Area di provenienza, corrente di appartenenza, conoscenze e rapporti di fiducia… sono questi gli elementi del flebile dibattito in corso attorno al rinnovo della carica di Presidente dell’Ente Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.
Non si sente dire una parola, invece, sulla visione del Parco e delle scelte strategiche che dovranno essere affrontare nei prossimi anni: un Parco sempre più stretto tra chi lo vorrebbe trasformare sempre di più in un territorio “a disposizione” dell’idea di turno (giardino urbano ad accesso esclusivo con strutture alberghiere di lusso, basi militari…), e le minacce reali che i cambiamenti climatici in atto stanno portando: dalle fitopatologie sempre più frequenti, all’erosione costiera agli allagamenti.
Per svolgere al meglio il proprio ruolo, ogni cinque anni, in occasione del rinnovo delle cariche, la Regione Toscana dovrebbe organizzare convegni pubblici, consessi scientifici, tavoli politici per riflettere pubblicamente sullo stato di salute dell’aera protetta e sugli obiettivi strategici per il futuro a cui poi associare stanziamenti adeguati di risorse, umane e economiche.
Solo in base a tutto questo percorso, arrivare poi a decidere la figura che meglio possa garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Le tematiche sarebbero tante e importantissime: dalla tutela della biodiversità e degli habitat, alla gestione del territorio per l’adattamento al cambiamento climatico, la gestione dei boschi per il sequestro del carbonio, la lotta naturale alle fitopatologie, il contrasto all’erosione costiera, l’agricoltura e la zootecnia sostenibile, la convivenza con il ritorno dei grandi predatori, il turismo sostenibile. Questi sono solo alcuni esempi delle tematiche che potrebbero coinvolgere tutti gli attori sociali del territorio, per parlare di ambiente, ma anche di economia, di salute, di benessere.
E invece ancora una volta siamo di fronte al triste spettacolo di chi non si cura minimamente di pensare al presente e al futuro del territorio, ma ogni cinque anni si trova a gestire questa “grana” e cercare di scontentare meno fazioni possibile.
La Regione Toscana è, infatti, il grande assente: non solo è ovviamente il principale soggetto titolato trattandosi di Parco Regionale, ma in questo caso è anche direttamente proprietaria di una parte importante del territorio, quello con maggiori aree di pregio naturalistico, patrimonio immobiliare storico, aree fruibili dalla popolazione: la Tenuta di San Rossore.
Non solo la Regione, anche i Comuni membri della Comunità del Parco, e il Comune di Pisa in primis, risultano latitanti, preoccupati sempre di erodere qualche metro quadro di superficie di territorio tutelato, senza però contribuire alla formazione di una strategia territoriale condivisa, unico strumento possibile per garantire uno sviluppo positivo del Parco, migliorando la tutela delle aree naturalisticamente pregiate e ampliando l’area sottoposta a tutela.
Abbiamo già visto tutto questo all’opera con la redazione del Piano Integrato del Parco, con il progetto della realizzazione della nuova base militare, con la gestione delle varie criticità che stagionalmente emergono (natanti al Gombo, ippodromo, concessione di attività e immobili…): tutto gestito in maniera estemporanea, sulla base delle idee dei singoli e degli equilibri politici del momento.
Noi crediamo che si debba invece recuperare una visione strategica, e che a farlo debbano essere in primis le istituzioni aprendo un confronto con tutti quelli soggetti che in questi anni hanno animato e tutelato l’intero territorio del Parrco, dalle associazioni ambientaliste alla comunità scientifica.
La nomina di un Presidente non dovrebbe essere una mera valutazione di un nome, ma dovrebbe essere conseguente alla visione strategica: chi meglio la rappresenta, chi meglio garantisce di poterla attuare. Ridurre tutto questo alla scelta tra nomi e cordate politiche che questi nomi rappresentano è uno spettacolo avvilente che non vorremmo più vedere, e che non potrà che prolungare il declino che il Parco di San Rossore ha vissuto negli ultimi anni.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
