Si è svolta oggi, a oltre un anno e mezzo dalla nostra richiesta, l’audizione del presidente di Retiambiente, Aldo Iacomelli, nella Quarta Commissione consiliare permanente. Al centro della seduta i rapporti tra la società pubblica e NovaTosc, la società che dovrebbe realizzare l’ossicombustore di Peccioli, progetto al quale ci siamo opposti fin dall’inizio.
Il presidente ha ricordato che lo scorso giugno i Comuni soci hanno deciso di non far entrare Retiambiente nella compagine societaria di NovaTosc. Ha tuttavia definito questa come la situazione esistente «allo stato», senza chiarire se la decisione debba considerarsi definitiva oppure se il nuovo Consiglio di amministrazione ritenga possibile riproporre in futuro l’acquisizione del 34% di NovaTosc, eventualmente dopo l’aggiornamento del Piano d’ambito o l’avvio della costruzione dell’impianto.
Le nostre preoccupazioni, quindi, non risultano affatto superate. Da un lato, l’assemblea dei soci ha approvato un Piano industriale che considera l’ossicombustore funzionale alla chiusura del ciclo; dall’altro, come è emerso chiaramente in Commissione, resta aperta la possibilità di riaprire in un secondo momento la partita dell’ingresso nella società. Il presidente non ha chiarito quale sarà, al riguardo, l’indirizzo del nuovo CdA da lui presieduto.
Iacomelli ha inoltre evidenziato che, secondo il PAUR, saranno necessari 56 mesi per costruire l’impianto e che Retiambiente dovrà quindi predisporre un piano di transizione. Ha indicato in circa 220.000 tonnellate l’attuale produzione annuale di rifiuto indifferenziato nell’ATO Toscana Costa e in 75–80.000 tonnellate la quantità massima che potrà essere conferita in discarica nel 2035.
Prendendo come riferimento gli attuali livelli di produzione, rimarrebbero quindi circa 140.000 tonnellate per le quali definire una destinazione. Anche su questo non è stata fatta chiarezza. Occorre capire quale riduzione del rifiuto indifferenziato venga concretamente prevista, se quei quantitativi costituiscano già il presupposto per un futuro rapporto con NovaTosc e se il trattamento meccanico-biologico annunciato servirà anche a preparare rifiuti da conferire all’ossicombustore.
L’attuale mancata partecipazione azionaria a NovaTosc, infatti, non esclude che Retiambiente possa assumere un ruolo decisivo nella sostenibilità economica dell’impianto attraverso contratti pluriennali, quantitativi minimi garantiti o altri accordi di conferimento. Sarebbe una forma diversa di coinvolgimento, ma potenzialmente altrettanto rilevante per i Comuni e per la TARI pagata dai cittadini.
Per questo abbiamo chiesto, senza ricevere una risposta precisa, se siano già in corso studi, interlocuzioni o ipotesi contrattuali relative ai quantitativi, alla durata, alle tariffe e alle eventuali garanzie sui conferimenti. Se questi elementi non sono ancora stati studiati, resta da spiegare su quali valutazioni tecniche ed economiche l’impianto sia stato considerato strategico per la chiusura del ciclo.
Esiste poi un problema nella stessa successione degli atti di pianificazione. Il presidente ha ricordato che prima il regolatore dovrebbe aggiornare il Piano d’ambito e successivamente il gestore dovrebbe sviluppare il proprio assetto industriale. Ma il Piano industriale di Retiambiente è già stato approvato il 29 giugno, mentre il Piano d’ambito è fermo al 2019 e dovrà ora essere profondamente aggiornato. Dovrà quindi essere chiarito se e in quale misura il Piano industriale verrà riesaminato alla luce delle nuove decisioni dell’ATO.
Non è possibile richiamare, come ha fatto il presidente di Retiambiente, la necessità di ridurre i rifiuti alla fonte, migliorare la qualità della raccolta differenziata e recuperare quanta più materia possibile, mantenendo contemporaneamente l’ossicombustore come elemento strategico del sistema.
Siamo di fronte a una contraddizione insanabile: come può una politica orientata alla progressiva riduzione dei rifiuti convivere con un impianto da circa 130 milioni di euro che, per essere economicamente sostenibile, avrà bisogno per molti anni di un flusso elevato e costante di materiali?
Il rischio è che le esigenze economiche dell’impianto finiscano per condizionare le politiche pubbliche di prevenzione, riuso e riciclo oppure determinino in futuro il ricorso a rifiuti speciali e a conferimenti provenienti da altri territori.
Ribadiamo la nostra totale contrarietà al progetto e la necessità che venga stralciato dalla pianificazione regionale. La decisione di non entrare in NovaTosc non può trasformarsi in una semplice sospensione, in attesa che l’impianto venga costruito.
Servono trasparenza, scenari quantitativi verificabili e un nuovo passaggio nei Consigli comunali prima dell’assunzione di qualsiasi impegno economico o contrattuale capace di vincolare per decenni Retiambiente, i Comuni soci e le comunità dell’ATO Costa.
Per questo chiederemo al sindaco Conti di intervenire in Commissione. Continueremo, dentro e fuori il Consiglio comunale, una battaglia fondamentale che riguarda non soltanto Pisa e la Valdera, ma il futuro delle politiche ambientali e della gestione dei rifiuti in tutta la Toscana.
Diritti in Comune: Una città in comune- Rifondazione Comunista Pisa
