrali nell’instaurarsi della dittatura fascista in Italia. Da lì, inizia un percorso che porterà nel 1948 alla scrittura della Costituzione, i cui primi 12 articoli racchiudono i principi fondamentali. Tra questi, l’art. 11, dopo due guerre mondiali, afferma che l’Italia ripudia la guerra.

Perché si possa parlare di pace per noi è essenziale che si fermi ogni modello economico che rende la guerra un’occasione per arricchirsi o per accumulare potere. La spesa pubblica non può più essere orientata a nutrire questo modello.

Oggi con il movimento No base siamo tornati in piazza a Pontedera, l’altro territorio insieme a Pisa interessato dal progetto della nuova mega-base dei corpi militari d’élite GIS e Tuscania, in un’area particolarmente delicata sul piano ambientale, la Tenuta Isabella a Gello. Una base militare dal costo di più di mezzo miliardo, che diventerebbe l’ennesimo pezzo di una rete di strutture militari capillari nel territorio toscano, per il trasporto e lo stoccaggio di armi che viaggiano poi per alimentare i conflitti in tutto il mondo.

Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che con noi si muoveva un’intera rete di realtà antimilitariste in tutta Italia, in Sicilia, in Veneto, in Sardegna. Territori con una forte presenza di infrastrutture militari anche della NATO, territori che alzano la testa e non sono più disponibili a farsi sfruttare e a essere piattaforme per la guerra globale.

Lo abbiamo fatto consapevoli che un Paese che vuole fare della pace un valore fondamentale davanti al genocidio in corso in Palestina non dovrebbe rimanere silenzioso, se non addirittura complice del governo israeliano, come invece l’Italia fa da anni.

Il nostro è un 2 Giugno smilitarizzato, per i territori liberi dalla guerra, e una spesa pubblica che risponda davvero ai bisogni delle persone. Ci servono case, lavoro dignitoso, scuole, welfare, cure mediche, ricerca, sostenibilità ambientale. Di sicuro, non armi e basi militari.

Diritti in comune (Una città in comune – Rifondazione comunista Pisa)

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