I dati raccolti dalla Caritas, così come la lucida analisi di Don Morelli, evidenziano drammaticamente quello che da anni sosteniamo: l’area pisana ha bisogno di investimenti strutturali sui servizi.
Oggi le persone che vivono in povertà strutturale sono sempre di più: mancano case accessibili, non si trovano sul mercato e le poche disponibili richiedono garanzie e solidità economica che il mercato del lavoro non offre.
Mancano poi i punti di riferimento. Lo smantellamento di SDS ha portato ancora più disgregazione nella rete territoriale dei servizi socio-assistenziali, aumentando le difficoltà di intervento. In questo contesto l’unica speranza e risorsa diventa inevitabilmente il terzo settore.
E meno male che oggi realtà come Caritas sopperiscono in parte a un vuoto indegno della politica, prendendosi però anche l’onere di ricordare alla politica il suo mandato costituzionale, ormai disatteso.
Noi lo abbiamo sottolineato anche nell’ultima discussione in consiglio comunale a Pisa.
Non vi aspettate applausi perché spendete oggi i 21 milioni di euro per cui non avete correttamente programmato la spesa l’anno scorso.
Non averlo fatto, infatti, non è certo cosa di poco conto. È trascorso un anno in piu senza quegli investimenti e quel tempo è un tempo di sofferenza per moltissime persone.
Non solo: ormai l’unica modalità di investimento sul sociale è quella dei bonus. Un sistema che alimenta una logica del bisogno e del ricatto da parte della politica, che chiede consensi per elargire briciole. Una politica che, a tutti i livelli, non si dimostra in grado, invece, di investire in maniera strutturale nei servizi.
Questo abbiamo chiesto noi, ancora una volta, nell’ultimo consiglio: che siano impiegate risorse per raggiungere il LEPS (livello essenziale prestazione) in relazione al numero di assistenti sociali per abitante. A Pisa siamo ben lontani e nei territori vicini, quelli dei comuni più piccoli, la situazione è ancora peggiore.
Un disservizio frutto delle scelte del leghismo all’ennesima potenza, che ha distrutto un sistema di gestione integrata dei servizi (sicuramente da riformare) per lasciare ogni comune da solo ad affrontare i propri problemi.
In un monento storico in cui le fragilità sono in constante e pauroso aumento, ciò sta creando disparità e disfunzioni, soprattutto se si finge di non vedere che le persone sul territorio pisano si muovono (per lavoro, per studio, per raggiungere i presidi sanitari) e che non ragionare in maniera integrata sui servizi è insensato e controproducente.
Si potrebbe fare diversamente e noi continueremo a combattere per questo, attraverso ogni atto portato dentro e fuori le istituzioni. Perchè crediamo che non basti una sola risposta: serve un inversione di tendenza, fatta di politiche complesse e di largo respiro, con una proiezione verso il futuro e un assunzione di responsabilità a tutti i livelli, compreso quello regionale.
Diritti in Comune: Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa
