Nomine del Parco di San Rossore e gestione dell’Ente: basta con la lottizzazione e il disinvestimento. Serve una Ri-costituente dal basso

Qualche settimana fa abbiamo lanciato l’allarme sulla nomina del nuovo Presidente per il Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli: si parli delle scelte strategiche prima dei nomi. Stessa considerazione la riproponiamo per il rinnovo del Consiglio Direttivo e del Direttore, recentemente nominato ma solo per sette mesi.

Da allora il dibattito si è animato, ma purtroppo ancora leggiamo di consiglieri esclusi, della scelta interna per il nuovo direttore, dei candidati per la carica di presidente selezionati dalla Comunità del Parco. Siamo davanti a uno spettacolo indegno di lottizzazione tra Giani e i suoi fedelissimi — tra cui ritorna in auge anche l’ipotesi del Bani bis — e le parti della sua maggioranza di centrosinistra sulla pelle del Parco.

Ma ancora rimane sul piatto il grande mistero: questi nomi per fare cosa?

Quale direzione dovranno perseguire le persone che saranno selezionate a ricoprire questi incarichi così delicati?

Il Parco, è evidente a tutti, sta attraversando un periodo di estrema difficoltà: oltre alla consueta stretta tra interessi speculativi e produttivi, tra un’idea predatoria del territorio e la sempre più difficile conservazione ambientale, si sono aggiunte la carenza di finanziamenti e di personale e la mancanza di una strategia chiara. Sono problemi oggettivi, di cui la Regione Toscana in primis e chi ha guidato il Parco in questi anni portano la responsabilità, che rendono particolarmente complicato portare avanti la missione costitutiva dell’Ente, ovvero la conservazione dell’enorme patrimonio ambientale e immobiliare di pregio di cui è custode.

Questa situazione rende ancora più grave l’assenza di una strategia chiara, di una direzione, di un piano che dica cosa si vuole fare, di quali risorse si necessita e come si intende attuarlo. Si continua volutamente a non prendere posizione pubblica su un progetto chiaro, non ci si sbilancia per paura di inimicarsi questa o quella fazione di interessi.

Facciamo alcuni esempi.

Come si intende concludere la vicenda del nuovo Piano Integrato del Parco? Dopo una lunga gestazione, rocambolesche giravolte e passi indietro da gigante, il PIP giace volutamente in Consiglio regionale, nel silenzio più totale, in attesa di un’approvazione che appare ancora in alto mare. Eppure rappresenta un elemento centrale per definire il ruolo dell’istituzione e il rapporto con la comunità che lo vive.

Cosa si pensa del progetto della base militare portato avanti prima dal Governo Draghi e poi da quello Meloni, con il pieno appoggio e consenso della Regione Toscana, che, dopo un’iniziale posizione contraria alla collocazione a Coltano — avendo tenuto per un anno nel cassetto, nascosto, il progetto — ha visto l’Ente, Presidente in testa, proporre e promuovere la collocazione presso le ex strutture del CISAM, nel cuore dei boschi litoranei che dovrebbe proteggere?

Ma la lista è ancora lunga: cosa dobbiamo farne dell’enorme patrimonio immobiliare, in buona parte a rischio crollo? Quali risorse sono necessarie per poterne garantire una conservazione e una valorizzazione che consentano di inserirlo nel raggiungimento degli obiettivi statutari?

Come si immagina la strategia di fruizione per il futuro? Come si intende garantire l’equilibrio tra la conservazione di ecosistemi unici, o comunque rari, e la giusta missione di farli conoscere e di farne godere a più persone possibile? Cosa si pensa del vergognoso abuso che da anni vede usufruire della spiaggia del Gombo da chi possiede una barca, in sfregio ai regolamenti? Si pensa di andare avanti mettendo la testa sotto la sabbia o si vuole provare a risolvere il problema?

Che futuro immaginare per il patrimonio agrozootecnico, potenziale motore di innovazione nelle filiere locali di qualità o patata bollente di cui disfarsi?

Queste sono solo alcune delle domande che vorremmo rivolgere in primis alla Regione, alle Province e ai Comuni che fanno parte della Comunità del Parco, ma anche a tutte le organizzazioni di categoria, alle associazioni ambientaliste, ecc.

Ma risulta ormai evidente che a chi governa, tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, poco importa del destino di un Parco così prezioso proprio perché immerso in un’area fortemente antropizzata. A questo punto pensiamo che il compito di delineare queste linee strategiche, per provare a dare una direzione e a fissare dei paletti, debbano svolgerlo quei soggetti dal basso che quotidianamente vivono il Parco e ne capiscono profondamente l’importanza per il territorio e il ruolo che potrebbe esercitare. Una Ri-costituente dal basso del Parco è la proposta che avanziamo nel dibattito pubblico, a partire da un confronto pubblico sui nodi che abbiamo evidenziato e su cui nelle prossime settimane daremo una forma concreta.

Diritti in Comune:Una città in comune – Rifondazione Comunista

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