Scade il 7 luglio il disastroso mandato di Lorenzo Bani alla guida dell’Ente Parco e sembra sempre più profilarsi la conferma dello stesso presidente uscente da parte di Eugenio Giani. Il trionfo della lottizzazione diretta dal Presidente della Regione per blindare un suo “fedelissimo” conferma le perverse logiche spartitorie tutte interne al campo largo. Anche le dichiarazioni di esponenti regionali di AVS e del Movimento 5 Stelle a tutela del parco e di un modello diverso di governo dell’Ente sono solo proforma e prive di qualsiasi sostanza.
Le dichiarazioni recentemente rilasciate da Lorenzo Bani sul Gombo sono la conferma plastica del fallimento di questa gestione e anticipano il tenore del suo secondo mandato. Di fronte allo scempio delle barche private a ridosso della spiaggia protetta, il Presidente si esibisce nel festival dello scaricabarile istituzionale: trincerarsi dietro la linea della battigia per lavarsene le mani e invocare la “via del dialogo” con chi viola le regole della riserva è l’ennesima ammissione di impotenza. Così come la retromarcia sul concerto del 10 luglio, spostato in fretta e furia alla “buca del mare” solo dopo le proteste, dimostra l’assenza totale di una visione che non sia quella di usare il Parco come location per eventi. Bani ammette persino di avere solo 10 guardie per 15 km di costa, ma dimentica che della carenza di organico e finanziamenti il responsabile politico è proprio lui, insieme alla Regione.
È ormai evidente che il Parco stia attraversando un periodo di estrema difficoltà. Alla consueta stretta tra interessi speculativi e la conservazione ambientale, si sono aggiunte la carenza di finanziamenti e di personale unita alla totale mancanza di una strategia chiara. Di questi problemi oggettivi, la Regione Toscana e il presidente uscente Lorenzo Bani portano la piena responsabilità politica. Anni di questa gestione rendono particolarmente complicato portare avanti la missione costitutiva dell’Ente: conservare l’enorme patrimonio ambientale e immobiliare di pregio di cui il Parco è custode.
Questa situazione rende ancora più inaccettabile la conferma dei vertici dirigenziali a fronte dell’assenza di una direzione e di un piano che dica cosa si vuole fare, di quali risorse l’Ente abbia bisogno e come intenda attuare eventuali strategie. Facciamo alcuni esempi.
Come si intende concludere la vicenda del nuovo Piano Integrato del Parco? Dopo una lunga gestazione, rocambolesche giravolte e passi indietro da gigante, il PIP giace volutamente in Consiglio regionale, nel silenzio più totale, in attesa di un’approvazione che appare ancora in alto mare. Eppure rappresenta un elemento centrale per definire il ruolo dell’istituzione e il rapporto con la comunità che lo vive.
Cosa si pensa del progetto della base militare? Dopo aver tenuto per un anno nascosto nel cassetto il progetto — con la complicità degli altri enti locali —, il Presidente, vista la contrarietà della popolazione nell’area di Coltano, è stato il primo a proporre e a promuovere la collocazione presso le ex strutture del CISAM, nel cuore dei boschi litoranei e della Selva Toscana che anche l’UNESCO ci chiede di proteggere. Proprio per il ruolo ricoperto da Bani sulla vicenda della base ne abbiamo chiesto le dimissioni, insieme al Movimento No Base e a decine di associazioni. Come non ricordare che lo stesso Bani ad oggi continua a tenere la cittadinanza all’oscuro dei nuovi progetti militari dentro i confini naturali a lui affidati.
Quale opposizione sarà fatta alla Darsena Europa a tutela delle Secche della Meloria? L’Ente Parco è rimasto a guardare mentre la Regione Toscana portava avanti il faraonico ampliamento portuale di Livorno. Un’opera dal devastante impatto ambientale, i cui scavi e fanghi minacciano direttamente l’ecosistema dell’Area Marina Protetta della Meloria, che è gestita e dovrebbe essere difesa proprio dal Parco.
Quale controllo si sta esercitando sul Canale dei Navicelli e sui progetti della Port Authority? I vertici del Parco hanno rinunciato a fare da barriera contro la destra leghista che guida la Port Authority. L’Ente ha preferito il silenzio anziché contrastare i progetti di infrastrutturazione pesante legati allo sviluppo industriale e alla cantieristica, permettendo che gli interessi della grande logistica (compresa quella militare, come il progetto Tombolo Dock e del ponte girevole) aggirassero nei fatti i vincoli e le tutele dell’area protetta.
Come si intende gestire la fauna selvatica fuori dalle logiche dell’emergenza e della propaganda? La gestione del “caso lupo” ha dimostrato la totale assenza di una strategia scientifica e di lungo periodo da parte dei vertici del Parco. Davanti a un tema complesso che richiedeva monitoraggi seri, informazione corretta e prevenzione, la governance ha preferito rincorrere l’allarmismo mediatico con interventi estemporanei, rinunciando al ruolo di guida scientifica che dovrebbe competere a un’area protetta.
Serve un cambio di rotta che chi governa la Regione non ha alcuna intenzione di avviare con questa conferma. Restano aperte altre questioni fondamentali che poniamo da tempo:
– Il patrimonio immobiliare: Cosa farne dell’enorme patrimonio immobiliare, in buona parte a rischio crollo? Quali risorse sono necessarie per poterne garantire una conservazione e una valorizzazione che consentano di inserirlo nel raggiungimento degli obiettivi statutari?
– La strategia di fruizione: Come si immagina la fruizione per il futuro? Come si intende garantire l’equilibrio tra la conservazione di ecosistemi unici, o comunque rari, e la giusta missione di farli conoscere e di farne godere a più persone possibile?
– Il patrimonio agrozootecnico: Che futuro immaginare per questo settore, potenziale motore di innovazione nelle filiere locali di qualità o patata bollente di cui disfarsi?
Risulta ormai evidente che a chi governa, tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, poco importa del destino di un Parco così prezioso proprio perché immerso in un’area fortemente antropizzata. Contestiamo con forza la decisione di Giani di confermare Bani.
Pensiamo che a questo punto il compito di delineare queste linee strategiche, per provare a dare una direzione e a fissare dei paletti, debba svolgerlo l’insieme di quei soggetti che dal basso quotidianamente vivono il Parco, ne capiscono profondamente l’importanza per il territorio e il ruolo che potrebbe esercitare.
Una Ri-costituente dal basso del Parco è la proposta che avanziamo nel dibattito pubblico, a partire da un confronto aperto sui nodi che abbiamo evidenziato e su cui nelle prossime settimane daremo una forma concreta.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
