Ordine del giorno: azioni per una incisiva campagna di boicottaggio contro lo stato di Israele

Vista la proposta di Consiglio n. 31 del 09/07/2026 recante “Convenzione ex art.15 della legge 7 agosto 1990, n.241 tra il Comune di Pisa, la Provincia di Pisa, l’Università di Pisa e l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Toscana per la realizzazione del progetto ‘PPP – Pisa Per la Pace’, finalizzato all’istituzione di n.2 borse di studio a favore di studenti palestinesi della città di Gerico (Cisgiordania), per l’accesso a percorsi di studio universitari presso l’Università di Pisa. Approvazione adesione del Comune di Pisa e autorizzazione alla sottoscrizione”.

Premesso che:

in esordio alla proposta di Consiglio sopra citata, si afferma che “nel mese di settembre 2025, in un contesto storico segnato dal peggioramento della situazione geopolitica dell’area mediorientale, il Comune di Pisa ha promosso il progetto ‘PPP – Pisa Per la Pace’, volto a rafforzare lo scambio culturale e a promuovere una riflessione sul tema della pace e dei diritti umani”;

tale peggioramento della situazione geopolitica nell’area mediorientale non è costituito da contese locali dalle quali gli stati europei sono estranei, ma è causato dalle politiche coloniali, belliciste e razziste dello Stato di Israele, che sta aprendo costantemente nuovi fronti di guerra in tutta l’area, violando costantemente il diritto internazionale, disattendendo ogni accordo di tregua e manifestandosi quindi come il soggetto geopolitico causa delle situazioni di conflitto nell’area;

questa costante nuova apertura di fronti di guerra si affianca da un lato ad un protrarsi delle politiche genocidiarie del governo di Israele, messe in atto dalle Israeli Defence Forces nella Striscia di Gaza attraverso la violazione quotidiana degli accordi e del diritto internazionale, fino all’ostentazione della violenza nel compiere crimini di guerra, e dall’altro ad un intensificarsi delle politiche colonialiste in Cisgiordania, con violenze e aggressioni alle comunità palestinesi con lo scopo di sradicarle dai loro territori e instaurare lì colonie israeliane sotto il beneplacito del governo di Israele;

tali politiche dello Stato di Israele sono realizzate con il pieno appoggio del governo statunitense e attraverso le complicità economiche e finanziarie di moltissime aziende israeliane e non, che concorrono non solo alla distruzione della vita palestinese nei territori occupati, ma che aiutano anche a costruire ciò che l’ha rimpiazzata: nuove colonie e insediamenti illegali serviti da tutti le infrastrutture necessarie, estrazione e commercio di materiali, energia e prodotti agricoli, come messo in luce dal report “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” della Relatrice Speciale ONU per i Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese;

Premesso inoltre che il Comune di Pisa è gemellato con la cittadina di Gerico in Cisgiordania dall’anno 2000.

Considerato che l’obiettivo del progetto “PPP – Pisa Per la Pace” di promuovere una riflessione sul tema della pace e dei diritti umani non può che sostanziarsi in azioni concrete che perseguano lo scopo di avvicinare la cessazione dei conflitti e che soprattutto contrastino in maniera attiva la violazione dei diritti umani.

Ritenuto che il Comune di Pisa, nell’attivare il progetto “PPP -Pisa Per la Pace”, si metterebbe in posizione ipocrita nei confronti della municipalità di Gerico e delle persone palestinesi che usufruiranno delle borse di studio realizzate con tale progetto se non prendesse posizione di fronte alle azioni gravissime azioni dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese tutto.

Tenuto inoltre conto che:

Il 19 luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha reso un parere sulle conseguenze giuridiche derivanti dalle politiche e prassi d’Israele nel Territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme est, riconoscendo che la costruzione e l’espansione delle colonie, la restrizioni alla libertà di movimento e le demolizioni di proprietà palestinesi nel Territorio palestinese occupato, la costruzione del Muro, le confische e requisizioni di terreni palestinesi, l’estensione della legislazione israeliana a Gerusalemme est e nelle colonie, l’adozione di leggi discriminatorie nei confronti della popolazione palestinese, lo sfruttamento delle risorse naturali e le deportazioni forzate non costituiscono solamente una violazione delle norme internazionali sull’occupazione, ma integrano anche una violazione grave del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, del divieto di acquisizione territoriale attraverso la minaccia e l’uso della forza e dell’art. 3 della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che vieta la segregazione razziale e l’apartheid. Tali prassi e politiche hanno reso illegale la presenza stessa, civile e militare, di Israele nel Territorio palestinese occupato. Ne discende, secondo la Corte, l’obbligo per Israele di porre fine alla sua presenza illegale nel Territorio palestinese, smantellando le colonie, smettendo di esercitare qualunque forma di controllo effettivo sul Territorio palestinese. Come chiarito dalla stessa Corte, l’accertamento della responsabilità israeliana per queste gravi violazioni comporta anche una serie di importanti conseguenze in capo agli Stati terzi. In base alle norme di diritto internazionale generale codificate negli articoli 41 e 42 del Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati elaborato dalla Commissione del diritto internazionale nel 2001, essi hanno infatti l’obbligo di non riconoscere come lecita la situazione derivante dalla presenza di Israele nel Territorio palestinese, e sono tenuti a non prestare aiuto o assistenza al mantenimento di tale situazione, cooperando per porre fine a tale situazione. La rilevanza di tali obblighi è stata ribadita anche dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione ES-10/24 del 18 settembre 2024;

l’accertamento dell’esistenza di un rischio imminente di genocidio effettuato dalla Corte Internazionale di Giustizia nell’ordinanza cautelare resa il 26 gennaio 2024, nell’ambito della controversia Sudafrica c. Israele, sollecita la responsabilità degli altri Stati parte della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio (fra cui l’Italia), sui quali grava l’obbligo di fare tutto quanto è in proprio potere per prevenire la commissione di un genocidio, o per porre fine a un genocidio in corso;

il report A/HRC/60/CRP.3 del 16 settembre 2025 redatto dalla Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta dell’ONU sui Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est, e Israele, sancisce il fatto che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza, avendo le autorità israeliane e le forze armate israeliane commesso quattro dei cinque atti genocidiari definiti dalla Convenzione sulla Prevenzione e sulla Punizione del Crimine di Genocidio, e ribadisce poi il dovere di Israele e di tutti gli Stati di soddisfare tutti gli obblighi che la legislazione internazionale impone perché il genocidio termini e i responsabili vengano puniti;

USA e UE perseguono nell’inazione rispetto al mettere in atto disinvestimenti nell’economia israeliana e boicottaggio della stessa, nonché nel sanzionare lo Stato d’Israele e nel bloccare ogni fornitura di armamento all’IDF, uniche misure che possono realmente impedire il proseguo del genocidio del popolo palestinese e la distruzione totale della città di Gaza, come sostenuto dal movimento BDS (“Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni”) e dalla Relatrice Speciale dell’ONU per i Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, e tale inazione è applicata anche dal governo italiano;

la risoluzione adottata dal Parlamento Europeo l’11 settembre 20025 è assolutamente parziale e non incide profondamente, pur evidenziando per gli Stati membri una direzione da seguire nel depotenziamento dello Stato di Israele anche mediante l’interruzione di tutti gli accordi commerciali.

Ritenuto quindi che è obbligo del Comune di Pisa fondato sul diritto umanitario e coerente con gli obiettivi del progetto “PPP – Pisa Per la Palestina” impedire in ogni forma un sostegno allo stato di Israele e, dunque e maggiormente, evitare di concludere nuovi accordi con aziende a principale conduzione e finanziamento israeliano o portare loro qualsiasi vantaggio economico, nonché rescindere quelli già in essere.

Considerato che:

Teva Pharmaceutical Industries Ltd è una multinazionale israeliana tra le venti maggiori aziende farmaceutiche mondiali, leader nella produzione di farmaci equivalenti, oltre che di una vasta gamma di farmaci originali;

Teva ha ricevuto nel 2017 una lettera di avvertimento dall’ONU per aver operato all’interno delle colonie illegali in Palestina;

Teva beneficia del blocco che Israele impone all’ingresso di farmaci nei Territori Palestinesi, così come degli ostacoli che Israele ha sempre creato alla nascita di un’industria farmaceutica palestinese, ottenendo quindi un monopolio pressoché totale sui farmaci in territorio palestinese, che vengono venduti agli stessi prezzi fissati in Israele, proibitivi per la popolazione palestinese;

Teva offre costante sostegno alle forze dell’esercito israeliano, mentre non ha attuato alcun atto in sostegno alla drammatica situazione medico-sanitaria della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza;

movimenti come il movimento BDS e la rete dei Sanitari per Gaza, il mondo dell’associazionismo e tante e tanti cittadine e cittadini da mesi chiedono di interrompere ogni rapporto tra Farmacie Comunali Pisa e le aziende farmaceutiche israeliane complici del genocidio del popolo palestinese come una delle azioni nonviolente che possono contribuire a forzare Israele a interrompere le sue azioni genocidiarie e a ripristinare la legalità internazionale;

la Giunta del Comune di Sesto Fiorentino ha deliberato l’interruzione di ogni rapporto tra l’azienda che gestisce le farmacie comunali di Sesto.

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta

a sottoscrivere un protocollo tra questa Amministrazione e Farmacie Comunali Pisa affinché quest’ultima interrompa ogni rapporto commerciale con Teva Pharmaceutical Industries Ltd, Teva Italia S.r.l. e tutti i loro marchi, inclusi Rathiopharm, Dorom e Cephalon e a non permettere la vendita di prodotti di questi marchi all’interno delle farmacie comunali di Pisa;

ad astenersi dal concludere e provvedere ad avviare la procedura per la sospensione di qualunque eventuale accordo internazionale tra il Comune di Pisa e lo Stato di Israele o intesa conclusa con enti territoriali interni ad Israele;

a sospendere tutte quelle attività promozionali, di scambio commerciale, culturale e sociale, delle attività di mero rilievo internazionale con lo Stato di Israele oggetto di richiamo per le sue condotte da parte della Corte Internazionale di Giustizia;

ad astenersi dal concludere e provvedere a sospendere qualunque eventuale accordo economico, commerciale, culturale e di ogni altra natura tra questa Amministrazione o le sue società partecipate da un lato e dall’altro aziende, istituzioni israeliane o aziende estere individuate dalla campagna “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” come attivamente coinvolte nel sostegno all’apartheid e occupazione della Palestina;

a chiedere a Regione Toscana di aderire alle campagne di boicottaggio delle aziende israeliane nell’ambito delle spese sanitarie dell’Ente.

Diritti in Comune: Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa

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