Siamo state in piazza a Roma sabato 23 novembre per il corteo organizzato da Non una di Meno e parteciperemo oggi alle iniziative in città previste per il 25 novembre.
Ci saremo perché la rabbia delle donne è altissima, perché, nonostante l’enorme crescita dei movimenti delle donne ribelli e la disseminazione delle lotte contro il patriarcato, le donne debbono ancora urlare per farsi ascoltare.
L’insulto e il vilipendio fatto alla memoria di Giulia da uno dei nostri Ministri della Repubblica è purtroppo cosa già vista: i tanti come lui che mistificano la realtà e continuano a presentare l’uomo straniero come mostro violento, mettono in atto tentativi abietti e pianificati di vanificare quanto abbiamo a fatica costruito. E noi, come sempre, non ne abbiamo paura perché abbiamo ragione noi. Lo abbiamo visto anche a Pisa con i numeri della Casa della Donna che denuncia un aumento importante del numero di donne che si rivolgono agli sportelli disseminati nella provincia e che ci dice che, dei 340 maltrattanti rilevati nel 2023, il 75% è italiano e solo il 16% disoccupato e pure che solo il 3,5% è uno sconosciuto.
Le rilevazioni dello scorso anno presentate dalla Casa ci dicevano che nel 70% dei casi i maschi violenti sono “ insospettabili”: non sono quei maltrattanti che piacciono tanto al ministro spesso descritti manco Cesare Lombroso nell’800.
E’ questa un’operazione sporca degna del peggior patriarcato ed è un gioco voluto e ben amplificato: noi vogliamo rispondere con la rabbia, la rivolta e la presenza. Dobbiamo essere marea, orgogliose determinate e sempre vive.
“Disarmiamo il patriarcato “ questo urleremo nelle piazze, e ribadiremo che la guerra è la forma più estrema della violenza della società patriarcale e perché nella guerra non sono possibili lotte di liberazione delle donne. Lo urleremo pensando alle nostre sorelle a Gaza, perché lo vogliamo ricordare sempre: l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani (OHCHR), ci dice che il 70% delle morti accertate nei primi sei mesi dell’invasione israeliana a Gaza sono donne e bambini. Lo urleremo a partire dalle nostre pratiche quotidiane, opponendoci sempre alla militarizzazione dei territori e all’economia di guerra come abbiamo fatto il 15 novembre a Pisa.
