“Non abbiamo alternative”. Con queste parole il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani rivendica, a nome della maggioranza che governa, il via libera della Giunta regionale all’ossicombustore di Peccioli. Una versione toscana del celebre There is no alternative di Margaret Thatcher, che l’esponente del PD ricorda pienamente anche nel metodo con cui si prendono le decisioni.
Una posizione per noi inaccettabile, in quanto è una scelta politica che risponde a ben precisi interessi che, purtroppo, ancora una volta non sono quelli della tutela ambientale e dei territori. Non è un caso che associazioni ambientaliste, comitati e movimenti abbiano in questi anni avanzato puntuali critiche a questo progetto, indicando un’altra strada, che sono state del tutto ignorate da chi governa la Toscana, alla faccia della partecipazione e dell’ascolto della cittadinanza di cui tanto il centrosinistra si riempie la bocca.
Infatti, la verità è che le alternative esistono, ma la Regione Toscana, in questi anni, ha scelto di non intraprenderle.
Da mesi insistiamo sulla strategia “rifiuti zero”, tanto denigrata dal sindaco Macelloni, e sulla necessità di una politica capace di ridurre progressivamente il residuo: riduzione a monte della produzione di rifiuti, responsabilità estesa dei produttori, riuso, raccolta di qualità, riciclo e recupero di materia.
Servono politiche pubbliche capaci di intervenire a monte sui meccanismi della produzione e del consumo, sottraendo progressivamente i rifiuti alla logica per cui più se ne producono e più cresce il business del loro trattamento.
L’“inevitabile e storica” scelta rivendicata anche sulla stampa dal PD e dal presidente Giani asseconda invece proprio quegli interessi economici che sono alla base di questo progetto da decine e decine di milioni di euro.
Tra l’altro, bisogna anche prendere atto che il voto di ieri certifica un altro dato politico difficilmente aggirabile: le forze che si collocano alla sinistra del PD risultano a dir poco ininfluenti sulle scelte strategiche della maggioranza regionale guidata dal PD. Abbiamo assistito, infatti, a un doppio salto mortale carpiato da parte dell’assessore all’Ambiente del Movimento 5 Stelle David Barontini, che per giorni si è detto contrario al progetto e poi ha votato a favore. Una scelta non “tecnica” ma di potere, che mina qualsiasi forma di credibilità e coerenza e che garantisce così l’avanzamento dell’iter del progetto. AVS si distingue dal Movimento 5 Stelle con un voto contrario, non aprendo però volutamente alcuna discussione o criticità nella maggioranza, ma chiedendo “alla Giunta di promuovere un’ulteriore riflessione”: in altre parole, tutto procederà senza disturbare troppo.
Ma, al di là delle singole interpretazioni, il risultato politico è difficilmente equivocabile: il PD, con in testa Giani e Macelloni, voleva il via libera all’ossicombustore e il via libera è arrivato su una scelta destinata a condizionare per decenni la politica regionale dei rifiuti. Il fatidico “condizionamento da sinistra”, tanto discusso nel campo largo, mostra ancora una volta il suo volto e, da qui a breve, la storia si ripeterà anche sulla nuova pista di Peretola, su cui la Regione avanza a testa bassa insieme con il Governo.
Preoccupano, inoltre, le parole utilizzate da Giani per descrivere l’ossicombustore. Il presidente è arrivato a sostenere che l’impianto «non prevede emissioni nell’atmosfera». Eppure si prevede, da parte della stessa Regione, un sistema di controllo sulle emissioni, quindi ci chiediamo: se l’impianto non prevede emissioni in atmosfera, perché gli stessi atti tecnici regionali prevedono di misurarle e monitorarle?
Anche sulla tecnologia utilizzata gli atti suggeriscono maggiore prudenza, come sottolinea l’ARPAT, che ha evidenziato il carattere significativamente innovativo del processo e, rispetto alle cosiddette perle vetrose, ha parlato di un materiale nuovo, ponendo limiti al suo utilizzo e indicando la necessità di ulteriori verifiche.
Per questi motivi è inaccettabile trasformare un procedimento complesso e sottoposto a prescrizioni in una favola tecnologica nella quale i rifiuti semplicemente scompaiono senza conseguenze.
E ancora una volta è la Valdera a essere chiamata a sopportare una parte decisiva delle conseguenze della politica regionale dei rifiuti. Non accettiamo che Peccioli e la provincia di Pisa diventino la risposta automatica all’incapacità della Toscana di costruire un modello diverso.
Le alternative esistono. Esiste un’alternativa all’ossicombustore, esiste un’alternativa a una politica fondata sulla produzione continua di rifiuti da trattare e, soprattutto, esiste sempre un’alternativa quando la politica decide di tornare a scegliere.
Per questo continueremo a batterci perché il progetto venga fermato e perché la revisione della pianificazione regionale dei rifiuti parta dalla riduzione, dal riuso e dal recupero di materia. Da parte nostra porteremo una mozione in Consiglio comunale contro questa delibera della Giunta regionale e parteciperemo all’assemblea regionale di sabato a Pontedera per sostenere il rilancio della mobilitazione.
Diritti in Comune: Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa
