Tenuto conto che
l’articolo 3, comma 2 della Costituzione Italiana, che valorizza l’effettiva partecipazione di tutte e tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del paese come uno degli elementi qualificanti della vita democratica della Repubblica.
l’elezione di rappresentanti nelle istituzioni comunali non esaurisce la partecipazione locale, anche perché esclude coloro che, pur facendo parte della comunità, non hanno la cittadinanza o non risiedono nel Comune;
la partecipazione locale consiste nella facoltà degli abitanti di intervenire direttamente nello spazio pubblico, denunciando problemi, avanzando soluzioni, costruendo alternative, condividendo responsabilità, promuovendo discussioni aperte su quali siano i bisogni della collettività, i beni comuni da curare, i diritti fondamentali da garantire, le diseguaglianze e le ingiustizie da correggere;
la partecipazione locale non deve essere l’eccezione ma la regola, diventando il metodo fondamentale di tutta l’azione di governo della città, a partire dagli atti di natura economico-finanziaria e urbanistica;
le istituzioni comunali devono promuovere la reale partecipazione degli abitanti delle proprie comunità alle scelte collettive, soprattutto in una fase storica di preoccupante astensionismo elettorale come quella attuale;
una reale partecipazione degli abitanti alle scelte collettive costituisce, per le istituzioni locali e per la democrazia, una risorsa essenziale perché aumenta la trasparenza dell’operato pubblico, permette alla cittadinanza di elaborare i propri bisogni e le proprie istanze di vivibilità nel confronto collettivo, favorisce la giustizia sociale, ambientale e territoriale, aumenta l’efficacia delle politiche pubbliche, previene l’insorgere di conflitti legati alle scelte del decisore pubblico, accresce il senso di appartenenza e di co-responsabilità.
il Consiglio Comunale ha approvato nel marzo 2023 un apposito Regolamento relativo alla partecipazione che prevedeva l’istituzione degli organismi di partecipazione nei 120 giorni successivi dall’insediamento del consiglio stesso;
che il Regolamento stesso è stato approvato senza alcun percorso partecipativo e, infatti, prevede l’istituzione unicamente di quattro consigli di partecipazione con zone molto estese tra loro e con una formazione della composizione che è nominativa e non elettiva;
che, riguardo ai tempi di insediamento di questi organismi, si è in violazione anche a quanto previsto dal suddetto Regolamento poiché lo stesso prevede all’articolo 2 comma 1) lettera b) che la nomina dei componenti, nominati dal Consiglio comunale, avvenga entro 120 giorni dall’insediamento del consiglio stesso. Tenuto conto che si è già oltre la metà della consiliatura per cui è evidente che questi organismi come previsti da questo Regolamento non potranno essere attivati.
Considerato che
l’abolizione delle Circoscrizioni e dei Consigli circoscrizionali direttamente eletti nei Comuni sotto i 100.000 abitanti, come Pisa, decisa con la Legge finanziaria del 24 dicembre 2007, n. 244, ha leso gravemente il diritto alla partecipazione locale e privato gli abitanti, soprattutto quelli dei quartieri periferici, di un importante strumento per far sentire la propria voce e contribuire a migliorare le condizioni materiali della propria comunità;
l’istituzione di nuovi organismi partecipativi, che prendano il posto delle abolite circoscrizioni, deve avvenire nel rispetto dei principi democratici di trasparenza, rappresentanza ed elezione e che è evidente come detti principi non siano rispettati dal suddetto regolamento;
le decisioni assunte da tali organismi partecipativi devono poter incidere sulle deliberazioni del Consiglio Comunale e della Giunta, affinché l’impegno della cittadinanza al loro interno non sia vissuto come vano.
la legge regionale 46 del 2013 relativa a “Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali” mira a rendere la partecipazione una forma ordinaria di amministrazione e governo, in tutti i settori e livelli amministrativi, per rafforzare il ruolo dei cittadini e migliorare l’elaborazione delle politiche pubbliche.
Preso atto
della evidente inapplicabilità del suddetto Regolamento per palesi carenze all’interno dello stesso in particolare all’articolo 3 e della necessità di una profonda revisione dello stesso al fine di attivare realmente degli organismi di partecipazione all’interno della nostra città secondo modalità e criteri in grado di rispecchiare le necessità e le volontà degli abitanti di Pisa;
Tutto ciò, considerato e ritenuto
Il Consiglio comunale
si impegna ad attivare da subito un percorso per la revisione integrale del Regolamento e tal fine dà mandato ai competenti uffici comunali di organizzare, anche attraverso gli strumenti forniti dalla summenzionata legge regionale e stanziando ove necessario gli appositi finanziamenti, un ciclo di assemblee pubbliche nei diversi quartieri della città allo scopo di individuare, insieme alla cittadinanza e nel rispetto delle norme nazionali e regionali applicabili:
– criteri per la suddivisione del territorio comunale in zone ottimali su cui istituire un Consiglio di quartiere, con l’obiettivo di garantire la massima prossimità, accessibilità e partecipazione possibili da parte degli abitanti, tenendo adeguatamente conto della conformazione urbanistica, della storia e dell’identità dei diversi territori;
– criteri per l’individuazione di un congruo numero di consiglieri di quartiere per ciascun territorio, con l’obiettivo di garantire un’adeguata proporzione tra la popolazione e il numero dei rappresentanti eletti;
– regole per l’elettorato attivo e passivo e per l’elezione dei Consiglieri di quartiere;
– regole per l’indizione, da parte dei Consigli di quartiere, di periodiche Assemblee di quartiere aperte a tutte e tutti coloro che abitano nel territorio;
– principi base di funzionamento dei Consigli di quartiere e delle Assemblee di quartiere, con particolare attenzione all’ordine dei lavori, ai poteri degli organismi e alle modalità con cui il Consiglio Comunale e la Giunta sono chiamate a tenere conto delle loro indicazioni nei propri atti;
– principi base per l’avvio di un bilancio partecipativo, con un ruolo attivo dei Consigli e delle Assemblee di quartiere. Allo scopo di favorire la massima partecipazione al suddetto ciclo di assemblee pubbliche, il Consiglio Comunale dà altresì mandato ai competenti uffici comunali di promuovere una capillare campagna di informazione presso la cittadinanza, rispetto ai temi e agli obiettivi delle assemblee.
Francesco Auletta – Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
