Nella giornata di oggi, 19 giugno, si svolgerà la Conferenza dei Servizi per dare il via libera alla realizzazione di un impianto di ossicombustione a Peccioli.
Vogliamo ribadire non solo la nostra contrarietà a questa scelta ma riteniamo che occorra un’ azione forte di tutti i Comuni soci di Retiambiente nei confronti dei vertici della società e della Regione per il ritiro di questo progetto.
Dopo anche il disastro rappresentato dall’incendio della Delca a Vicopisano, su cui torniamo a chiedere chiarezza sia sui possibili inquinamenti sian sulle cause e le responsabilità, abbiamo dovuto assistere in questi giorni persino ad un utilizzo strumentale di questo evento per continuare, ed anzi accelerare, sulle stesse scelte politiche sbagliate di questi anni, propagandandole come la soluzione, e a portarle avanti sono gli stessi responsabili dei fallimenti che sono sotto gli occhi di tutta la cittadinanza.
Ci riferiamo alle dichiarazioni del presidente di Retiambiente, Fortini, che ha provato a cogliere la palla al balzo, senza alcun pudore, per rilanciare e sollecitare in vista della riunione del 19 il via libera di questo nuovo impianto a Peccioli.
Il territorio della Valdera e la provincia di Pisa in generale scontano da decenni una pressione ambientale insostenibile, concentrando diverse attività industriali in luoghi densamente popolati e una quota sproporzionata – oltre il 50% – degli impianti di trattamento e smaltimento dell’intera Toscana, trasformando di fatto l’area in una diffusa “pattumiera industriale” con notevoli rischi per la salute dei cittadini e pregiudizio per l’ambiente.
In questa situazione, in Toscana continuano invece a essere proposti impianti travestiti da recupero energetico e basati sulla combustione dei rifiuti, come l’impianto di ossicombustione di Peccioli, rendendo ancora più urgente un cambio di strategia a livello regionale sulle politiche di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti.
Già da tempo tante sono state le voci contrarie a questo impianto e che hanno avanzato puntualmente tutta una serie di rilievi sui profili anche economici e societari di questa operazione che la Regione Toscana guidata dal centro-sinistra, il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni e il presidente di Retiambiente vogliono ad ogni costo con continue forzature.
Riteniamo che questa previsione vada cancellata così come la prospettiva della partecipazione di Retiambiente nella Società Novatosc srl per il 34% (la società che realizzerà e gestirà l’impianto), al momento partecipata all’85% dalla Società Belevedere spa e al 15% dalla Società OXOco., licenziataria esclusiva, a livello mondiale e per il settore dei rifiuti, della tecnologia Isotherm PWR Flameless Oxycombustion.
In più occasioni in questi ultimi anni il Cda di Retiambiente ha provato a forzare per l’approvazione da parte dei comuni dell’ingresso nella società, cosa che ad oggi non è avvenuta perché sono fortissime le criticità di questa operazione su cui numerosi enti locali hanno ripetutamente chiesto chiarimenti.
Da parte nostra ci siamo sempre opposti con coerenza a questa ipotesi. Si tratta di una tecnologia nuova, sperimentata solo in Puglia, dove è attivo un impianto molto più piccolo di quello previsto per Peccioli, della quale non è possibile prevedere gli impatti in termini di inquinamento ambientale e di salute della popolazione.
L’impianto avrebbe un costo complessivo di circa 125.000.000 di euro: è inevitabile che gli elevati costi dell’impianto abbiano conseguenze sul bilancio dei comuni di RetiAmbiente e sull’aumento della TARI, che già in Toscana, e soprattutto a Pisa, è molto alta.
Per risolvere alla radice il problema della sovrapproduzione dei rifiuti e del loro impatto sul territorio occorre, invece, ridurne alla fonte la produzione e cooperare tra territori affinché il trattamento dei rifiuti ricada in modo equilibrato sulle diverse aree della Toscana.
E’ necessario intervenire a tutti i livelli, da quello comunale a quello regionale e nazionale, con politiche volte alla riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte (Rifiuti Zero), nel rispetto del principio europeo “chi inquina paga” e della responsabilità estesa del produttore (EPR). Servono maggiori controlli e che la Regione Toscana garantisca ad ARPAT adeguate risorse economiche, umane e strumentali per l’espletamento di tutte le attività istituzionali di tutela e prevenzione ambientale in Toscana.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
