Ancora un caso di intossicazione nei laboratori dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, situati nell’Edificio 200 del nuovo ospedale di Cisanello. Un episodio grave, reso pubblico grazie a una nuova denuncia di Unione Sindacale di Base (USB), che ha costretto una lavoratrice a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.
Si tratta del secondo episodio in pochi mesi: già lo scorso 19 dicembre alcuni lavoratori e lavoratrici erano stati costretti ad accedere al Pronto Soccorso a causa di sversamenti di sostanze tossiche.
Ci domandiamo come sia possibile che, a distanza di due mesi e nonostante le dichiarazioni rilasciate, non siano stati effettuati tutti gli interventi necessari per garantire condizioni di lavoro sicure.
Le criticità, peraltro, erano state segnalate ben prima dei due incidenti. I dipendenti avevano denunciato problemi legati alla sicurezza, alla carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) e a condizioni ambientali estremamente precarie all’interno dei laboratori. Segnalazioni che, tuttavia, non hanno portato a interventi risolutivi da parte degli organi competenti.
Le condizioni descritte — esposizione a sostanze tossiche, infiltrazioni d’acqua, inquinamento acustico e termico — risultano inaccettabili.
Va inoltre ricordato che la collocazione dei laboratori nei container dell’Edificio 200 era nata come soluzione provvisoria, ma con il tempo si è trasformata in una sistemazione stabile, evidenziando limiti strutturali e criticità sul piano della sicurezza.
Non è ammissibile che la Direzione dell’Azienda Ospedaliera e le istituzioni regionali non abbiano ancora risolto problemi strutturali così evidenti, venendo meno alla responsabilità di garantire ambienti di lavoro sicuri, adeguati e salubri e che rispettino i diritti e la sicurezza di chi ogni giorno è in prima linea per la salute collettiva.
La recente vendita di alcuni edifici all’INAIL, finalizzata a reperire liquidità per proseguire i lavori del nuovo ospedale, rappresenta il segnale di un’operazione che mostra sempre più i propri limiti. È necessario individuare con urgenza soluzioni concrete e priorità chiare per la ricollocazione dei servizi finora sacrificati.
Esprimiamo piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori che, nonostante le difficoltà, continuano a svolgere con dedizione il proprio lavoro, garantendo la diagnostica e dunque la tutela della salute dei pazienti. Da parte nostra, intraprenderemo anche in Consiglio comunale tutte le iniziative necessarie per sollecitare l’AOUP a intervenire su una situazione che non è più sostenibile.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
